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La libreria femminista di via Pietro Calvi che «non disdegna qualche giallo»: «Ma la vera ricchezza di questo luogo sono le relazioni»

Mirella Maifreda tra gli scaffali di via Calvi (Ottico/ LaPresse)
Mirella Maifreda tra gli scaffali di via Calvi (Ottico/ LaPresse)

Vorrebbe appellarsi al Quinto Emendamento Mirella Maifreda, e non parlare di sé. Perché «la Libreria delle donne è un luogo anomalo, non di protagonismi ma di impegno e forze collettive». E allora si parte da lì, dalle caratteristiche che rendono la libreria femminista di via Pietro Calvi abbastanza unica. Lei attacca, «a tenerla aperta siamo in dieci, tutte volontarie, diverse per età, formazione, motivazioni». La vera differenza, però, è forse la forma cooperativa, «che implica scelte di gruppo e direzione sempre condivisa, perfino il catalogo è costruito insieme, libro dopo libro».

Lei si definisce semplice turnista, lo è da oltre dieci anni, per tre mattine la settimana. «Frequentavo la libreria dai tempi di via Dogana», dice, «avevo amiche dentro, sapevano che avevo del tempo libero, ho accettato la proposta». Maifreda è laureata in Scienze Politiche alla Statale, tesi in Sociologia, «sui primi fondi elargiti dalla Comunità Europea, in pratica ho studiato l’incapacità italiana di accedere ai finanziamenti o di utilizzarli in modo corretto». Dei lavori precedenti in società private accenna appena, la diverte di più far sapere che ha ricoperto il ruolo di presidente di una microcomunità montana in una valle del Piemonte, «sono piemontese da parte di madre, lombarda di padre, severità sabauda e calvinismo padano», e per evitare fraintendimenti precisa, «non mi hanno trasmesso rigidità ma schiettezza e valori forti».

Si ritorna ai libri. Lei parte alla carica, «affrontiamo il tema scottante senza inutili pudori», dice, «lelibrerie arrancano, o peggio chiudono, e lo abbiamo visto succedere anche a Milano, perché in Italia non si legge e i libri hanno costi esagerati. Ho ammirato la recente intervista di Loredana Lipperini a un collega inglese, il problema della gente che non ama più la lettura è serio, travolgente. Il resto, tutto il bla bla sui librai come facilitatori, come consiglieri, è pura retorica». La discussione si sposta sull’utenza della Libreria delle donne. «Non mancano i clienti di passaggio, ma in generale chi entra qui, ed è indifferente se uomo o donna, lo fa consapevolmente, per convinzione, militanza. E qui interveniamo noi». Ma come, e il discorso sulla retorica della figura del libraio? «È altro, non vengono a chiederci titoli ma conoscenza, siamo interpellate sulle nostre competenze». Dei clienti parla con affetto, «ci confrontiamo con un pubblico di lettori che definirei formati, in grado di affrontare un testo come I vagabondi di Olga Tokarczuk, scrittura estremamente lenta di cui si è persa l’abitudine. Oggi ai giovani piace moltissimo Sally Rooney perché parla con onestà di relazioni e tradimenti», continua, «io faccio notare che sono gli stessi temi di Anna Karenina di Tolstoj, ma vince sempre l’incedere rapido e il respiro contemporaneo». 

Con i ragazzi Maifreda si trova, «è legittimo avere visioni distinte, anche ideologie legate all’età. Io però controbatto, alimento lo scambio, è raro che da noi si acquisti e via, senza parlarsi. La ricchezza di questo luogo sono le relazioni». Ancora di libri. Lei rivela, «il numero delle donne che ci portano i loro manoscritti in lettura è oramai fuori controllo, la solidarietà femminile fraintesa che diventa obbligo, non credo accada in altre librerie». La libreria ha già, fra l’altro, impegni paralleli: le tesi, le richieste di bibliografie, i convegni, ed è autrice di pubblicazioni e della rivista online “Via Dogana”. Per tutto il 2025, inoltre, c’è il calendario di presentazioni, incontri e dibattiti – nella grande sala accanto al negozio e più avanti nel giardino – promossi per il cinquantesimo (a breve uscirà il primo di tre numeri speciali cartacei della rivista). «Siamo monopoliste degli originali di Rivolta femminile e dei testi di Carla Lonzi», ricorda Maifreda, «abbiamo un discreto assortimento di narrativa e saggistica, e siamo rifornite di poesia, oggi poco valorizzata. Siamo una realtà politica, non lo dimentichiamo mai, ma con una visione inclusiva, la nostra impresa di donne vive nella società. La prova? Non disdegniamo qualche buon giallo».

(Corriere della sera – Milano, 24 febbraio 2025)

(*) Mirella Maifreda è una delle dieci libraie volontarie della storica Libreria delle donne, aperta nel 1975 in via Dogana e poi trasferitasi in via Pietro Calvi 29 (libreriadelledonne.it). Laureata in Scienze politiche, è approdata nell’impresa femminista dieci anni fa, dopo essersi occupata di sociologia, aver lavorato in società private ed essere stata presidente di una comunità montana.

Per il cinquantesimo la libreria promuove dibattiti, incontri e presentazioni, e tre numeri speciali cartacei della rivista «Via Dogana».