Morta Lia Cigarini, la femminista storica fondatrice della Libreria delle donne di Milano
Zita Dazzi
21 Aprile 2026
Era nata nel 1937, avvocata e giurista, cinquantun anni fa creò con altre donne un luogo diventato punto di riferimento per il femminismo
Aveva ottantanove anni, e la sua vita l’aveva spesa per i diritti delle donne. È morta ieri Lia Cigarini, tra le fondatrici nel 1975 della Libreria delle donne di Milano. Avvocata e giurista, autrice di molti saggi femministi e, negli anni Novanta, tra le anime del Gruppo lavoro della Libreria delle donne, ispirando anche percorsi di femminismo sindacale.
A ricordarla è, tra tante e tanti, una delle anime di oggi della Libreria, Laura Colombo: «Con la morte di Lia Cigarini perdiamo una delle menti politiche più lucide e argute del femminismo italiano. Perdiamo una grande donna, iniziatrice di imprese femministe, ispiratrice di percorsi, presenza capace di aprire pensiero e indicare passaggi di libertà. Con Luisa Muraro e altre ha fondato la Libreria delle donne di Milano nel 1975 e a questa sua creatura ha dato intelligenza e visione, insieme a tempo, fedeltà e presenza concreta, non separando il pensiero dall’opera necessaria a tenerlo vivo dentro un luogo. Fino alla malattia ha fatto il suo turno il sabato pomeriggio. Il suo modo di abitare la politica prende corpo nelle responsabilità assunte e nella cura di un luogo ritenuto essenziale per il valore che può rappresentare per tutte. Lia desiderava che la Libreria avesse una vetrina aperta sulla strada, una porta aperta per chi si affaccia e per chi entra».
C’è poi, un ricordo personale: «Io l’ho conosciuta nel Gruppo lavoro, alla fine degli anni Novanta. All’inizio la temevo. La sua autorità era grande e grande era l’illuminazione che sapeva dare con le sue parole. In lei c’era una forza di intelligenza che metteva soggezione perché obbligava a pensare meglio, a essere più precise, più vere, più all’altezza di ciò che stavamo facendo. Stare con Lia voleva dire non potersi accontentare. Col tempo l’ho conosciuta più da vicino. Ho fatto con lei un pezzo di strada e negli ultimi anni ho anche potuto starle accanto, sostenerla. Questo rende il dolore di oggi molto concreto, molto fisico, tocca la vita vissuta, i gesti, la vicinanza di una relazione. Ci mancherà la sua presenza fisica, la sua voce, il suo modo inconfondibile di leggere le situazioni e di trovare quasi senza esitazione il punto politico decisivo. Ci mancherà il suo rigore e la sua capacità di vedere più a fondo e più avanti. Ci mancheranno le sue mani affusolate che si muovono al ritmo del suo pensiero, il suo sorriso, la bellezza del suo viso».
(la Repubblica, 21 aprile 2026)