Quando tutto produce senso
Vita Cosentino
13 Marzo 2025
I 50 anni della Libreria delle donne di Milano stanno diventando un’occasione da non perdere per riprendere in mano la sua/nostra storia. I quattro numeri di quest’anno della rivista on-line Via Dogana 3 si propongono di accompagnarla, per ritesserla insieme a tutte quelle e quelli che c’erano. Oppure che non c’erano, ma che hanno interesse a riconsiderare oggi le scoperte che, allora, hanno messo in moto il pensiero e hanno avviato pratiche politiche significative.
Ci sono testi particolarmente efficaci da rileggere, storie e ricordi personali da condividere, domande da riformulare alla luce del presente.
Per primo viene il Catalogo giallo, Le madri di tutte noi.
Nell’incontro pubblico che ha avviato il numero, Lia Cigarini, Rosaria Guacci e Silvana Ferrari hanno ricordato il divertimento e la felicità che hanno caratterizzato quel lavoro politico. In effetti a rileggerlo oggi quello che più mi ha colpito è la postura delle autrici. Si sente il loro slancio e la loro determinazione a trovare, movimento che distinguono nettamente dall’inventare. Si sente che in ballo c’è qualcosa di essenziale per loro stesse e lo cercano nelle parole di altre, le loro scrittrici preferite: “Ci siamo date la parola, loro a noi, noi a loro” (p. 13). Si sente che le autrici si mettono in gioco con una spregiudicatezza sorprendente per cui tutto quello che capita tra di loro fa senso, serve a costruire pensiero: dai litigi, alle osservazioni buttate lì a fine serata, all’analisi profonda delle parole dei romanzi scelti e della vita delle scrittrici. Sul loro fare dicono: “Il riconoscimento totale di una scrittrice, del suo modo di scrivere e di vivere, è un modo di dire, su una scena più grandiosa, che si preferisce una donna anche nella vita. Un modo facile e un po’ primitivo per significare che si è spostato affetto e ricerca di riconoscimento verso una donna e quindi le donne. Chi sta scrivendo questo pezzo del Catalogo ritiene che un legame fatto così sia la cosa più produttiva per svincolarsi dal contesto sociale maschile e dalle sue regole, mentre il generico riferimento alle donne produce poco anche se sembra che possa bastare” (p. 57).
A rileggerlo oggi, il lavoro del Catalogo ci fa presente che mettersi in gioco con grande libertà è possibile e dà frutti. Proprio oggi che su di noi pesano come macigni interpretazioni sovradeterminate, che pretendono di dirci cosa pensare su tutto, questa postura, se adottata, sembra in grado di riaprire varchi di pensiero e di pratiche.
Leggere il Catalogo è come percorrere l’itinerario di scoperte insieme alle autrici. Ne scaturisce per la lettrice o il lettore quello che Silvia Niccolai nella sua introduzione ha nominato come piacere di visione:“Vedere grazie a lei che ti dice qualcosa”. In effetti i commenti ai testi sono così acuti nel loro pescare nel conscio della ragione e nell’inconscio del sentire, che danno voce a qualcosa di profondo per cui mancavano le parole.
Io non c’ero in quegli anni in Libreria, sono arrivata l’anno dopo l’uscita del Catalogo e subito mi hanno consigliato di leggerlo. Ricordo che avevo da poco finito Menzogna e sortilegio di Elsa Morante. Quel romanzo mi aveva totalmente affascinata, senza che ne capissi in verità il motivo. Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine e la ragione del mio attaccamento l’ho trovata proprio nelle parole di commento trovate nel Catalogo giallo quando dicono: “Il luogo immenso e sontuoso che così si apre ha un fascino che ce lo fa riconoscere, è il luogo materno. Lì non valgono i criteri di misura dai quali risulta che in realtà siamo povere. Lì c’è abbondanza e non si misura niente a nessuno”. Chi ha scritto quel commento ha dato parola a un sentire profondo che anch’io provavo, senza che riuscissi a dirne qualcosa.
Il luogo materno è una scoperta di allora che vale immensamente anche oggi: “Ciò che viene prima di una donna è sua madre, altro nome non c’è” (p. 133). Così, con poche parole essenziali, si scrive in Non credere di avere dei diritti, il libro scritto dallo stesso gruppo della Libreria sul suo percorso politico. In esso un intero capitolo è dedicato al Catalogo giallo e quel commento su Menzogna e sortilegio che ho citato, viene visto come “la nuova ricchezza che le donne acquistano nei loro rapporti facendo riferimento a una figura femminile originaria” (p. 135).