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Il racconto de Le Compromesse all’incontro di VD3 mi ha riportato alla mente i ritratti delle mie giovani amiche de Le Ri-Pensanti, il mio primo gruppo femminista costituito a Catania nel 1990 dal collettivo delle studenti durante il Movimento universitario La Pantera contro la legge di riforma Ruberti.

Prima di allora conoscevo il femminismo attraverso libri, riviste, film, musica, arte che le donne della mia famiglia e le loro amiche, come le mie insegnanti a scuola, seguivano con attenzione nel loro evolversi in società.

Trovato l’avviso affisso allo stipite della porta dell’aula, ho partecipato al primo appuntamento di quel collettivo spinta dalla mia personale necessità di trovare risposte al perché sentivo ancora così vivo quel disagio del mio corpo di donna e di donne insieme che conoscevo bene, di lontana memoria che mi accompagnava da sempre, da tutta una vita, seppure affrontato sapientemente nei racconti delle femministe storiche, nei diversi luoghi politici italiani e internazionali.

Nel gruppo, alcune di noi erano figlie carnali delle femministe storiche colte di Catania e perciò ne respiravamo direttamente la discendenza. Ci nutrivamo della lettura dei testi di quelle donne, dei testi della Comunità Diotima di Verona, di “Non credere di avere diritti” della Libreria delle donne di Milano.

Abbiamo scelto di chiamarci le Ri-Pensanti, dal mio punto di vista, per via del fatto comune che il nostro pensiero e quello delle nostre coetanee faticava ancora ad essere ascoltato in pubblico, durante le assemblee, dove se femminilizzato era recepito di minore valore e se mascolinizzato nell’aspetto fisico, nei toni e negli atteggiamenti, era trasformato a convenienza al punto da non essere più riconducibile a chi lo avesse pronunciato.

Tutto ciò non era certo una novità. La storia si ripeteva, attingevamo alla lettura dei testi delle donne prima di noi per darci un orientamento che ci riconducesse al corpo reale dei nostri pensieri più autentici e originali.

Da quella esperienza ciascuna Ri-Pensante in seguito si svincolò e si condusse libera verso un proprio percorso, imboccando la propria strada senza dimenticarsi l’una dell’altra, con la ricchezza acquisita del riconoscersi in mezzo alla folla, ogni qualvolta, come in questa occasione degli ultimi accadimenti pandemici e di guerra, ancora una volta.

Siamo state e siamo tuttora corpi presenti in città, ciascuna a suo modo, nei vari passaggi che attraversano tuttora le donne nelle città diverse che oggi abitiamo. A Catania, per esempio, le Ri-Pensanti erano presenti nel passato, ciascuna a proprio nome al passaggio che le donne del Centro Se-No hanno compiuto al Centro Agave, e successivamente ad Associazione Città Felice, alle collaborazioni con Le Città Vicine e de La Ragnatela. Noi Ri-Pensanti siamo ancora, ciascuna a proprio nome, presenti a vario titolo nelle istituzioni in città e periodicamente alle manifestazioni delle donne di tutte le associazioni e dei vari comitati cittadini. Riconoscendoci nelle altre come donne pensanti e agenti, passate e presenti, siamo ancora laddove portiamo il nostro paniere di saperi e di esperienze, celebrando di volta in volta nascite e rinascite nell’infinito movimento della vita, con qualche battuta d’arresto sì, ma sempre avendo cura di restare attente e in attesa, per essere sempre pronte al momento giusto a ri-cominciare e a ri-lanciare il proprio pensiero, sempre fedeli al proprio sentire, ripartendo dal proprio corpo.

Ci riconosciamo, tra le altre, così, a vista d’occhio e a distanza di tempo, fonti inesauribili di significato. Ci incontriamo superando il difetto di autorità femminile tipico dei luoghi miserabili delle istituzioni che viviamo e in cui lavoriamo, dove per mancato rilancio si ferma il gioco vivente della società Ci restituiamo perciò ossigeno ed energia pura per ritornare a lottare forti combattenti, danzatrici di benessere oltre la sopravvivenza. Riusciamo pure a ridere con piacere di tutto ciò che ci accade attorno, quel riso fatto di gusto che solo un buon nutrimento, una buona parola può concedere nel tempo, rinnovato da un semplice saluto e con un bel sorriso ritrovato.

Oggi sarò presente ancora una volta in piazza con chi ha piacere di rivedersi, qui e ora, usando tutti i mezzi possibili a disposizione, per saltare insieme ancora una volta al di là del baratro del ricatto della morte, verso il quale vogliono spingerci ancora una volta.