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Nel mio breve intervento alla redazione aperta Via Dogana 3 del 13 dicembre, su piattaforma Zoom, ho detto «la mancanza alza il desiderio». Che cosa volevo dire? Prima di tutto che la vita, con tutti i suoi imprevisti, compreso il nostro confinamento forzato dovuto al Covid-19, affina i nostri desideri portandoli in alto, a volte fino a Dio. Questo me lo ha fatto pensare anche il recente scritto di Stefania Giannotti dal titolo “Il Dio delle donne” è di nuovo in libreria, pubblicato sul sito il 19 novembre 2020. 

Infatti la mancanza ci scuote sempre, è un renderci conto, un incanalare le difficoltà e il dolore in un “oltre” capace di aprire grandi desideri che ho trovato espressi soprattutto nelle mistiche.

Per quanto mi riguarda la mancanza a cui mi hanno sottoposta le malattie, la vecchiaia e ora il Covid-19 mi ha condotta a cercare l’essenzialità del vivere. In questo caso non mi piace parlare di limiti perché, in quanto donna, nella vita di limiti ne ho dovuti subire anche troppi dalla cultura maschile dominante. Vivere nell’essenzialità è altra cosa: essa ci aiuta a non attaccarci alle cose, alle abitudini, a scoprire nuove possibilità e a contare su quest’ultime. Era dal 2013 che non avevo più messo piede nella Libreria in Via Calvi a Milano perché abito in un’altra città. Purtroppo, dopo quell’anno, sono stata sempre più impedita a camminare e a viaggiare. Il virus pandemico che vieta gli assembramenti e le riunioni mi ha aperto le porte della redazione aperta VD3 in digitale. Sono molti anni che grazie al computer io faccio molte cose, dal mantenere relazioni via mail, al fare la spesa al supermercato in quanto, ora come ora, non riesco a camminare più di cinquanta metri con le stampelle. 

Quando ho saputo che la redazione aperta VD3 sarebbe stata fatta in digitale su piattaforma zoom, la mia felicità è stata grandissima e sono grata alle amiche della Libreria che si sono adoperate perché ciò si realizzasse. Certo, non condivido che la scuola si faccia in digitale, in questo caso la presenza fisica è indispensabile.

Ho detto che la mancanza può portare fino a Dio, ma in questo caso cambia il simbolico: non più l’onnipotente, ma il vero povero Cristo senza dimora che nasce in una mangiatoia, in una stalla trovata lungo la strada, mentre noi rimaniamo attaccati a tante cose al punto che la loro mancanza ci terrorizza, e alla liberazione dell’inutile preferiamo la tristezza di un consumismo da cui, malgrado tutto, non riusciamo a staccarci. 

La mancanza ha a che fare con l’anima e con la differenza di essere donna. È cosa diversa dalla rinuncia e dal sacrificio. In definitiva, il senso di mancanza ci conduce al risveglio del desiderio, al bisogno di relazioni autentiche e libere, perché, come ha detto Ida Dominijanni nella sua relazione di apertura, «la libertà è relazionale».