Un vuoto fonte di cultura politica
Luisa Muraro
6 Ottobre 2026
Ripubblichiamo il breve intervento di Luisa Muraro durante l’incontro del 22 dicembre 2004 a Ca’ Verde (S. Ambrogio di Valpolicella) per festeggiare i 25 anni di storia della Mag Mutua per l’Autogestione, fondata da Giambattista Rossi.
Io parto da un episodio che è stato qui ricordato, e che mi è piaciuto moltissimo, di quando Rossi va dal conte e gli dice: “Conte, o te me dè i campi o te bruso el castel”. Perché mi piace? Perché questa non è, come dire, una virulenza spontaneistica. Con le sue parole Rossi ha evocato una figura importantissima nella storia europea e cioè quella dei contadini in lotta. Tutta la storia europea è attraversata da lotte disperate e, purtroppo, perdenti di contadini i quali avevano questa forma di lotta e cioè andavano e bruciavano i castelli. Spesso nei castelli c’erano i titoli di proprietà che impedivano ai contadini di avere una vita decente, lavoravano tanto su quella terra che non era loro e dovevano sempre dare qualcosa al Conte di turno etc. Questo episodio mi ha ricordato due cose che si combinavano, che si possono e si devono sempre combinare nell’agire politico, cioè la radicalità, e insieme la capacità di non dimenticare le radici, il passato, la storia. Per andare dal conte e minacciarlo ci vogliono fermezza, convinzione e anche capacità di passare una certa misura, fino alla trasgressione di quelle che possono essere le norme di buon comportamento. Ma ci vuole anche il radicamento nella storia. Quest’uomo che aveva queste caratteristiche, questa bella personalità, questo protagonismo, sapeva passare sopra le esigenze di altri: ho capito che i figli sgattaiolavano via, andavano al cinema, erano ragazzini e bene hanno fatto a conquistarsi la propria autonomia… non è facile essere figli di grandi uomini. Ho sentito qui qualcuno che diceva: “Ci manca l’avvocato Rossi”. La caratteristica delle grandi personalità è che quando vengono meno ne sentiamo fortemente la mancanza. È una delle loro funzioni importanti positive, perché lasciano un vuoto, questo vuoto non va colmato cercando riempitivi e neanche secondo me istituendo leggende (non abbiamo più la cultura religiosa). Questo vuoto è fonte di cultura politica, l’unica risposta secondo me valida e preziosa al vuoto che lasciano le grandi personalità, è la cultura politica: l’ho sentito dalle parole di Gigi della Ottomarzo riprese da Teresa. Questo formarsi di una cultura politica dove noi ci muoviamo liberamente con le nostre invenzioni, le nostre idee, le nostre esigenze, non ci facciamo impigliare da una imitazione, è possibile laddove non c’è più la persona in carne ed ossa, ma noi creiamo un sapere che ha il valore supplementare di rifarsi a qualcuno che è alle origini. E qui vorrei aggiungere una seconda cosa e finisco: naturalmente sappiamo che le grandi personalità in un certo senso ci sono anche tra noi, vive. Le grandi personalità che ci sono tra noi, io lo notavo leggendo le storie in “Lavorare Esserci Raccontarlo”, danno vita a qualcosa. Per essere grandi non occorre essere citati nelle enciclopedie, si è grandi perché in contesti molto limitati e limitanti si ha l’invenzione, si fa una cosa nuova, significativa.
Le grandi personalità che sono tra noi, a noi tocca scoprirle, apprezzarle e in un certo senso fare un’operazione che oggi è indispensabile: non venerare le grandi personalità che ci sono tra noi, ma al contrario trasformare questa grandezza umana che è tra noi, che è della singola persona, in qualcosa che si riflette in noi, che circola in ciascuno di noi. La democrazia paritaria, “siamo tutti uguali” è noiosa. Tutti e tutte vogliamo brillare, vogliamo esserci, vogliamo contare. Allora le grandi personalità, e indubbiamente ce ne sono tra voi perché le ho incontrate, devono essere la fonte di qualcosa di prezioso, che risveglia il nostro personale protagonismo, la nostra singolarità in primissima persona e toglie al potere il monopolio di rendere grandi. Adesso sono solo le carriere e i soldi e il potere che danno grandezza. No! C’è un’altra grandezza e la vostra impresa cooperativa lo dimostra. C’è una grandezza umana che dà vita, tiene in vita le persone. Le persone appiattite nella parità si spengono, si demoralizzano. La vera cosa che tiene in vita è un fatto simbolico, è sentirsi protagonisti, e non nelle forme della competizione che hanno imbarbarito la nostra società. Il fatto che oggi diano grandezza solo i soldi o il potere sta minacciando gravemente la nostra società. Io vi parlo perché queste cose le ho praticate e le vivo e so che questo è una caratteristica della nostra società.
L’altra fonte di esistenza simbolica velenosa della nostra società è la televisione: voi sapete che siamo arrivati al fatto che c’è gente giovanissima che si fa regalare due minuti di comparsa in televisione. Voi avete un potenziale di ricchezza da far circolare in questo senso, cioè potete dare un significato diverso alla grandezza. Qualcuno di voi ha detto che sente il vuoto, la mancanza di Giambattista Rossi, e si è chiesto cosa possiamo fare adesso che non c’è più questo grande uomo. Ecco io credo che si tratti di guardare meglio intorno a sé e riconoscere tra voi la grandezza di chi sa operare in modo libero e creativo. Questa mi sembra che sia la risposta giusta.
(Luisa Muraro – replica, “AP Autogestione & politica prima”, dicembre 2004, p. 20.)