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Sarò brevissima. Vi dirò solo che ho letto questo catalogo come se fosse nuovo, completamente nuovo per me, perché me l’ero dimenticato. Rileggendolo, mi sono ricordata del lavoro intenso che abbiamo fatto tra noi, tanto che a un certo punto una di noi ha esclamato: “Kavan c’est moi”, perché si sentiva totalmente identificata con questa scrittrice, che molte di noi non conoscevano nemmeno. Abbiamo lavorato con profondità per due anni, e sono stati due anni di pura felicità. Abbiamo anche vissuto assieme con un’intensità straordinaria, per esempio i quattro giorni passati nella casa dell’UDI a Caspoggio, dove ciascuna aveva la libertà di portare la propria scrittrice, parlarne, proporla, difenderla. 

Per esempio, posso citare Jane Austen: in quegli anni era considerata una scrittrice leggera e divertente, adatta alle ragazze, non una grande autrice. Era interpretata in modo sbagliato, almeno qui in Italia. Solo dopo abbiamo scoperto che in Inghilterra era considerata tra i grandi della letteratura, una delle inventrici del romanzo moderno. Insomma, col nostro lavoro abbiamo contribuito a modificare la percezione di questa scrittrice. Ora, però, vedo che le più giovani non la conoscono, i suoi libri restano invenduti negli scaffali della Libreria delle donne, e anche questo va considerato. C’è l’occasione della ristampa del Catalogo, le più giovani potrebbero riscoprirla attraverso il Catalogo giallo

Lo stesso vale per Ivy Compton Burnett, che tra le nuove generazioni non passa. In Inghilterra è stata nominata Dame Commander of the Order of the British Empire dalla Regina Elisabetta II, nel 1967, ma qui in Italia, anche oggi, la Compton Burnett resta poco apprezzata. Anche in questo caso forse perché viene vista come una scrittrice divertente, e probabilmente qui non si apprezza lo humor inglese. 

A mio parere oggi entrambe le scrittrici sono ancora importanti, innanzitutto perché sono delle grandissime scrittrici e poi perché veicolano il simbolico femminile. Per esempio, Ivy Compton Burnett scrive il romanzo Madre e figlio, e nel suo svolgersi lei descrive due signorine, due ragazze in rapporto tra loro; lei legittima la relazione tra donne, anche il rapporto amoroso tra donne, del resto Ivy Compton Burnett amava le donne, aveva un rapporto amoroso con una donna. Insomma, lo descrive nel libro e quindi lo mette al mondo simbolicamente. 

Il nostro lavoro è stato così intenso che è diventato un libro, il Catalogo giallo, che oggi è stato ristampato. E l’abbiamo fatto con molto divertimento e con la consapevolezza che fosse un modo per darci dei principi, come dire, dei fondamenti, e poi poter andare avanti su quelli. 

Introduzione alla redazione aperta di Via Dogana Tre Le madri di tutte noi, 2 marzo 2025