Per Luisa
Biblioteca delle donne e centro di consulenza legale UDIPALERMO
14 Giugno 2026
È difficile scrivere di Luisa Muraro al passato.
Con la sua morte scompare una delle pensatrici che più profondamente hanno segnato il femminismo e la filosofia contemporanea, una pensatrice che ha cambiato il modo di intendere la differenza sessuale, la politica, il linguaggio e l’autorità. Ci legava una lunga amicizia politica. Per noi a Palermo, è stata anche una presenza reale: nelle nostre pratiche, nelle relazioni che le hanno alimentate e nei percorsi di libertà che abbiamo cercato di costruire.
Nel corso degli anni è venuta tante volte nella nostra città. L’abbiamo invitata a discutere dei suoi libri, a partecipare a seminari, a confrontarsi con donne e uomini. Ogni volta colpivano il rigore del suo pensiero e la disponibilità autentica allo scambio. Ricordiamo la sua capacità di ascoltare una domanda fino in fondo, di non accontentarsi delle formule, di riportare sempre la discussione all’esperienza viva. Non era interessata alle parole che sostituiscono la realtà; cercava piuttosto quelle che permettono di avvicinarla.
Luisa ci ha insegnato che occorre interrogare continuamente il luogo da cui parliamo, partire da sé e dalla propria esperienza, cercando parole fedeli a ciò che si vive, ma senza “farsi trovare” là dove il linguaggio dominante ci vorrebbe. Ci ha insegnato a diffidare delle astrazioni che si allontanano dalla vita e a riconoscere che il pensiero nasce nelle relazioni, nelle pratiche, nell’esperienza condivisa.
Da questa ricerca sono nati libri che hanno lasciato un segno profondo nel pensiero delle donne e non solo. Tra questi, L’ordine simbolico della madre, che ha rappresentato una svolta decisiva. Muraro vi riportava al centro ciò che la cultura aveva reso invisibile: la relazione originaria da cui veniamo, la lingua ricevuta da una donna, il fatto che nessuna e nessuno si dà da sé, l’autorità che nasce dal riconoscimento e non dal potere. Mostrava che proprio quel legame, rimasto senza rappresentazione simbolica, custodisce una verità fondamentale della nostra esistenza e apre nuove possibilità di pensare la libertà, il linguaggio, l’autorità e la convivenza umana. Luisa aveva una qualità rara: faceva sentire il pensiero come una possibilità aperta, non come qualcosa di già acquisito. Non occupava lo spazio. Lo rendeva abitabile.
Per questo la sua scomparsa ci addolora profondamente.
Ma insieme al dolore c’è la gratitudine per ciò che ha saputo mettere in circolo: relazioni, domande, pratiche di libertà, fiducia nella capacità delle donne di produrre pensiero e trasformazione.
Ed è forse questo che rende possibile il suo continuare a “esserci davvero”.
(Biblioteca delle donne e centro di consulenza legale UDIPALERMO, 14 giugno 2026)