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Non condivido l’opinione di Adriana Sbrogiò sul fatto che era meglio non parlare di odio. Di odio si parla nella Bibbia, Caino e Abele ne rappresentano il simbolico più emblematico. Ne parla Dante quando giunge nel nono cerchio, il luogo ghiacciato dominio di Lucifero, ecc.

Sul problema specifico dell’odio femminile tra donne sento di dover ringraziare Sandra De Perini per il coraggio che ha avuto nell’affrontare l’argomento partendo da sé. Non ha presentato l’odio come fonte metafisica del dolore nel mondo, e nemmeno assumendo l’amore come fede in un dio necessario per la costruzione del bene sulla terra. Lei si è calata nell’esperienza sua, maturata come femminista degli anni ’70, di cui è stata protagonista in prima persona, come molte di noi, io compresa che, a differenza di lei, sono una femminista cristiana, credente senza chiesa. Di ciò va tenuto conto, o meglio, parlando a mia volta di odio voglio tenerne conto, non tanto per evocarne la forza distruttiva, quanto quella redentrice.

Credenti o non credenti tutte/i conosciamo l’odio le cui radici sono legate al potere del male, quello che conduce alle guerre fratricide e alla distruzione del nostro pianeta. Come l’amore esso fa parte di quello spazio del mistero proprio della condizione umana. La tentazione dell’odio affligge anche me in quanto partecipe di tale condizione.

Grazie al pensiero della differenza sessuale il femminismo ha messo al mondo autorità e libertà femminile.

Oggi siamo di fronte a dei poteri capaci di sottrarre quella poca o tanta autorità femminile che circola nel mondo. Ci sono poteri che si richiamano perfino a qualche dio in cielo. Che fare? Secondo Marisa Milesi occorre riconoscere il valore di sé e il senso del proprio lavoro quotidiano per difendersi da quest’odio subito e provato e fare uso del pensiero della differenza e della forza che ne deriva per salvaguardarci. Fosse vero! Purtroppo stiamo assistendo, ogni giorno sempre più impotenti, ad una continua sottrazione di autorità femminile. Questa è la verità.

Io credo che nel mistero della vita di ciascuna/o vi sia una componente soprannaturale in cui giocano con tragica forza i sentimenti dell’odio e dell’amore. Simone Weil lo descrive bene attraverso la figura di Jaffier in Venezia salva (a cura di Cristina Campo, Adelphi, 1987). È la storia di un gruppo di congiurati spagnoli che nel 1618 volevano impadronirsi di Venezia e distruggerla: “una città bellissima, perfetta, che sta per essere piombata nel sogno orrendo della forza; un uomo attento che, all’improvviso, la vede e la salva”. In questo “teatro immobile” il perno è Jaffier, il congiurato che tradisce i compagni e salva la città. In lui si rinnova la figura del giusto che blocca la corsa dell’odio.

C’è un altro testo in cui S. Weil affronta il tema della forza capace di contrastare l’odio distruttivo. Si tratta di Attesa di Dio (a cura di Maria Concetta Sala, Adelphi, 2008). Leggiamo insieme alcune perle del suo pensiero: Amiamo la patria terrena. Essa è reale e resiste all’amore. È lei che Dio ci ha dato di amare; e ha voluto che ciò fosse difficile, ma possibileAd un certo punto, riferendosi alla morale laica delle istituzioni, continua così: Finché nella vita sociale ci sarà la sventura, finché l’elemosina legale o privata e il castigo saranno inevitabili, la separazione fra istituzioni civili e vita religiosa sarà un delitto. L’idea laica, in sé … può essere giustificabile solo come reazione contro una religione totalitaria … La religione per poter essere presente dappertutto, non solo non deve essere totalitaria ma deve mantenersi rigorosamente sul piano dell’amore soprannaturale, l’unico che le si addice. Se così fosse penetrerebbe dappertutto … Il concetto di morale laica è un’assurdità appunto perché la volontà è impotente a produrre salvezza. Ciò che si chiama morale, infatti, fa appello solo alla volontàE proprio a ciò che essa ha, per così dire, di più muscolare.

Quando la religione cessa di essere totalitaria può accadere quello che abbiamo visto durante i funerali per Valeria Solesin, una delle vittime delle stragi del 13 novembre a Parigi. In una gremita Piazza San Marco si sono svolti i funerali laici ai quali hanno preso parte rappresentanti delle religioni cattolica, ebraica e musulmana in forma congiunta. La Comunità islamica di Venezia nel corso della cerimonia ha detto: “Valeria, la nostra comunità vuole dirti che non in nome del nostro Dio, non in nome della nostra religione, che è una religione di pace, e certamente non nel nostro nome, ti hanno assassinato”; e l’imam di Venezia Hamad Al Mohamad ha così pregato: “Chiediamo ad Allah che abbia Valeria e tutte le vittime nella sua gloria e di aiutare la sua famiglia e di proteggere l’Europa, l’Italia e questa città dal male e di pacificare le nostre anime”. E i rappresentanti dell’Unione delle comunità islamiche: “Valeria, i tuoi assassini hanno fallito perché non sono riusciti a instillare l’odio in noi e oggi siamo tutti qui per te. Il terrorismo va sconfitto, e per primi devono farlo i mussulmani che ne sono le prime vittime”.

A questo punto io do ragione a Adriana Sbrogiò: lei è una mistica dell’amore, soprattutto per il suo desiderio profondo di rompere la catena dell’odio.

Lo è anche papa Francesco. Egli infatti sta suscitando nel mondo grandi speranze di pace con la sua coraggiosa pastorale fondata non su una morale religiosa nella quale dominano le virtù terrene, ma sull’amore evangelico puro e semplice. La morale è come la trippa, diceva mia madre, la tiri come ti piace. Vedi la strumentalizzazione fatta dalla lega nord sui canti di Natale proibiti nella scuola primaria di Rozzano.

E noi donne femministe? Di autorità e libertà femminile nel mondo ne esiste ancora molta. Il mio invito è quello di riconoscerla, proteggerla, potenziarla per non farcela sottrarre, a cominciare da quelle grandi mistiche che sono, appunto, Simone Weil, Teresa d’Avila, Margherita Porete, e tante, tante altre Amiche di Dio.

Casimira Furlani (detta Mira), Firenze