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La rete: un nuovo modo di fare politica e di confrontarsi. Come funziona il confronto nel world wide web? Possono le relazioni intrecciate in internet sostituirsi al faccia a faccia evitando viaggi e spostamenti? Ne abbiamo parlato con Luisa Muraro che definisce internet “un nuovo mezzo dello scambio politico… buono, straordinariamente buono, a patto che venga completato con lo scambio in presenza…” e che a proposito di viaggi e spostamenti annuncia una svolta nel suo agire politico: “è venuto il tempo per me di voltare pagina mettendo fine a questo mio andare invitata in vari posti da sola, in compagnia, all’estero o in Italia…”

“C’è una politica diffusa che in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, è riuscita a mobilitare e incidere con fantasia e libertà nella vita politica del nostro paese. Passa da internet, dalle migliaia di messaggi che in poco tempo riescono a convogliare persone e idee verso un’impresa comune, spesso un appuntamento di piazza, talvolta una performance, una critical mass o altre invenzioni….”, scrive Laura Milani nel suo articolo Tremate tremate le streghe son tornate” pubblicato sul n. 98 di Via Dogana.
E inoltre Sara Gandini nel suo intervento al Femminist Blog Camp ha affermato: “Ci sono molti esempi interessanti che mostrano modalità creative, in cui le donne, ma non solo, fanno invenzioni sulle pratiche anche in questi luoghi. Si tratta di esperienze che spesso nascono o fioriscono tramite la rete, preferiscono l’orizzontalità alla delega e allo schieramento e non riproducono modelli viriloidi nel proprio modo di manifestare dissenso”. E poi a proposito degli scontri nelle piazze dice: “…possiamo toccare con mano che se i media mainstream mostrano solo gli scontri, le sfide, le pratiche più maschili e funzionali al potere, internet dà accesso ad altre pratiche, capaci di articolare il conflitto anche oltre lo scenario dell’appuntamento di piazza, nella dimensione quotidiana, territoriale, culturale, diffusa”.
Sono parole che hanno acceso in me il desiderio di saperne di più. Come funzionano le relazioni in rete? Possono sostituirsi a quegli incontri corpo a corpo capaci di produrre pensiero nuovo e accadimenti inaspettati?
Ho voluto affrontare questo tema con Luisa Muraro, che mi ha concesso un’intervista all’interno della quale, allacciandosi al tema degli incontri virtuali e di quelli in presenza, ha voluto far sapere che per lei è venuto il tempo di interrompere la sua attività politica in giro per il mondo, di voler restare presso di sé, di quello che le capita dentro. “C’è anche il bisogno del silenzio, che in me non è nuovo: ogni giorno, da sempre, devo stare da sola per un certo numero di ore. Ora mi serve soprattutto per ascoltare una trasformazione che avverto in me e per prestare attenzione ai cambiamenti in corso, allo spuntare di nuove idee. Bisogna distillare le tante cose”.


Confrontarsi è necessario perché possano accadere dei cambiamenti. Oggi molte discussioni avvengono in rete ma a mio avviso è molto importante il faccia a faccia. Vorrei sapere cosa ne pensi, come vedi la rete per fare politica e qual è il valore del confronto in carne ed ossa.

Luisa Muraro: “Non si può azzerare lo scambio in presenza. Si tratta di corpi che parlano oltre e insieme alle parole. L’espressione massima del linguaggio dei corpi in presenza sono le effusioni amorose ma anche i corpi che non entrano in contatto fisico, in qualche modo si toccano lo stesso, attraverso la vista, l’udito, l’odorato, attraverso tante mosse che in parte sono inconsce e inconsapevoli. Il linguaggio dei corpi può risultare alle volte un intensificatore del significato delle parole ma in altri casi, viceversa, può accadere che parole intense ne vengano smentite o indebolite. Comunque nel parlarsi in presenza avvengono delle cose.
Per quanto riguarda la rete: io la frequento attraverso la posta elettronica che uso molto e ho relazioni con persone che praticano la rete, come quelle che formano la redazione carnale del nostro sito. Queste persone mi assicurano che la comunicazione in rete non è solo verbale, c’è nel suo linguaggio qualcosa che in qualche modo la completa. Attraverso queste persone io mi considero presente nella rete. Lo sono anche attraverso la mia Avatar, voglio dire che il mio nome e notizie che mi riguardano (alcune false, altre imprecise) girano in rete. La mia Avatar recentemente ha compiuto 81 anni, mentre io ne ho solo (si fa per dire) 71. Scherzi a parte, ritengo che questo nuovo mezzo dello scambio politico sia buono, straordinariamente buono, a patto che venga completato con lo scambio in presenza proprio come facciamo quando c’incontriamo al Circolo della rosa per aggiornare il nostro sito.
Per il movimento delle donne, soprattutto per il femminismo della differenza, la piazza non è molto importante ma è importante il riunirsi, ritrovarsi in luoghi pubblici, crearli se occorre, penso all’Agorà del lavoro e alla stessa Libreria delle donne, luoghi dove conoscersi, vedersi in viso, ridere, mangiare insieme e qualche volta anche litigare. Litigare in rete non è cosa buona, nella mia esperienza. Si può invece litigare costruttivamente in presenza avendo un certo senso della misura. I conflitti in presenza possono essere fecondi”.

Nella tua storia politica hai viaggiato molto. Vuoi svelarci qualche esperienza in cui, a partire da un confronto, da una discussione, è capitato qualcosa cha ha prodotto nuovo pensiero?

Luisa Muraro: “Sì, ho viaggiato parecchio e posso dire che tutti gli incontri muovono il pensiero. Episodi rilevanti li ho in mente e sono davvero tanti. Recentemente, sono stata a Pesaro, nella Casa delle donne, e una ha detto: “La mancanza di linguaggio ti ruba le forze”, cioè: senti che hai le forze, però, se non trovi le parole, le forze si dileguano.
Un fatto per me notevolmente importante è stato incontrare a Venezia, tre anni fa, in un seminario di filosofia diretto dal prof. Vigna (già mio compagno d’università), due giovani studiosi che si sono appassionati al tema della differenza sessuale, Susy Zanardo e Riccardo Fanciullacci. Nel corso di questo seminario ho detto e mostrato in pratica che la differenza si fa conoscere nello scambio dal vivo più che dal ragionamento. A un pensiero oggettivante la differenza sfugge mentre invece si manifesta in un pensiero che è soggettivo e oggettivo insieme. In seguito, i due che ho nominato hanno curato un ottimo libro sulla differenza che vendiamo anche nella nostra Libreria, dal titolo significativo: Donne, uomini. Il significare della differenza.
Un altro incontro fecondo è stato quando Lia Cigarini e io siamo andate a Napoli e abbiamo conosciuto Luisa Cavaliere, che, in quel periodo, lavorava come giornalista. Luisa successivamente è stata impegnata nell’amministrazione della sua città e attualmente è attiva in un’associazione mista, Città sociale, uomini e donne impegnati a curare la civiltà delle donne e del territorio. Ora loro ci invitano a Napoli, ora vengono a Milano. Questo lungo percorso è nato da quel primo incontrarsi, vedersi, parlarsi, rinnovandosi nel tempo.
Tutti gli incontri sono proficui. Ci sono poi i legami con paesi quali la Germania, la Spagna, la Francia e anche in questi casi ci sono momenti di incontro diretto, a tu per tu, e momenti di incontro tramite convegni. L’anno scorso sono stata a un convegno a Parigi su Margherita Porete. Ho incontrato donne che sono della rete femminista ma anche studiose e studiosi di Margherita che danno contributi alla conoscenza e valorizzazione della differenza femminile.
Ogni incontro contribuisce ad allargare e infittire gli scambi: si va in un luogo e si incontrano delle persone che raccontano di altri incontri e di altre persone, già conosciute o ancora sconosciute, c’è tutta una rete che non è solo quella virtuale”.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Luisa Muraro: “Di questo volevo parlare con te. Mi sono spesa molto e ho guadagnato molto, anzi moltissimo. Ho sentito tuttavia che è venuto il tempo per me di voltare pagina mettendo fine a questo mio andare invitata in vari posti da sola, in compagnia, all’estero o in Italia. È un’attività che richiede un dispendio di energie non da poco, bisogna infatti viaggiare, incontrare persone spesso sconosciute o cambiate dall’ultima volta, confrontarsi con contesti che spesso sono diversi da come ce li si aspettava. Per non parlare dei ritorni, cioè della restituzione, solitamente più che sufficiente, ma le cose possono anche non andar bene, possono esserci degli incidenti; in questi casi ci si rimprovera di non aver potuto fare meglio e le energie non tornano indietro. D’altra parte, con gli anni le forze fisiche e mentali sono diminuite, in particolare la memoria: è penoso incontrare donne e non riconoscerle. Per la stanchezza mi è capitato di dover disdire impegni già presi e questo è sgradevole. C’è anche una trasformazione in positivo, per esempio oggi mi sento più a mio agio in pubblico, è vero, ma nello stesso tempo sento che ho voglia di restare presso di me e presso quelle persone a cui sono legata da un lungo affetto e che, conducendo una vita piena d’impegni, trascuro.
C’è anche il bisogno del silenzio, che in me non è nuovo: ogni giorno, da sempre, devo stare da sola per un certo numero di ore. Ora mi serve soprattutto per ascoltare una trasformazione che avverto in me e per prestare attenzione ai cambiamenti in corso, allo spuntare di nuove idee. Bisogna distillare le tante cose.
Detto questo, devo aggiungere che nella prima metà del 2012 ho tre insegnamenti cui fare fronte: nella scuola di scrittura pensante alla Libreria delle donne, con Clara Jourdan, nel master di Annarosa Buttarelli all’Università di Verona, Filosofia come via di trasformazione, e nel master di Duoda, Università di Barcellona”.

Quando si parla di spostamenti è necessario fare una precisazione. Un conto è affacciarsi a nuove realtà per confrontarsi, creare nuovo pensiero, altra cosa è l’andare in giro per esportare i modelli occidentali. In questo caso, tu dici, è meglio restare a casa propria.

Luisa Muraro: “Su questo tema, anni fa, c’è stato un vivace dibattito pubblico con alcune dirigenti del movimento Donne in nero che avevano come pratica quella di andare in luoghi difficili. Sono andate, per esempio, in Libano nei campi profughi palestinesi, in Afghanistan e sicuramente in altri posti. Le missioni delle Donne in nero sono ispirate alle migliori intenzioni del mondo, sono una testimonianza di pace e di vicinanza. La discussione è nata perché sia la iniqua e penosa situazione dei profughi palestinesi sia la situazione turbolenta dell’Afghanistan sono effetti di politiche occidentali sbagliate. C’è questo a monte. Ecco lo schema tipico dell’imperialismo: primo, parte l’esploratore solitario e avventuroso, poi parte la missione scientifica, poi partono i missionari e infine parte l’esercito che pianta la bandiera (francese, tedesca, italiana, Usa…). Tutta la storia occidentale moderna ci vede proiettati verso altri popoli per convertirli alla nostra religione, per rubare le loro risorse, per esportare usi e consumi nostri. Non è contemplata la reciprocità. Adesso arrivano da noi gli immigrati ma come bisognosi, noi invece si andava in territori stranieri come dei portatori di civiltà e salvezza, fino alla fine, fino alla spedizione militare in Libia. Meglio restare a casa nostra, ho detto. Con le Donne in nero volevo discutere, non giudicarle: io stessa sono andata in Burkina Faso, due volte, invitata da un’associazione di quel paese”.

Vorrei approfondire con te un’altra questione. Come mai, nonostante il femminismo della differenza sia un movimento attivo che ha prodotto e continua a produrre effetti visibili agli occhi di tutti, viene quasi ignorato dai media tradizionali, i quali, per giunta, non lo distinguono dal femminismo di Stato? Eppure in rete le cose sono diverse.

Luisa Muraro: “Sono possibili più risposte, una è che bisogna tener conto della profonda novità portata dal femminismo della differenza: si tratta di idee profondamente semplici ma nuove e come tali difficili da intendere e da comunicare. Questa non è tutta la risposta, se ci fosse più buona volontà, impegno, serietà, meno tradizionalismo maschile, andrebbe meglio. Però, in certe persone, in certi movimenti, cresce il desiderio di informarsi e capire”.

Nonostante che le donne abbiano guadagnato libertà e un nuovo senso di stare al mondo spesso in Italia prevale un atteggiamento vittimistico sulla nostra condizione. Alcuni fanno un collegamento tra una certa volgarità dell’immagine femminile sui media con il fatto che ci sarebbero poche donne in politica. In realtà la questione è ben più complessa.

Luisa Muraro: “Sono d’accordo. Il potere non è affatto l’antidoto alla volgarità. Ma c’è un altro punto. Molti dicono: poche donne in politica, e intendono dire: poche donne nei posti di potere. Nel numero di Via Dogana appena uscito, c’è un articolo sulle donne al potere in Germania, sono donne che cercano di fare politica nei posti di potere. Politica e potere sono cose diverse. Donne politicamente impegnate ce ne sono sempre di più anche in Italia, se diamo alla politica un significato autentico, che è di contrastare il potere perché ci sia più giustizia e più libertà. Le donne che si spendono perché ci sia libertà laddove c’era servitù, povertà, sono molte.
La trasformazione in corso nella società è grande. Io penso che non bisogna per forza chiedere riconoscimenti laddove avviene la trasformazione, c’è da leggerla, farla vedere e apprezzare. Poi, un giorno, verranno le ricostruzioni storiche”.

Tu sei alla vigilia di una svolta che riguarda il tuo impegno politico. Quando ti sei congedata dall’insegnamento hai tenuto una lectio magistralis in cui hai fatto una retractatio de L’ordine simbolico della madre. In questo nuovo cambiamento, c’è qualche nuovo spunto o qualche questione che vorresti affrontare?

Luisa Muraro: “Vorrei precisare che retractatio non è una ritrattazione, significa riprendere in mano un argomento già trattato. La studiosa Edda Melon che, a Torino, ha presentato il mio Non è da tutti. L’indicibile fortuna di nascere donna, ha affermato che, in parole più o meno rinnovate, torno sempre sul tema della relazione materna. In questo momento sono sul punto di fare una svolta, sì, ma non sento il bisogno di fare discorsi per congedarmi: mi sposterò molto meno e incontrerò meno persone, ma continuerò a frequentare le persone vicine, restando fedele alle scelte della mia vita. Che cosa ne seguirà, non lo so”.