Un No più grande degli schieramenti
Laura Colombo
26 Marzo 2026
Che cos’è capitato il 22 e 23 marzo? Milioni di persone, molte delle quali giovani, sono andate alle urne e hanno detto “No” a una riforma della Giustizia che il governo presentava come necessaria. Il No ha vinto con quasi il 54%. L’affluenza è stata più alta di quanto si prevedesse.
A Radio Popolare, il giorno dopo, un giornalista chiedeva ai giovani se il loro No si potesse sovrapporre a un voto di sinistra. Loro hanno risposto di no, perché questo voto viene da un luogo che le mappe correnti della politica non riescono a intercettare. C’è più di quello che le categorie degli schieramenti ci fanno vedere, più di quello che si riesce a far stare dentro a un’alleanza o a un programma.
Che cosa c’è di più? Io direi: un senso della giustizia intesa come orientamento, come modo di riconoscere cosa vale e cosa non vale. E un legame quasi affettivo con la Costituzione, intesa come patto di convivenza ancora aperto, ancora una promessa.
I partiti dicono di aver capito. «Un popolo della Costituzione che non si sente nelle discussioni tattiche», ha detto il PD milanese. In questa frase si vede l’inghippo: le discussioni tattiche da una parte, le persone dall’altra. E allora si propongono punti condivisi, si annunciano luoghi di ascolto, si parla di coalizioni larghe. Le solite risposte a una domanda di politica che non cerca rappresentanza o delega ma chiama piuttosto il riconoscimento di una verità basica: quello che senti è reale, quello che desideri è politico, sei già dentro questo mondo e hai già voce. È la materia viva di cui la politica dovrebbe essere fatta e senza la quale ogni programma resta un vuoto elenco.
La forza dei movimenti (e ho in mente soprattutto quello delle donne) cresce finché si mantiene la forza del contagio, quella capacità di spingere donne e uomini a farsi protagoniste delle proprie vite, a sottrarsi alla complicità involontaria col dominio. Il No dei giovani ha questa forma. È una sottrazione dal cinismo, dall’indifferenza, dall’idea che le cose non possano andare altrimenti. Sta a chi fa politica capirlo, rinunciando al terreno degli schieramenti (le tattiche, le alleanze, i calcoli) per tornare al terreno dell’umano. Non so se ci riusciranno, so che vale la pena provarci.
(http://www.libreriadelledonne.it/, 26 marzo 2026)