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Qualche giorno fa ho visto al MASI di Lugano K-NOW! Korean Video Art Today, otto voci della videoarte sudcoreana contemporanea, e conviene affrettarsi perché chiude il 19 luglio. La segnalo perché le artiste in mostra guardano la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, dalla parte di chi con le macchine lavora e ci fa i conti ogni giorno, e da lì aprono domande che la discussione corrente sull’IA raramente sa porre.

L’opera che affronta più direttamente la vita dentro un mondo calcolato è Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim. Protagonista è Ernst Mo, una rider che sfreccia in una Seoul ricostruita tra riprese reali e animazione 3D. Un errore del sistema di consegne la sdoppia su due linee temporali e la fa incontrare con la propria controparte, En Storm, anagramma del suo nome e della parola “monster”. Nata durante la pandemia, l’opera mette in scena la gig economy, il lavoro a chiamata gestito dalle piattaforme: la protagonista segue istruzioni automatiche che ignorano sempre più il suo corpo nello spazio, e l’ottimizzazione continua dei percorsi la conduce in una dimensione sospesa, dove spazio e tempo sono ridefiniti da un algoritmo. Kim, che lavora con intelligenza artificiale e motori di videogiochi attingendo al fumetto, alla filosofia, alla fisica, mostra come si costruisce la realtà nell’era dell’accelerazione tecnologica, e lo fa dando corpo e nome femminile a chi quell’accelerazione la subisce.

Sungsil Ryu con l’opera BJ Cherry Jang inventa il personaggio di una streamer virtuale e lo interpreta in prima persona, facendo satira dell’economia dell’attenzione e della costruzione performativa dell’identità sulle piattaforme di live-streaming coreane. Cherry Jang promette una “cittadinanza di prima classe” e qui la satira si fa critica di una società segnata da gerarchie e competizione esasperata, coreana ma non solo.

Jane Jin Kaisen, nata a Jeju e adottata da una famiglia danese, presenta Offering e Wreckage. Nel primo, un gruppo di apneiste di Jeju esegue una coreografia subacquea attorno al sochang, il lungo tessuto bianco che simboleggia il ciclo vitale e la cura dei legami familiari. Nel secondo, il lamento della sciamana Koh Sunahn, sopravvissuta al massacro del 1948 – la repressione della rivolta di Jeju, migliaia di civili uccisi o gettati in mare – alterna la voce di una madre a quella del figlio mai ritrovato, sopra le immagini di propaganda dell’esercito statunitense. Il mare agisce da archivio di memorie traumatiche e insieme da principio rigenerativo: un lutto recitato da una madre, che diventa memoria collettiva.

Accanto a loro, il collettivo “eobchae” (di cui fa parte Nahee Kim) porta l’IA al centro con ROLA ROLLS: un futuro in cui l’evoluzione umana si ispira alle “epoche” dell’apprendimento automatico (i cicli in cui l’algoritmo ripassa i dati per migliorare le proprie prestazioni): un’evoluzione veloce, programmata, ottimizzata, dove il corpo diventa un dispositivo che supera i propri bisogni biologici in nome dell’efficienza.

La novità che queste artiste portano sta nel loro punto di partenza. Non discutono l’intelligenza artificiale in astratto, al contrario, la interrogano a partire da corpi situati, quasi sempre femminili – una rider, una streamer, delle pescatrici in apnea, una sciamana – e da ciò che nella trasmissione tra generazioni resta vivo o va perduto. Il tessuto bianco di Kaisen, passato di mano in mano sott’acqua, e l’algoritmo di Kim che ottimizza cancellando il corpo, stanno agli estremi delle domande che la mostra consegna a chi la guarda: che cosa tiene insieme l’esperienza, quando a organizzarla è una macchina? E che cosa si trasmette ancora di vivo, quando la trasmissione stessa viene automatizzata?

K-NOW! Korean Video Art Today, MASI Lugano (LAC), fino al 19 luglio 2026

(www.libreriadelledonne.it, 10 luglio 2026)