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Leggo il Corriere della Sera da quarant’anni e ha ragione Giovanna Pezzuoli quando afferma che sui media, specialmente quelli italiani, c’è scarsa attenzione e comprensione della politica delle donne: ma non è tutto. Se alcuni affermano – come fa Saviano – che le manifestazioni del #metoo hanno un “sapore antico” è perché sono loro che hanno uno sguardo antico, come anche la giornalista dice alla fine della sua introduzione. Ma noi gli occhi nuovi per vedere ce li abbiamo e non possiamo non notare ciò che è cambiato.

Tanto per fare un esempio, quarant’anni fa un articolo come quello di Pierluigi Battista Uomini assenti sul caso Weinstein (6/10/2017) a proposito di Asia Argento nessuno lo avrebbe mai scritto sul Corriere; e lo stesso si può dire di altri interventi su questo giornale: come più recentemente Se le donne tornano in quota (21/11/2018) dove Marco Garzonio afferma, sia pur tra qualche ingenuità, che «non è questione di quote rosa, ma di cambio di mentalità: di rivoluzione culturale».

O ancora Paolo Lepri che nella sua rubrica Facce nuove («Il diario pubblico di Mahdia Hosseini», 4/1/2019) commenta le parole scritte da questa giovane donna afghana sul Migratory Birds, il giornale da lei fondato insieme a quindici ragazze del campo profughi di Schisto in Grecia.

Quello che trovo interessante è che non solo sta cambiando lo sguardo degli uomini – di alcuni uomini – sulle donne, ma sul loro essere maschi: negli anni precedenti non sono mancate iniziative in questo senso, come quella di Maschile plurale (www.maschileplurale.it) o interventi su giornali come Il Manifesto o riviste come Via Dogana – dove ha scritto per esempio Alberto Leiss – ma erano esperienze minoritarie che non conquistavano la grande stampa come oggi: segno che il senso comune sta cambiando.

E non solo sulle pagine dei quotidiani: ultimamente è uscito il romanzo di Francesco Piccolo “L’animale che mi porto dentro”, che ha provocato giudizi contrastanti sia fra gli uomini che fra le donne.

L’ho comprato subito e in prima pagina ho trovato due citazioni: la prima ci parla di ciò che l’ha spinto a scrivere:

«Un uomo non si metterebbe mai a scrivere un libro sulla situazione particolare di essere maschio». Simone de Beauvoir, Il secondo sesso.

La seconda ci dice a chi ha rubato il titolo:

«L’animale che mi porto dentro/ non mi fa vivere felice mai/ si prende tutto/ anche il caffè/ mi rende schiavo delle mie passioni», Franco Battiato, L’animale.

Il romanzo, scritto da Piccolo con leggerezza e la consueta ironia, ha un inizio scoppiettante e segue il protagonista durante la sua formazione nel branco dei maschi, cercando di capire come dal ragazzino che piange disperato per amore su una panchina sia venuto fuori l’energumeno che nel campo di basket prende a pugni l’avversario e gli sputa in faccia. Insomma come sia diventato stocazzo.

Penso che questo sia un romanzo coraggioso anche se parla più agli uomini che alle donne – noi certe cose le sappiamo già: ho trovato molto divertente il personaggio della moglie, che quando lui vuole parlare gli volta le spalle e comincia a occuparsi di un’altra cosa perché pensa che discutere con lui sia una perdita di tempo, costringendolo così ad inseguirla.

Del fatto che questo libro parli di più agli uomini, ho avuto una conferma giorni fa: ero al bar che ne discutevo con un’amica quando un avventore a me sconosciuto si è inserito nella conversazione e poi si è scritto il titolo su un tovagliolino con l’intenzione di comprarselo. L’ho incontrato qualche giorno dopo e lo stava già leggendo. Non mi era mai capitato.

Per concludere: non è vero che non c’è niente di nuovo sotto il sole, bisogna vederlo se vogliamo che uomini e donne imparino a parlarsi.