La proposta di Franceschini: «Ai figli solo il cognome della madre: un risarcimento alle donne»
Claudio Bozza
25 Marzo 2025
dal Corriere della Sera
«Dare ai figli solo il cognome della madre». E poi: «È una cosa semplice ed anche un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico, ma è stata una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere». Al Senato, ieri, si stava svolgendo quella che doveva essere un’assemblea di routine del gruppo del Pd. Ma a un certo punto l’ex ministro della Cultura Dario Franceschini ha sparigliato, spiegando ai colleghi senatori la volontà di presentare «un disegno di legge» per sancire una svolta «dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre». Gli eletti del Partito democratico stavano discutendo delle proposte di legge sul doppio cognome, quando l’ex ministro (e peso massimo dei dem) ha preso in contropiede molti dei presenti, tanto che, quando a ruota è partito il fuoco di fila dal centrodestra, non c’è stata una risposta altrettanto forte dal Pd. C’è però, dall’ala sinistra dem, Laura Boldrini che applaude: «Ne parleremo e troveremo la strada migliore da seguire. Ma quello che è sicuro è che questo tema non si può più rimandare».
Il commento più duro, da destra, è quello di Matteo Salvini: «Ecco le grandi priorità della sinistra italiana: – attacca via social il leader della Lega – invece del doppio cognome, togliere ai bimbi il cognome del padre! Ma certo, cancelliamoli dalla faccia della terra questi papà, così risolviamo tutti i problemi… Ma dove le pensano ’ste idee geniali?». Gli ribatte Annalisa Corrado: «Per Salvini, dare ai figli il cognome della madre significa cancellare i padri dalla faccia della terra – scrive l’eurodeputata del Pd. – Ammette quindi che, per secoli, le donne sono state sistematicamente rimosse dalla storia e dalla memoria formale delle proprie famiglie. Ammette, dunque, la grande ingiustizia che hanno subito». Sarcastica la reazione di Galeazzo Bignami: «Quindi invece che il cognome del padre, gli diamo il cognome del nonno», scrive il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
Critiche alla proposta del senatore del Pd, un po’ a sorpresa, arrivano anche dagli ipotetici alleati: «Io ho fatto un salto sulla sedia quando ho visto la proposta di Franceschini – afferma Alessandra Maiorino, vicepresidente del M5S a Palazzo Madama–. Evidentemente al buon Dario sfugge quanto sia stato difficile già lavorare alla giustapposizione dei cognomi di entrambi i genitori». E poi: «Quindi interpreto la sua proposta come una provocazione, una boutade… Anche perché non si risponde a una discriminazione, sia pur millenaria, con un’altra discriminazione». Anche Carlo Calenda è piuttosto perplesso: «Altre priorità non ne abbiamo? Boh». Dal punto di vista prettamente legislativo, c’è infine l’opinione di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, che non ha dubbi: «Il ddl Franceschini sarà criticabile ed impugnabile per illegittimità costituzionale: introduce una diseguaglianza».