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Parlare bene delle donne si è rivelata espressione potente, sia durante l’incontro di VD3 così intitolato, sia nei successivi interventi pubblicati sul sito.  Molti i possibili utilizzi e le interpretazioni.

Nell’impossibilità di parlarne senz’altro bene, sospendere il giudizio per darsi il tempo necessario a comprendere, a spiegare posizioni o comportamenti di altre che avvertiamo intollerabili, svilenti, per noi e le nostre simili: questo il suggerimento di Lia Cigarini durante la discussione.

Il punto, mi pare, è trovare una spiegazione che sia politicamente efficace, che rilanci la relazione. La sfida è che anche la spiegazione non sia svilente o umiliante per le destinatarie. E cominci ad avere in sé qualche elemento di positiva elaborazione. 

È necessario, indispensabile per aprire e praticare un conflitto. Deve, può essere il primo di innumerevoli passi per creare un ponte con quelle – donne e posizioni – che più lontane non si potrebbe immaginare.

E il ponte è così fatto: comprensione/spiegazione per operare traduzione di linguaggi, per agevolare passaggio di esperienza e saperi, insomma per mettere in moto le tante mediazioni che la realtà consente.

Nel più profondo di me stessa so che si tratta di un lavoro difficile.

Ho avuto un pessimo rapporto con mia madre e solo nell’imparare a parlarne bene ho trovato la mia salvezza. Per questo, da quasi quarant’anni, presto assidua attenzione a ciò che è corso tra noi. Eppure, ancora oggi, ritrovo intere distese di significati incolti, tenuti lì a marcire, privi di una parola vivificante che ne dia una spiegazione dignitosa eonorevole sia per me sia per lei. 

Parlare bene delle donne è impegnativo. 

Ma questa formula a me pare un formidabile passo in avanti rispetto ai tempi in cui sapevamo solo dire quanto fossero difficili i rapporti fra donne. Arriva salutare e benefica in tempi che sono pieni di iniziative, di presenza e di sperimentazione di donne.

È uno scenario immenso e inusitato. Al nostro sesso toccherà accumulare esperienze, le più varie, senza avere precedenti. Occorrerà provare e riprovare, perché si sedimenti un sapere, un’eredità per quelle che verranno dopo. Sarà inevitabile, credo, sbagliare molto. Donne e uomini, amiche e amici dovranno dimostrare di saperci aiutare, di saper aiutare le tante nostre simili che sbaglieranno. 

Non se ne può parlare male, non si può.

Non c’è che prendersi il tempo necessario per parlarne bene. 

È quanto già accade, che donne e uomini accorrano a comprendere, analizzare, ipotizzare spiegazioni che possano giustificare gli errori che commettiamo. 

Ne abbiamo avuto un esempio recente nell’impegno di Luisa Muraro, Silvia Niccolai, Daniela Danna e tante altre che si sono spese per arrivare a comprendere che cosa si gioca nel caso della cosiddetta Gpa, lì dove il mercato, il capitale, le biotecnologie, i colpi di coda del patriarcato forse imperversano, ma dove è soprattutto importante comprendere errori, distrazioni, sviste di donne che possono ingannare e confondere noi stesse e molte altre.