Redimere la propria genealogia materna
Luciana Tavernini
3 Aprile 2025
Per sentirti parte di una genealogia femminile che produca in te una trasformazione liberante occorre rendere dicibile innanzi tutto a te stessa il tuo amore fin da bambina per tua madre e il suo amore per te perché questa è l’esperienza fondante la felicità di una donna di stare al mondo. Per far questo sono importanti ma non sufficienti gli scritti di altre, che sempre ti parlano nel presente pure se elaborati da donne del passato, scritti che ti sono venuti incontro perché ne avevi bisogno anche quando te li hanno consigliati. E neppure le parole di altre che hai ascoltato in incontri pubblici, addirittura quando le loro parole e azioni illuminano aspetti della tua esperienza.
Infatti ultimamente come Comunità di storia vivente1, una ventina di donne da varie parti d’Italia e una dalla Spagna, abbiamo messo in atto una pratica di incontri mensili, necessariamente on line, in cui riflettiamo sul racconto di ciascuna, uno alla volta, elaborato in anni di confronto in presenza nella propria Comunità, e qui ho visto delinearsi la redenzione della genealogia carnale di ognuna attraverso la liberazione dell’amore per la propria madre.
Un amore che rifulge liberato dalle recriminazioni, dalla sofferenza, dal dubbio che non sia stato o non sia corrisposto, perché ciascuna per sé insieme alle altre individua i delitti contro il piacere femminile2, piacere di cui l’amore tra figlia e madre è la matrice. Delitti come le forme della sessualità maschile con le conseguenti, a volte numerose, gravidanze indesiderate; la sessualità oggettivante l’altra, anche da parte di donne; le modalità della cultura ecclesiastica di reprimere la spiritualità femminile e colpevolizzarne la libertà; la deportazione femminile dalla casa materna a quella del marito; la svalorizzazione del lavoro femminile, sia quello non retribuito in ambito familiare sia quello retribuito in altri ambiti; la molteplice chiusura di una donna in ruoli non definiti da lei; la ricerca dell’uguaglianza con gli uomini sia attraverso l’accecamento di fronte alla violenza ermeneutica della scuola e del sapere accademico sia attraverso l’inserimento femminile in lavori usuranti e violenti e/o in strutture maschili di potere come partiti e sindacati. Delitti la cui colpa smettiamo di far ricadere su nostra madre o su noi stesse.
Che cosa ha permesso la redenzione liberante del proprio amore per la madre e, a partire da lei, la redenzione della propria genealogia carnale femminile? Che cosa ha permesso di non fermarsi a riscattarne solo le vite attraverso la loro narrazione secondo le modalità della storia sociale?
L’incontro col femminismo che ha valorizzato l’essere quella singolare donna come portatrice di significati ancora da scoprire insieme ad altre vicine a te come animecorporee, usando la felice espressione di Antonietta Potente, altre che ti hanno dato e danno fiducia nella ricerca di parole per significare la tua esperienza, e così anche la loro, e l’invenzione di pratiche che ti permettano di continuare a tentare di dirla.
Se il tuo amore per tua madre e il suo per te resta indicibile questa cancellazione o snaturamento pesa sulla tua vita e ti blocca in un presente asfittico. Portare alla luce questo amore ti ricollega col tuo sentire originario e ti colloca in una genealogia infinita, il continuum materno. Una genealogia che ti aiuta ora ad aprirti all’amore per le figlie reali e per le donne più giovani, e di farlo trovando forme non sacrificali, né per te né per loro, in cui di volta in volta creare insieme il piacere della relazione.