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Introduzione alla Redazione aperta di Via Dogana 3 La forza delle donne, domenica 12 giugno 2022

Sono nella redazione di via Dogana da qualche mese, da quando è iniziato lo scambio con le ragazze del gruppo Le Compromesse. Come ha detto Traudel Sattler durante lo scorso incontro, con loro è iniziato un percorso che da subito si è delineato come una pratica di parola nel senso del femminismo originario, ovvero uno scambio non codificato e senza un ordine precostituito, ma con un orizzonte preciso, quello di Via Dogana 3, e della possibilità di estendere lo scambio negli appuntamenti della redazione allargata, come oggi qui.

È questo il contesto in cui è stato concepito anche La forza femminile, una sera in cui si parlava delle pratiche in gioco nei piccoli gruppi, della relazione tra donne e, nel momento in cui la parola forza ha fatto capolino tra noi, Emma Ciciulla è intervenuta con slancio a parlare della relazione con sua madre e abbiamo appena sentito quanto è forte, appassionata e coinvolgente la sua testimonianza.

Io credo che quello che Emma ci ha appena detto sia di fondamentale importanza per diverse ragioni. Innanzi tutto, perché marca il rivolgimento e il guadagno sul piano del simbolico portato dal femminismo negli ultimi decenni. Luce Irigaray nel suo libro Il corpo a corpo con la madre ha illustrato magistralmente la distruzione della relazione genealogica tra madre e figlia a opera del patriarcato. Ha messo in luce tutti i segni di sofferenza che hanno afflitto l’esperienza personale e la realtà sociale, segni enigmatici finché non è stata fatta luce sulla violenza profonda portata dalla distruzione della relazione genealogica madre-figlia. Luisa Muraro nel suo libro L’ordine simbolico della madre invita a tornare alla madre, ad avere riconoscenza verso di lei e verso le altre donne che ne continuano l’opera, a costruire una genealogia. In altri termini, sottolinea la necessità di imparare a praticare la relazione con la madre nella vita adulta. Questi sono gesti che portano a sottrarsi all’ordine simbolico maschile, rendendo così possibile la dicibilità dell’esperienza femminile.

È interessante rileggere il numero 55 di Via Dogana, del 2001, intitolato Dedicato alla forza femminile. In particolare, nell’articolo di Montserrat Guntín y Gurguí è evidente che il pensiero di Luisa Muraro e Luce Irigaray sono il lievito di una trasformazione irreversibile, ma l’esperienza del rapporto con la madre reale è segnata da contraddizione e dolore: “il mio amore per lei si trasformò in un odio che raggiunse più o meno la stessa enormità che aveva avuto il mio attaccamento”. Nondimeno c’è la consapevolezza, unita a un gesto intenzionale e deliberato, di strapparsi al destino di un rapporto dicotomico che prevede solo l’assoluto dell’amore e dell’odio, l’obliterazione della relazione, dando senso e misura alla relazione con la madre, perché “permette la relazione con la vita e con le e gli altri, apre al circolo virtuoso della forza che mi portò al mondo… la stessa che mi ha portato fin qui”.

Emma ha mostrato che si è compiuto il passaggio a una relazione armoniosa con la madre che fa guadagnare nello stesso tempo indipendenza simbolica, quindi il rapporto madre-figlia fa ordine laddove regnava disordine e negazione, è significato nel senso della differenza sessuale, è al di fuori dell’ordine patriarcale. Di più, dove c’era intenzionalità e sforzo per riconoscere la madre, oggi c’è una realtà differente, modificata, in cui amore e riconoscenza per la madre sono possibili, insomma, una realtà che non cancella più il rapporto madre-figlia.

Un’altra ragione per cui quello che ci ha detto Emma è importante attiene all’ordine sociale, riguarda cioè le modalità in cui l’ordine simbolico si traduce nel mondo e anche come viene veicolato dai media. Nel mese di marzo del 2021, il numero 1399 di Internazionale si intitolava Le ragazze sono forti e presentava un’inchiesta dell’Economist, una serie di interviste a ragazze in Europa e negli Stati Uniti, evidenziando la bellezza, la forza e la potenzialità delle giovani donne, oggi, in Occidente, anche se non mancano le difficoltà. Vi si legge: “Le ragazze vogliono cambiare il mondo e pensano di poterlo fare”. Le ragazze sono dappertutto, con i loro desideri e le loro ambizioni, dico io. Luisa Muraro commenta in questo modo, in un articolo scritto per il sito della Libreria delle donne: “Quasi senza saperlo, il discorso mediatico comincia a rendersi conto del segreto racchiuso nel cambio di civiltà di ragazze baldanzose e insieme pensose, capaci di amicizie profonde e durature, che coltivano la fiducia reciproca, e nelle madri vedono delle alleate e dei modelli…” (Luisa Muraro, Finalmente si comincia a capire, 11/3/2021). È quello che oggi abbiamo visto in atto nel discorso di Emma.

Però non va tutto bene: c’è una guerra nel cuore dell’Europa, di cui non vediamo la fine, c’è la crisi economica e quella ambientale. Ho riletto i quaderni di via Dogana sulla guerra[1], articoli scritti dopo l’11 settembre e allo scoppio della guerra in Iraq nel 2003. Molte riflessioni hanno come punto di partenza la storica estraneità delle donne dai luoghi di potere, che dà loro una particolare posizione fuori campo, un vantaggio nei contesti in cui i rapporti di forza sono il metro delle relazioni umane. Viene messo in evidenza che le donne mostrano un modo diverso di agire nel mondo, portano un’altra misura. In questi 20 anni le cose sono cambiate e la situazione è molto più sfumata, è meno netta, è attraversata da contraddizioni profonde.

La più importante mi sembra questa: Lia Cigarini, in una riunione di via Dogana[2], ha affermato che oggi le donne ci sono e portava esempi di circolazione dell’autorità femminile durante la crisi pandemica, sia a livello del sistema sanitario che a livello europeo, con la gestione politica della crisi da parte di Angela Merkel, Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, che si sono mosse prima trovando un accordo tra loro e poi contrattando con gli uomini. Lia sottolinea che sono donne di potere che non vanno dietro agli uomini e stanno in relazione per contrattare meglio con gli uomini.

In questo momento di guerra stiamo assistendo però a qualcosa di diverso: le donne ci sono, sono a capo di paesi europei (mi riferisco a Sanna Marin, premier della Finlandia, e Kaja Kallas, premier dell’Estonia[3]) e sono però all’interno della logica dei rapporti di forza e di potere, l’una richiedendo l’ingresso del Paese nella Nato, l’altra reclamando più truppe dell’alleanza atlantica ai confini con la Russia. Entrambe affermano di essere dalla parte giusta della storia, guidate dalla dicotomia amico/nemico, che non può che alimentare la violenza cieca e insensata della guerra.

La situazione, quindi, presenta delle contraddizioni importanti e domanda pensiero politico, come dicevo prima, nuove parole e nuove pratiche, perché la forza guadagnata sia davvero trasformativa. Lascio ora la parola a Livia Alga di Diotima per il suo intervento.


[1] Guerre che ho vistoFare pace dove c’è guerra

[2] Lia Cigarini, Autorità femminile, #VD3 20/10/2020

[3] Laura Colombo, Se le donne arrivano al potere, libreriadelledonne.it 29/4/2022