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La prima cosa che ho imparato all’Università è la seguente: filosofa non è colei che analizza gli eventi del mondo con uno sguardo filosofico traendone un sistema razionale e razionalizzante, ma colei che riesce a incarnare e a mettere in pratica il pensiero e il desiderio che la abita. Infatti, molti degli esami si basano sulla capacità di farsi attraversare da ciò che è materia di indagine e di trasformarlo in un sapere che non sia solo nozionistico ma anche pratico ed esperienziale. Così facendo ho avuto l’opportunità di imparare e assorbire tutto e, in un secondo momento, anche di comprendere quale modo di vivere mi è più affine e quale invece si scontra con il mio sentire e con la mia natura. Sono riuscita a mettere in atto questo processo in occasione dell’incontro di Via Dogana 3? Non lo so. Quello che so è che la mia ignoranza riguardo all’AI mi ha portata ad indagare il tema della tecnologia e dell’etica applicata. Per approcciarmi a questo argomento ho iniziato a leggere alcuni articoli contenuti nel numero 142 del trimestrale DWF interamente dedicato all’intelligenza artificiale. Mi ha colpito in particolare il punto di vista proposto nel testo intitolato “Dalla parte delle macchine”1 scritto da Ippolita, un gruppo di ricerca indipendente e transfemminista che si occupa di tecnopolitica e di filosofia della tecnologia. L’idea espressa nel pezzo mi ha portata a contattare il gruppo stesso per saperne di più. Mi è stato consigliato, dopo una lunga chiacchierata al telefono, di leggere il libro Macchine neurodivergenti. Relazioni postumane e algoritmi queer scritto da Ippolita e da Andrew Goodman, artista che si occupa di filosofia ed etica ecologica. Il loro lavoro propone un’alternativa, una possibilità nuova per ripensare le macchine. Le tecnologie possono essere considerate soggetti non organici con una vitalità altra. Le macchine sono soggiogate al sistema che le ha create così come noi le vediamo ora. Un sistema che si erge su un ordine simbolico che è coincidenza tra patriarcato e capitalismo. Invero, sono progettate per aderire a standard di efficienza produttiva perché devono poter essere sfruttate. Ma soprattutto rispondono a determinate gerarchie di potere: sono schiave di un’altra soggettività – quella umana – che le modella a sua immagine e somiglianza. Non possono fallire, non possono sbagliare, bensì devono essere performanti, autonome e neurotipiche. E, tutto sommato, non è quello che il capitalismo chiede anche a noi? Le macchine di quale soggettività sono la proiezione?2 Per me è interessante notare come, nonostante la libertà portata dal femminismo, l’ordine simbolico capitalista e maschile riesca a permeare gran parte della nostra vita.

Per il femminismo la libertà delle donne è stata – e continua ad essere – occasione di libertà per gli uomini e per molte altre soggettività. Le donne sono riuscite a decostruire il patriarcato, creando un simbolico altro, femminile, che è riuscito ad annichilire quello maschile dominante. Perché allora non possiamo opporci adesso, come allora era stato fatto verso il patriarcato, al capitalismo che costringe molte soggettività ad aderire alle sue logiche e lasciare nel privato quell’esistenza simbolica raggiunta attraverso generazioni di pratica politica femminista?

Dunque, per quanto mi riguarda, il pensiero vivente si configura come capacità di dare valore e di prendersi cura del mondo, della vita e del futuro – sia esso visibile alla nostra generazione o meno. E farlo è possibile attraverso pratiche che, nella storia delle donne, hanno permesso un cambiamento radicale. Rifiutarsi, sabotare, disobbedire, riprogrammare il già pensato con l’inatteso della differenza femminile. Affinché il mondo sia libero, affinché tutti tengano in conto che le scelte personali ricadono inevitabilmente nel politico. Quindi quello che propongo non è utopico e nemmeno impossibile. Scegliere di pensare e costruire ai margini del potere per lasciar agire il desiderio e creare così un simbolico imprevedibile.

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  1. DWF, Femministe col bot. Tecnologie e intelligenze artificiali, trimestrale 2, 2024 ↩︎
  2. DWF, Femministe col bot. Tecnologie e intelligenze artificiali, trimestrale 2, 2024. Dalla parte delle macchine, Ippolita, p.79 ↩︎