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Bergamo. Da una ventina di giorni lavoro da casa con quei pazienti che accettano di ricevere consulenza o psicoterapia a distanza. Tante cose, non immaginate prima, diventano reali e praticabili grazie alla tecnologia e alla rivoluzione in atto, come anche alle necessità contingenti fattesi irrinunciabili.

I vivi colpiti dal virus continuano a morire e c’è chi si sveglia in piena notte sentendo il brusio dei morti che passeggiano nelle strade della città deserte e dei paesi spopolati. Sono alcuni degli espropriati all’improvviso dei loro padri, di tanti amici, congiunti, vicini di casa, tanti loro cari. Sognano e senza saperlo, percepiscono l’invisibile che da svegli generalmente non possiamo intercettare. Nel mondo invisibile incontrano soprattutto i grandi padri, un esercito di uomini che ha lavorato instancabilmente tutta la vita per la fondazione di questo universo più che laborioso. In nome di cosa se non di un processo di sviluppo immaginato ciecamente, senza controindicazioni? Chissà cosa vogliono dirci i morti che trasparenti stanno girando quando si fa buio? Sperano forse di entrare nei nostri sogni per raccontarci verità impossibili da immaginare finché erano in vita? Chissà cosa stanno scoprendo dopo essere stati polverizzati nel grande incendio dei forni crematori?

Un po’ infantilmente, lo riconosco, con alcuni ci stiamo interrogando proprio sulla cremazione subita da chi non l’avrebbe mai scelta. Come insegnano in India, dove le salme bruciano per ore su pire altissime in riva al sacro fiume Gange, le anime non bruciano insieme ai corpi. Un rito sacro che risale alla notte dei tempi e tuttavia assai diverso da quello a cui assistiamo nelle ultime due settimane. Forse per ingenuità qualcuno ha bisogno che la Chiesa si pronunci e li rassicuri: le anime anche di questi morti si ricongiungeranno alla fine di tutto con il corpo splendente di luce, anche dopo la polverizzazione in un lampo. Vero?

Un’altra immagine surreale, ovviamente costruita, capace di emozionare, girava stamattina tra i vari messaggi, documenti, fotografie che vorticosamente condividiamo in questi giorni di fine del mondo – certo anche un po’ per farci compagnia. Comunque, questa mostrava una fila di vivi che ordinati accompagnavano la fila dei defunti in forma di sagome trasparenti. La processione funebre era collocata dall’autore a fianco dei camion militari che per la macabra occasione qui a Bergamo erano vestiti a lutto. Pensavo, noi nelle strade non possiamo scendere, ma i nostri cari sì, loro ormai sono liberi: simbolicamente si stanno aggirando, oltre che nelle nostre menti, nelle strade della nostra città e della sua laboriosa provincia. Certo, la morte non impedisce loro di presidiare in spirito il territorio dove in queste lunghissime settimane tutti stiamo patendo: tutti in cerca di spiegazioni, a leggere, indagare, ascoltare, mettendo in ipotesi cose prima mai neppure immaginate.

Ecco, tutto questo smarrimento non ci sta impedendo di godere il piacere della musica, dei canti, di scenette comiche, dell’esplosione di creatività collettiva, della raccolta di offerte per il volontariato, per gli ospedali, per la Protezione Civile. Eppure, la sera, in numero crescente, come già alcuni fanno, in tanti potremmo accendere lumini sui davanzali per fare compagnia ai nostri morti. Un gesto per testimoniare che, in qualsiasi modo siano stati trattati i loro poveri corpi, la loro essenza abita e abiterà in noi, e che continueremo a camminare in una direzione che non potrà più essere esattamente quella da loro praticata. Noi, certo, prenderemo esempio dalle loro testimonianze, ma per perseguire i cambiamenti che oggi si sono fatti irrinunciabili. Forse in spirito i nostri morti, questo vogliono venire a svelarci: il loro consenso prima neppure immaginabile?

Un esempio minuscolo, rispetto all’incredibile che si sta verificando: io stessa, fino a qualche anno fa, mai avrei immaginato di fare psicoterapia a distanza e non solo individuale, di gruppo! Eppure lo sto facendo. Soprattutto da quando, insieme ad altri, stiamo immaginando come migliorare o cambiare – magari radicalmente – approcci, teorie, strategie.

Oggi, con questa specie di fine del mondo, comprendiamo che il mondo che c’era, non ci sarà più. Dovremo rifondarlo, migliorandolo dalle logiche stringenti del profitto a qualunque costo.

La vita esige di più.