Per una politica della differenza sessuale… per tutti
Lucia De Cicco
31 Luglio 2026
Ci ha lasciate qualche settimana fa Luisa Muraro.
Questa perdita ci ha profondamente addolorato, come quella, poco tempo prima, di Lia Cigarini. Ci resta un patrimonio inestimabile e prezioso che il suo pensiero e il suo lavoro ci hanno lasciato, una forza che continuerà ad accompagnarci e nutrirci nel nostro lavoro, come femministe, come operatrici di un Centro Antiviolenza, come donne impegnate a pensare e praticare quotidianamente un percorso di libertà, per sé e per tutte le donne che incontriamo.
Nella molteplicità del pensiero femminista che caratterizza il nostro tempo c’è ancora tanta ricerca, tanta riflessione e tanto lavoro da fare, tanto da pensare e anche da confliggere per mantenere una direzione unitaria che non ci indebolisca e non vanifichi conquiste culturali, sociali, giuridiche raggiunte dalle donne a caro prezzo e sempre in pericolo. Il pensiero della differenza sessuale può darci peso e misura della nostra forza nella nostra pratica quotidiana. Al tempo stesso, praticare un percorso di libertà per noi e fra noi donne non è abbastanza. Non è più abbastanza per trasformare davvero il mondo, per far sì che i fatti che accadono e le scelte politiche che si fanno abbiano in sé una lettura, uno sguardo, una scelta e una significazione anche di donna.
La politica delle donne non è la politica istituzionale. È una politica universale. L’ordine simbolico della madre di Luisa Muraro non propone un altro ordine, verticale e alternativo, a quello maschile: è un rinnovamento rivoluzionario di un mondo che non riconosce la libertà. Non la riconosce neanche ai maschi, a cui garantisce privilegi, ma non una vera libertà. L’uomo non deve liberarsi, non sente spontaneamente questo bisogno, questa necessità, perché è inscritto in un ordine di privilegio che lo “riconosce” sempre, a prescindere dal ceto, dalla razza, dalla religione, dalla professione, perché il suo essere uomo gli è attribuito e riconosciuto già dalla norma, dalla società, dalla cultura. Il bisogno di libertà della donna è invece determinato proprio dall’esigenza di “significarsi”, come dice Luisa Muraro. Un bisogno che la donna ha sviluppato nei secoli di subordinazione e cancellazione della sua presenza e della sua autorevolezza nella storia.
Ecco perché la politica delle donne mira alla libertà non solo delle donne, ma di donne e uomini, e mira dunque al bene comune. Le donne, e gli uomini, non più costretti alla norma maschile basata sul potere, sul controllo, sugli stereotipi, sui ruoli e le aspettative di genere che la società ha disegnato e prefigurato per loro, possono essere liberi, in un nuovo ordine simbolico che, nella politica della differenza, restituisce parola e corpo, desiderio e libertà, di scelte e di decisione.
La politica di rivendicazione del diritto all’uguaglianza e alla parità delle donne ha riguardato a lungo una richiesta di “riconoscimento” nei confronti di un ordine già costituito. Ma il riconoscimento dei diritti, la “inclusione”, non cambiano l’ordine patriarcale, che dal punto di vista simbolico e strutturale resta mancante dello sguardo altro, quello delle donne. “Non credere di avere dei diritti” ci dice che va costruita una genealogia di donne, ad oggi ancora assente nella costruzione delle nostre società e dei nostri ordinamenti. È necessario passare dalla richiesta di riconoscimento dei diritti a una esigenza di libertà che deve riguardare tutte e tutti, e che implica una grande trasformazione del pensiero e della cultura e delle relazioni.
L’emersione della violenza maschile contro le donne ha scatenato la reazione, a volte nei modi più beceri e retrivi, di tanti uomini che non sanno mettere in discussione le proprie debolezze, che non sono capaci di indagare sui propri bisogni, che non sanno ascoltare sé stessi e quella voce che hanno tacitato per poter essere al centro di quel privilegio dell’essere “maschio” in una società che risulta dispari e poco umana. È emersa una difficoltà umana, psicologica, sociale, culturale di tanti uomini che certo non definiremmo uomini felici. E non ci sono donne felici di averli accanto.
Muraro ci ha insegnato che il desiderio, la gioia, la felicità possono salvare l’umanità. Per gli uomini abbandonare il privilegio, il potere, il controllo, farci i conti e riscoprire il desiderio, la libertà, la relazione può essere l’occasione di un cambiamento epocale. La stessa occasione colta e praticata dal movimento delle donne, con l’unica rivoluzione pacifica ed efficace che ha avuto successo nel secolo scorso e continua tuttora proprio in quanto motivata dal desiderio di trasformazione di sé e del mondo, dal bisogno di libertà e “significazione”, negli ultimi decenni.
Muraro ha tracciato la strada. Noi questa strada desideriamo che gli uomini la scelgano, la attraversino, la percorrano.
Lucia De Cicco fa parte del direttivo CADMI
(Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano, newsletter 31 luglio 2026)