Le Mamme No Pfas e i “figli in comune”
Michela Piccoli e Giovanna Dal Lago – Mamme No PFAS
4 Ottobre 2026
Intervento al Controforum del Mediterraneo sull’acqua (Roma,1-3, ottobre 2026)
Siamo Giovanna e Michela, portavoci del movimento Mamme No PFAS del Veneto, della Rete Zero PFAS Italia e delle Mamme da Nord a Sud. La nostra storia inizia nel 2017, quando scopriamo, attraverso un piano di monitoraggio della Regione Veneto, che nel sangue dei nostri figli ci sono concentrazioni estremamente elevate di PFAS, livelli mai registrati prima in nessuna parte del mondo. Non avevamo mai sentito prima questa parola: PFAS. Ma ci è stato subito chiaro che nel sangue dei nostri ragazzi non doveva esserci. Le istituzioni ci rassicuravano: ci dicevano che era tutto sotto controllo. Questo atteggiamento però, invece di rassicurarci, ci allarmava ancora di più. Così ci siamo messe a studiare, ad approfondire il problema, diventando delle vere e proprie “esperte”. E abbiamo iniziato a bussare a tutte le porte: da quella del Comune a quelle delle istituzioni a Roma fino ad arrivare a quelle del Parlamento Europeo. Sono molte le emozioni che ci hanno spinto ad agire. All’inizio provavamo solo rabbia, una rabbia furiosa, bruciante. Poi questa rabbia ha lasciato il posto al desiderio di informare la gente, le persone, di far sapere agli altri quello che stava succedendo. E così abbiamo trasformato la rabbia in energia e grinta per iniziare un lavoro di sensibilizzazione costante, pressante, insistente e costruttivo. Un lavoro che non è ancora finito. Ognuno di noi può fare qualcosa. Pensate: se ognuno di noi si impegnasse a informare altre dieci persone, in piazza insieme a noi arriverebbero 10.000 persone! Perché ogni singola goccia insieme alle altre diventa un mare. Dall’Italia all’Europa, dal Brasile all’India le madri sono tutte uguali, ci capiamo anche solo con lo sguardo: i figli non si toccano!
Cosa sono i PFAS? Sostanze perfluoroalchiliche
Sono una famiglia di molecole chimiche (più di 20.000) che in natura non esistono, contengono legami fluoro-carbonio estremamente forti e persistenti, non si biodegradano nell’ambiente e vi rimangono per centinaia o migliaia di anni. Sono per questo chiamate “sostanze chimiche eterne”. Si diffondono rapidamente nell’acqua per la loro elevata mobilità. Nell’aria i PFAS si comportano come sostanze altamente contaminanti e vengono trasportati lontano arrivando a contaminare perfino i ghiacciai dell’Artico e dell’Antartide.
I terreni le assorbono come spugne e si legano alle sostanze organiche. Vengono utilizzate in molti settori per le loro proprietà di idrorepellenza, oleorepellenza, tensioattività, stabilità termica. Le possiamo trovare nei tessuti impermeabili, in vernici, lubrificanti, utensili da cucina come padelle antiaderenti, in imballaggi alimentari, nei cosmetici, detersivi, nei presidi medico sanitari. Sono un elemento chiave anche nella produzione di armi. I governi (quello italiano e non solo) ci presentano i PFAS come sostanze irrinunciabili, per giustificare la corsa agli armamenti. Ma di irrinunciabile per noi c’è solo il diritto alla salute! In Italia, oltre alla Miteni di Trissino, in Veneto, esiste un’altra azienda che produce PFAS: si trova in Piemonte, a Spinetta Marengo, e si chiama Syensqo (ex Solvay). Oltre alle due condanne per inquinamento già ricevute (una negli Stati Uniti, l’altra in Italia) ora sta affrontando altri procedimenti in tutta Europa. […]
Che cosa è successo in Veneto?
Una piccolissima azienda, la Miteni (Mitsubishi – giapponese ed ENI – italiana, poi venduta ad ICIG per 1 euro) di Trissino in provincia di Vicenza, ha contaminato la seconda ricarica degli acquiferi più grande d’Europa, la nostra falda acquifera: 30 comuni contaminati tra le province di Verona, Vicenza e Padova; 350.000 persone colpite, che diventeranno 800.000 a causa del movimento delle acque in falda; acqua potabile e cibo contaminati. Noi, che un tempo eravamo la terra delle acque, ora siamo diventati la Zona Rossa PFAS. Questa è una ferita incredibile per la nostra terra. La cosa più terribile è che siamo state noi stesse, noi mamme, senza saperlo, a trasmettere queste sostanze ai nostri figli, durante la gravidanza, attraverso la placenta, e poi attraverso l’allattamento al seno. Questo spiega perché i livelli di PFAS nel sangue dei nostri figli sono più alti dei nostri. E scoprire tutto questo ha fatto nascere in noi un senso di colpa indescrivibilmente profondo.
Cosa fanno i PFAS al corpo umano?
Si legano alle proteine del sangue accumulandosi negli organi e nei tessuti. Sono interferenti endocrini, che alterano tutto il sistema ormonale, riducono la fertilità, creano patologie della tiroide, causano ipertensione alle donne in gravidanza e problemi di sviluppo nei neonati. Attaccano il sistema immunitario riducendo la produzione di anticorpi e diminuendo l’efficacia dei vaccini. Provocano danni al fegato, fanno aumentare il colesterolo danneggiando il sistema cardiovascolare […], sono cancerogeni. Si bioaccumulano perché il nostro organismo li scambia per ormoni e vengono eliminati difficilmente.
Il processo MITENI
Il 26 giugno 2025 si è concluso il processo contro la Miteni. È stato il primo processo penale sui PFAS, ed è importante perché ha riconosciuto il dolo, cioè la coscienza e la volontà di inquinare. Finalmente, dopo questa storica sentenza, possiamo gridare ad alta voce la parola: “criminali”! Per tutte noi questa sentenza è stata fonte di una grande soddisfazione, e un momento che rimarrà indelebile nelle nostre vite. Ci siamo sentite come Davide contro Golia. Ma ora dobbiamo pensare ai nostri obiettivi futuri. In primis, la bonifica del sito di Miteni, e poi all’ottenimento di una legge sia nazionale che europea, che ne vieti la produzione e l’uso.
L’Italia non ha aderito al “Manifesto Ban Pfas”, nonostante sia uno dei Paesi più contaminati al mondo e questo è veramente sconfortante.
Altro problema urgente è quello che riguarda la presenza di Pfas negli alimenti, un punto dolente e molto delicato che si dovrà affrontare tutti insieme, garantendo supporto anche alla categoria degli allevatori e degli agricoltori. E poi non ci stancheremo mai di parlare di prevenzione e di principio di precauzione, punti fondamentali. che devono essere alla base di ogni scelta politica. Per cominciare, chiediamo che le persone abbiano la possibilità di testare liberamente il proprio sangue per i PFAS, cosa che al momento non è ancora possibile, fatta eccezione per i residenti nella zona rossa. Dobbiamo continuare ad essere come falchi sul collo delle istituzioni, perché se abbassiamo la guardia, le istituzioni tendono ad addormentarsi, a diventare indifferenti. Quindi, oggi più che mai dobbiamo continuare questo importante lavoro di sensibilizzazione.
Rete zero PFAS – Che cosa vogliamo?
Rete Zero Pfas nasce, prima di tutto, per imparare gli uni dagli altri, condividere conoscenze ed esperienze, costruire relazioni e creare reti tra associazioni, comitati, gruppi spontanei di cittadini, società civile ed esperti impegnati nel far fronte alla contaminazione da Pfas nelle matrici di aria, acqua, terra. L’aria, l’acqua e la terra sono i nostri polmoni, il nostro sangue, il nostro corpo: sono il nostro futuro. Fare rete è fondamentale per riuscire a prenderci cura del nostro piccolo pianeta Terra, che è solo un minuscolo punto dell’Universo infinito.
Il nostro obiettivo è creare alleanze con tutti i popoli del Pianeta, per vigilare sugli abusi perpetrati ai danni della Terra e della salute di tutti noi. È una guerra quella che si sta combattendo nei nostri territori. Una guerra silenziosa. In questa guerra non si usano bombe, non si usano armi. Si uccide attraverso l’acqua, l’acqua che beviamo dal nostro rubinetto, che attingiamo dai nostri fiumi per irrigare i campi e gli orti; attraverso il cibo che mangiamo e l’aria che respiriamo. Uno studio scientifico ha dichiarato 4.000 morti in Veneto a causa della contaminazione da Pfas in poco più di vent’anni. Noi società civile e noi madri in particolare abbiamo un grande compito e una grande responsabilità: non solo pensare e riflettere su quanto sta accadendo, ma anche agire. Dobbiamo agire ora! Non possiamo dire che lo faremo domani. Adesso è il momento di agire, perché non c’è più tempo! Per i nostri figli siamo noi le garanti delle istituzioni e non li possiamo tradire.
Il male più grande è l’indifferenza, è il cancro della nostra anima che va curata con consapevolezza e coraggio. Ricordiamoci che chi inquina consapevolmente usa astuzie, inganni e spesso pianifica a tavolino strategie per dissimulare la realtà. Più le persone rimangono addormentate, più facilmente loro possono agire. Pertanto, dobbiamo svegliarci tutti ed in fretta! Non dobbiamo arrenderci di fronte al fallimento, non dobbiamo perderci d’animo. Dobbiamo ricordare che quando una madre cade ce n’è sempre un’altra pronta a rialzarla. I figli del mondo sono tutti figli nostri.
(Pressenza, 4 ottobre 2026)