Yuval Abraham e Rachel Szore pubblicheranno gratis il loro film NAZA
Yuval Abraham
27 Settembre 2026
Il co-regista di NAZA, Yuval Abraham, ha annunciato nei giorni scorsi con questo testo, pubblicato dalla cantante israeliana Noa sul suo Facebook, che il documentario su Gaza sarà distribuito online gratuitamente sul sito di The Guardian nel mese di novembre. Prodotto dalla testata britannica, NAZA – acronimo militare ebraico che sta per “danno collaterale” (Nezek Agavi) – è uscito nelle sale di oltre 50 Paesi. Tuttavia, nessun distributore all’interno di Israele, della Cisgiordania o di Gaza ha acconsentito a proiettare l’opera
Considerati l’interesse pubblico e l’importanza di questo film, Rachel [Rachel Szore, la co-regista] e io abbiamo deciso, insieme a The Guardian, di rendere Naza disponibile online, a titolo gratuito e senza limiti di tempo, affinché tutti possano guardarlo e ascoltare le testimonianze dei soldati. Ciò avverrà tra poche settimane, a novembre, la data più vicina che siamo riusciti a concordare. Nel frattempo, ci siamo rivolti ai cinema in Israele e abbiamo offerto loro il film gratuitamente, nella speranza che possa essere proiettato qui già da ora, in concomitanza con l’uscita nelle sale di tutto il mondo. Proiettare il film sarebbe un atto di coraggio di fronte alle notevoli violenze volte a cancellarlo. So che c’è un’enorme richiesta da parte del pubblico di vederlo e spero che, in un modo o nell’altro, tutti abbiano presto questa opportunità: o nei cinema o online, tra poche settimane.
Nell’ultima settimana sono state diffuse molte informazioni errate su di noi e sul film. Il film si basa su tre anni di approfondito giornalismo d’inchiesta e ogni singolo dettaglio è stato verificato e incrociato. Parlerà da sé e alla fine la verità emergerà con chiarezza. Abbiamo realizzato questo film per suscitare un dibattito pubblico sulle azioni del governo a Gaza: l’uccisione di oltre 73.000 persone, la maggior parte delle quali civili; la normalizzazione di una guerra di annientamento; e l’idea che «non ci siano civili non coinvolti nei fatti [cioè innocenti]». Ventiquattro soldati, tra uomini e donne, hanno compiuto il coraggioso passo di parlare davanti alle telecamere di ciò che un’intera società si rifiuta di discutere.
Riconoscere le atrocità commesse a Gaza non sminuisce in alcun modo l’orribile massacro del 7 ottobre, di cui Hamas è responsabile – di cui anche i soldati parlano nel film – e per il quale non può esserci alcuna giustificazione. Tutt’altro. Dopotutto, il rifiuto di affrontare ciò che stava accadendo a Gaza è stato tra i fattori che hanno spianato la strada a quel terribile sabato. E quel rifiuto continua. Il giornalismo non è tradimento. La critica non è tradimento. Ogni cittadino ha il dovere di sapere quando il proprio governo sta commettendo dei crimini, e ogni soldato che è stato testimone di tali crimini ha il dovere di parlare. Ci sono migliaia di soldati simili tra noi. Guarderanno questo film e riconosceranno personalmente ciò che vi viene descritto: l’uccisione di persone disarmate che varcano una linea immaginaria; l’autorizzazione di centinaia di operazioni Naza; gli attacchi sistematici contro le case delle famiglie; l’incendio e la distruzione fisica di Gaza; le uccisioni e gli spari contro persone affamate nei centri di distribuzione del cibo; e altri crimini per i quali non può esserci alcuna giustificazione. Anche se vi spaventa, è vostro dovere trovare un modo per testimoniare ciò a cui avete assistito. Vi diranno che la verità dovrebbe essere nascosta per salvaguardare l’immagine pubblica di Israele all’estero. Ma è una sciocchezza. Il mondo lo sa già. I crimini non sono qualcosa da giustificare o minimizzare con delle spiegazioni. Devono essere fermati. Nascondere la verità avvelena in primo luogo la nostra stessa società e, soprattutto, permette che le sofferenze inflitte agli esseri umani a Gaza continuino. E aggiungo una nota personale: per tre anni ho scritto in ebraico sulle regole d’ingaggio dell’esercito israeliano a Gaza per Local Call (Sikha Mekomit). Quelle inchieste sono state in gran parte ignorate in Israele. Ora, per la prima volta, qualcosa ha iniziato ad incrinarsi in quel muro di indifferenza. E questo è uno sviluppo positivo. È salutare. Sì, questo ha un costo personale notevole. È stata una settimana difficile. Ma in mezzo a tutto ciò, ci sono stati anche un enorme sostegno e una grande generosità. Una cosa è certa: le minacce non otterranno nulla. Non ci lasceremo intimidire. Rachel e io torneremo in Israele e, insieme ai nostri numerosi partner, continueremo a lottare per il futuro di questo luogo.
(Dal “muro” fb di Noa, 27 settembre 2026)