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Mi ricollego all’intervento di Sara Gandini (all’incontro di Via Dogana 3, Sull’immigrazione: pensieri parole opere e omissioni, 3 febbraio 2019) che ha parlato di “aggressività machista che è stata sdoganata”, per dire il mio pensiero al riguardo.

Queste forme di populismo, di sovranismo in giro per il mondo, alla Trump e alla Salvini per intenderci, sono tutte improntate dalla forma mentis patriarcale. Hanno un sovrainvestimento sulla virilità come risorsa simbolica e politica e consistono nel mostrare i muscoli, nell’esibire il fallo. C’è da essere consapevoli che hanno come radice prima il dominio dell’uomo sulla donna. Il possesso dell’uomo del corpo della donna è il prototipo di tutte le altre forme di dominio e di inferiorizzazione. Un filo rosso unisce tutte queste forme di dominio e di esclusione. E questo mi riguarda, ci riguarda come femministe. È una concezione del potere in cui le donne hanno operato una rottura a cominciare dal Metoo a cui è seguito tutto quello che sappiamo, e altro ancora continua a succedere.

Nell’invito a questa riflessione, abbiamo scritto che oggi nel mondo si è aperto uno spazio di libertà femminile nella vita pubblica. Negli USA un momento significativo di cambiamento sono state le recenti elezioni, in cui parecchie donne sono entrate nella politica per spinta propria, ispirate dal Metoo e legate a reti civiche locali, e non agganciate al partito democratico, come mostra la ricerca condotta da Lara Putnam e Theda Skocpol (L’Espresso, 6 gennaio 2019).

Così lì oggi capita che una senatrice democratica di 52 anni, Kirsten Gillibrand, è pronta a candidarsi alla Casa Bianca nel 2020 con questa motivazione: “Ho un figlio di 14 anni e non posso permettere che cresca in un Paese con un presidente misogino che ripete “l’ho acchiappata per…” (Repubblica, 4 febbraio 2019).

Le sue parole fanno capire bene come da parte femminile si stia aprendo un conflitto politico e simbolico con queste forme di potere improntate al machismo e alla misoginia. E quello che capita in USA si ripercuote in tutto il movimento internazionale delle donne. Uno di questi terreni di conflitto si riferisce proprio alle migrazioni e alle politiche messe in atto al riguardo. Per questo – oltre a quanto è stato detto nelle belle relazioni iniziali – mi sembra importante prestare attenzione a quali mosse stanno portando avanti, sia negli Stati Uniti che qui in Italia, alcune donne che hanno cominciato a muoversi con libertà nella politica istituzionale. In questi giorni sono andata a cercare nelle cronache dei giornali, nelle interviste che hanno rilasciato, le loro parole, quelle che danno senso ai gesti di libertà che hanno compiuto.

Ho in mente Nancy Pelosi che ha tenuto testa e per ora ha vinto su Trump nello scontro sul finanziamento al muro che il presidente vuole costruire ai confini con il Messico e il conseguente shutdown. Il braccio di ferro è cominciato dopo una lite accesa nello studio ovale e, andandosene, Nancy Pelosi lo ha apostrofato così: “Ho 5 figli e 9 nipoti e so riconoscere un capriccio” (La Repubblica, 27 gennaio 2019). E da quel momento non ha ceduto di un millimetro e alla fine Trump è stato costretto a fare marcia indietro sullo shutdown, senza aver ottenuto quello che voleva. La sua mossa politica è stata quella di togliere credito a quel terreno simbolico e ridicolizzare il personaggio. Infatti quello che per Trump e i suoi sostenitori era una prova di forza da “vero uomo” agli occhi di Nancy Pelosi era un comportamento da bambino bizzoso.

Il suo sguardo dice molto anche delle vicende di casa nostra e, guardando con i suoi occhi, anche noi riusciamo a vedere un bambino capriccioso che si ostina a gridare “porti chiusi porti chiusi” al di là di ogni ragionevole mediazione. In questi giorni anche qui in Italia ho visto capitare alcuni gesti di libertà femminile e voglio metterli in risalto. Mi riferisco alla mossa di Stefania Prestigiacomo che ha tranquillamente ignorato gli ordini del ministro dell’interno e si è messa alla guida del gommone che ha portato lei e altri due parlamentari (uno di +Europa e uno di Leu) a bordo della Seawatch, ancorata nel porto di Siracusa. La sua motivazione è stata quella che Ada Colau, sindaca di Barcellona, e Annarosa Buttarelli, filosofa di Diotima, chiamano prossimità. La parlamentare è originaria di Siracusa e ama la sua città che considera civile e accogliente e nell’intervista dice: “Adesso da giorni c’è una nave davanti a casa mia con 47 disperati a bordo. E io che faccio, sto a guardare? Andare a verificare la situazione di persona e cercare una soluzione per queste persone mi è sembrata una scelta naturale e umana. Tutto qui” (La Repubblica, 28 gennaio 2019). Qui la mossa è quella di non obbedire a ordini ingiusti e appellarsi a un’altra legge.

L’altra mossa che ho individuato è quella di criticare l’uso che si fa della “forza virile” così esibita: viene chiamato “codardo” chi la usa contro deboli e indifesi.

È la mossa che ha fatto Mara Carfagna nei confronti di Salvini: “Prendersela con il più piccolo del cortile è da codardi. (torna l’accusa di infantilismo) Lo fa uno Stato debole che ha bisogno di mostrare i muscoli” (Il manifesto, 29 gennaio 2019).

Sullo stesso filo di ragionamento è la lettera a lui indirizzata da una immigrata nigeriana che così conclude: «Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti. Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro» (Famiglia Cristiana, 9 gennaio 2019).

Mi sono interessata alle parole di donne della politica istituzionale perché finalmente mi è sembrato di cogliere qualcosa di inedito e di libero nel loro muoversi nella vita politica. Per questo ho deciso di custodirle e riproporle in questo incontro tenendole insieme a quelle di un’immigrata clandestina. Per non perderle e farne un elemento di forza. D’altronde qui in Italia abbiamo già sperimentato, ai tempi del governo Berlusconi, quanto parole di donne che colgono nel segno possono produrre un terremoto politico.