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Mentre Milei smantella le protezioni nazionali, una provincia argentina riconosce il “chineo”, l’abuso sessuale a sfondo razziale, come reato d’odio

Nel pomeriggio del 16 aprile 2026, un piccolo gruppo di donne indigene è arrivato presso la sede del parlamento provinciale di Salta, una provincia nell’Argentina settentrionale, per assistere al dibattito e alla votazione dei politici su una proposta di legge. All’annuncio dei risultati, le donne hanno riso, pianto e si sono abbracciate. Erano riuscite a far riconoscere […], per la prima volta, l’esistenza del chineo: l’abuso e l’aggressione sessuale sistematici nei confronti di bambine, ragazze e donne indigene da parte di uomini criollos (non indigeni), che generalmente detengono un maggior potere economico, sociale o politico. Gli 1,3 milioni di indigeni dell’Argentina, che costituiscono appena il 2,9% della popolazione totale del Paese, continuano ad affrontare ingiustizie nonostante godano di alcuni diritti legali. Molte comunità lottano per proteggere le proprie terre ancestrali da progetti minerari, agricoli e di abbattimento delle foreste che danneggiano l’ambiente e minacciano il loro stile di vita. Subiscono inoltre discriminazioni, un accesso limitato ad assistenza sanitaria e istruzione di qualità, e più alti livelli di povertà. Per le ragazze e le donne indigene, il chineo è anche una minaccia costante che incombe da oltre 400 anni, fin dall’arrivo dei coloni. È ancora comune sentire uomini criollos dire «Vamos a chinear», spiega Fabiana Ibarra, una donna del popolo Wichí che è stata […] aggredita quand’era adolescente. «Intendono “uscire a cercare donne da abusare”». A Salta, l’approvazione della legge 8534 rappresenta una vittoria storica contro queste aggressioni. Gli indigeni costituiscono il 10% della popolazione della provincia – una percentuale molto più alta rispetto alla media nazionale – e le autorità locali devono ora riconoscere il chineo come un reato d’odio da prevenire attraverso la sensibilizzazione e l’educazione. La nuova legislazione è nota come “legge Octorina”, in memoria della defunta leader Wichí Octorina Zamora […]. Tra le donne presenti all’approvazione c’era la figlia di Zamora, Tujuay Gea Zamora, che sta portando avanti la sua battaglia contro il chineo. «Quando siamo uscite dal parlamento, ci siamo rese conto che era solo l’inizio», ha dichiarato Tujuay […]. «La legge non è un traguardo, ma un punto di partenza». Tujuay auspica ulteriori modifiche legislative che forniscano alle popolazioni indigene [anche] gli strumenti legali per difendere le proprie terre dal «disciplinamento coloniale». La legge Octorina non crea nuove fattispecie di reato – un potere riservato al Congresso nazionale argentino – né modifica le pene per i reati sessuali o le circostanze aggravanti per i reati d’odio […]. Mira a riconoscere una forma di violenza razzista e patriarcale che è stata storicamente resa invisibile. La legge prevede la creazione di un organismo per la lotta al chineo, che raccoglierà statistiche sul reato e svilupperà protocolli, campagne di prevenzione e meccanismi di tutela. Richiederà inoltre al governo e ai ministeri della Salute, dell’Istruzione e della Giustizia della Provincia di Salta di destinare risorse a campagne di sensibilizzazione multilingue, centri di assistenza interculturale, formazione dei dipendenti pubblici e sostegno completo alle vittime. […]. «Sappiamo che si tratta di una legge base; abbiamo deciso di approvarla perché ce n’era bisogno. È un primo passo», ha dichiarato il senatore provinciale Walter Cruz, del popolo Kolla, che in precedenza aveva presentato un ddl per contrastare il chineo che non era stato discusso nei tempi legislativi previsti. La nuova legge richiede inoltre alle autorità di mantenere una consultazione e un dialogo continui con le comunità indigene attraverso l’Istituto Provinciale dei Popoli Indigeni di Salta e consente alla Procura di intervenire come parte civile per conto delle vittime. «Con questa legge possiamo essere dei pionieri. Ma se non la applichiamo bene, resterà solo un bel pezzo di carta» […]. Cruz ritiene che la legge di Salta rivesta un significato ancora maggiore nell’attuale panorama politico argentino. Da quando il presidente liberista Javier Milei si è insediato nel dicembre 2023, le istituzioni e i fondi destinati a combattere la violenza contro le donne sono stati eliminati, e gli organismi legati ai diritti degli indigeni sono stati smantellati. Sebbene l’approccio di Milei renda improbabile che una legge simile venga adottata a livello nazionale nel breve periodo, il senatore spera che la legge Octorina possa diventare un precedente per legislazioni analoghe nelle province vicine o in tutto il Paese. «Sarebbe l’ideale che se ne potesse discutere anche a Chaco, Formosa, Jujuy o Santiago del Estero», ha affermato. «Il chineo non avviene solo a Salta».

Uno dei casi di chineo più noti degli ultimi anni è quello di Juana, una donna Wichí della comunità di Alto La Sierra nata con la microcefalia, una rara patologia neurologica che causa problemi nello sviluppo cerebrale. Nel 2015, all’età di dodici anni, Juana è stata [aggredita] e violentata. È rimasta incinta. […] Sebbene l’aborto nei casi di violenza sessuale sia legale in Argentina, le autorità sanitarie e giudiziarie locali hanno ritardato le procedure e negato a Juana l’accesso all’interruzione di gravidanza finché la sua storia non è diventata un caso di rilievo nazionale. […] Octorina Zamora aveva sostenuto la famiglia di Juana, come ha fatto con molte altre, anche a distanza di anni dall’abuso. […] La famiglia di Juana si è rifiutata di arrendersi e i suoi aggressori sono stati infine condannati a 17 anni di carcere nel 2019. Non si tratta di un esito comune nei casi di chineo; la maggior parte non arriva mai a processo o si arena tra barriere linguistiche, mancanza di interpreti o pressioni locali, come dettagliato in un’inchiesta ripubblicata lo scorso anno da openDemocracy.

«Un primo passo fondamentale»

Gran parte delle campagne per la nuova legge sono nate dal Movimiento de Mujeres y Diversidades Indígenas por el Buen Vivir (che riunisce almeno 36 comunità appartenenti a più di venti popoli indigeni e ha una portata nazionale). Il movimento si è formato ufficialmente nel 2012, ma affonda le sue radici in precedenti incontri tenutisi attorno ai falò comunitari, quando le donne percorrevano molti chilometri per incontrarsi e condividere i problemi che affrontavano nei loro territori, dalla mancanza di acqua potabile alla malnutrizione infantile. Nel 2019 ha lanciato la campagna #BastaDeChineo (‘basta con il chineo’), creando reti di protezione reciproca e delle proprie figlie, sostenere le vittime e aiutare chi non parla spagnolo a sporgere denuncia. In alcune comunità, le donne indigene si sono organizzate per denunciare ciò che stavano subendo. Nel 2022 le donne e le adolescenti della comunità Wichí di Misión Kilómetro 2hanno indetto una marcia e firmato una lettera aperta in seguito allo stupro e al femminicidio della dodicenne Pamela Flores. Con il sostegno di Octorina Zamora, hanno anche partecipato alla Prima Assemblea delle Donne Indigene della Ruta 81, dove hanno fatto sentire le proprie rivendicazioni alle autorità provinciali e nazionali. Nel maggio dello stesso anno, il Movimento […] ha organizzato il terzo “Parlamento Plurinazionale” annuale a Chicoana, Salta, a cui hanno partecipato oltre 36 delegazioni indigene provenienti da tutto il Paese [“plurinazionale” perché all’interno dello Stato coesistono più nazioni/popoli, ndt]. I delegati e le delegate hanno redatto il Rapporto Chicoana, che includeva la richiesta di misure urgenti contro il chineo; molte delle loro istanze fanno ora parte della nuova legge, [tra cui quella di] consentire alle comunità indigene di partecipare allo sviluppo delle politiche pubbliche. Zamora è morta una settimana dopo.

Poco dopo […], il senatore Cruz ha presentato un disegno di legge al parlamento provinciale di Salta per renderle omaggio e tradurre in legge alcune delle sue idee sul chineo, ma l’iter […] si è bloccato […]. Le attiviste e i gruppi per i diritti umani hanno deciso di adottare un nuovo approccio, presentando un nuovo disegno di legge e rimuovendo i riferimenti espliciti al termine chineo, [sostituendolo con] descrizioni […]. La parola chineo suscita dibattito e controversie ancora oggi [anche fra alcune donne indigene], sostiene l’attivista María Pía Ceballos, una donna trans Wichí Ava Guaraní della città di Tartagal, nella provincia di Salta. «Alcune […] [la considerano] una parola sporca, che le colpisce emotivamente. All’interno del Movimento spieghiamo che questo concetto descrive una pratica di violazione sessuale coloniale e patriarcale che deve essere chiamata con il suo nome» […].

Tra il 2023 e il 2025, il disegno di legge è stato discusso con le leader indigene, le organizzazioni femministe e gli attori dei diritti umani. L’organizzazione Na’ Nechepa (‘Alziamoci’), guidata da Tujuay Zamora, la Fondazione Juala e diverse leader locali hanno presentato emendamenti al disegno di legge. Sebbene accolga alcune delle loro richieste, […] «la legge ha subito diversi tagli su punti importanti, come la riparazione economica e giudiziaria», ha dichiarato Tujuay Zamora.

Una piattaforma di lotta

Il Rapporto Chicoana […] chiedeva [anche] che fosse vietato operare nei territori indigeni alle «istituzioni e ai gruppi religiosi […] complici» del chineo e alle aziende i cui dipendenti avessero commesso violenze. Pretendeva che gli agenti di polizia e il personale militare macchiatisi di chineo fossero perseguiti, condannati e congedati con disonore, e che i funzionari pubblici esecutori, complici o facilitatori del chineo fossero perseguiti giudiziariamente. Chiedeva inoltre che «tutti i beni degli stupratori» venissero confiscati e destinati alle vittime come risarcimento. Il rapporto affermava anche che le donne dovrebbero essere «le beneficiarie e le amministratrici dei programmi di assistenza alimentare e sociale», come Ceballos ha spiegato: «Abbiamo casi in cui i camionisti che trasportano gli aiuti alimentari arrivano nelle comunità e chiedono ragazzine in cambio della consegna delle provviste. E alcuni capi le consegnano». Tujuay Zamora ha ricordato che sua madre fu testimone di tali abusi negli anni ’80. «Durante il ritorno alla democrazia in Argentina, Octorina denunciò che quando venivano distribuite le scatole del Piano Alimentare Nazionale, alcuni camionisti palpeggiavano bambine di dieci anni […] o barattavano il cibo in cambio di sesso». […]

Donne che illuminano

La visione del mondo del popolo Wichí, antecedente alla colonizzazione spagnola, narra che le atsinay katés (donne stella) sono custodi della saggezza ancestrale e pilastri fondamentali della comunità. Fabiana Ibarra, membro del Movimento delle Donne e Diversità Indigene per il Buon Vivere, è una di loro. Nel 2006, quando Ibarra aveva tredici anni, fu fermata da un hätäy – la parola in lingua Wichí usata per indicare l’uomo criollo, che significa ‘demone bianco’ – [che ha abusato di lei]. Ibarra ha cercato di denunciare la violenza sessuale, ma si è scontrata con le barriere linguistiche [che esistono] con la polizia di lingua spagnola. «Nessuno mi capiva fino in fondo […]. Hanno raccolto la denuncia con quel poco che erano riusciti a comprendere, [ma] non c’è stato alcun seguito al caso». Il procedimento è stato archiviato; l’uomo aveva parenti tra le forze dell’ordine e Ibarra non ha mai ottenuto alcun risarcimento. Poco tempo dopo ha imparato lo spagnolo da autodidatta. Ciò che è seguito sono stati anni di lotta e dolore, che hanno iniziato ad attenuarsi quando ha incontrato altre sorelle Wichí che avevano vissuto esperienze simili. Oggi Ibarra è una donna stella che guida chi non riesce ad esprimersi in spagnolo davanti a medici, agenti di polizia o funzionari giudiziari, […] e afferma: «Mi sento la voce delle sorelle che non possono parlare».

(openDemocracy, 8 luglio 2026)