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24 luglio 2026, lettera di sostegno alla legge di iniziativa popolare “Istituzione del Dipartimento della Difesa civile, non armata, non violenta”

Viviamo in un tempo in cui si tende a identificare il concetto di difesa con quello di difesa armata, operando una sovrapposizione che è frutto di una narrazione in cui la forza militare viene presentata come condizione necessaria e sufficiente in grado di prevenire e rispondere a ogni minaccia.

Questa visione è tutt’altro che unanimemente condivisa. Numerosi studiosi e studiose, insieme a protagonisti della riflessione scientifica, spirituale e politica, hanno proposto prospettive teoriche differenti e letture più articolate e complesse degli scenari nazionali e internazionali, sperimentando modelli alternativi per affrontare e risolvere i conflitti.

Costruire la pace, non solo dichiararla

Per vivere in uno stato di pace stabile e duratura, non basta dichiarare che non si vuole la guerra. La pace va costruita e agita, come hanno testimoniato figure diverse, da Gandhi ad Aldo Capitini e Johan Galtung, uno dei fondatori degli studi sulla pace.

Come si può cogliere in diversi documenti dell’ONU, ed in particolare nella risoluzione dell’Assemblea Generale del 2016 sul diritto alla Pace, pace «non è solo l’assenza di conflitti, ma richiede anche un processo partecipativo positivo e dinamico in cui il dialogo è incoraggiato e i conflitti sono risolti in uno spirito di comprensione reciproca e cooperazione».

E il primo passo per costruire la pace è riconoscersi come soggetti attivi di questo processo, che chiama in causa tutte e tutti. Scardinare la logica del nemico non significa ignorare la minaccia: significa avere più strumenti per rispondervi, più intelligenza collettiva per prevenirla, più coraggio istituzionale per trasformare i conflitti attraverso la ricerca di equilibri alternativi invece di amplificarli e radicalizzarli.

Le strade alternative esistono

Numerose testimonianze evidenziano i danni permanenti lasciati dalle guerre, che raramente pongono fine ai conflitti. Le ricerche comparative di Erica Chenoweth (Harvard Kennedy School, 2008-2023), su oltre un secolo di conflitti, mostrano l’efficacia dei movimenti di resistenza nonviolenta organizzata, anche nel confronto con quelli armati.

Diverse evidenze storiche lo confermano: dalle più note, come la lotta di Gandhi per l’India indipendente o la resistenza nonviolenta di Nelson Mandela contro l’apartheid in Sudafrica, ad altre meno conosciute come, ad esempio, il contributo di Johan Galtung alla risoluzione di un decennale conflitto armato tra Perù ed Ecuador attraverso la creazione di un’area naturale protetta binazionale.

In questa direzione, la società civile ha dato impulso a varie iniziative volte a sostenere la costituzione di strumenti e istituzioni per la promozione di una cultura della pace e della nonviolenza.

Clima, salute, sicurezza, ecosistemi: un unico orizzonte

I conflitti del XXI secolo nascono da squilibri profondi e si alimentano sempre più di nuove forme di conflittualità. Scarsità di acqua, terre aride, competizione per le risorse, migrazioni, stili di vita che minano la salute umana e più in generale la salute del pianeta. La crisi climatica è essa stessa una forma di violenza strutturale globale: lenta, diffusa, sproporzionatamente devastante per i soggetti più vulnerabili. La pace, la salute e la cura della Terra non sono obiettivi separati: sono la stessa cosa, vista da angolazioni diverse. E questo richiede di ripensare i modi e le forme della difesa rispetto ai secoli passati.

Perché sosteniamo la proposta di legge per l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta

All’interno del CNR e del mondo della Ricerca sono attive ricercatrici e ricercatori che ritengono possibile e promuovono uno sviluppo etico e sostenibile della società fondato sulla giustizia sociale, sul rispetto e sulla nonviolenza, con modalità e percorsi anche molto diversi tra loro.

Come ricercatrici provenienti da diversi ambiti disciplinari, impegnate nello studio e nella promozione della pace nelle sue molteplici forme, sosteniamo la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, e affermiamo che costruire la pace è una responsabilità individuale e collettiva, sancita anche dalla nostra Costituzione. L’articolo 52 afferma che la difesa della Patria è “sacro dovere” di ogni cittadina e cittadino – non solo delle forze armate. L’articolo 11 sancisce il ripudio della guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Importanti pronunce della Corte costituzionale, in particolare la sentenza 164/1985, hanno differenziato concettualmente e istituzionalmente il servizio militare dal dovere di difesa della patria, che spetta a tutti e tutte.

Questa proposta di legge introduce strumenti concreti per una difesa sganciata dall’uso delle armi: un Dipartimento dedicato; Corpi Civili di Pace; un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo; una dotazione finanziaria stabile, alimentata anche dalla scelta volontaria dei contribuenti.

Sottoscriviamo la proposta di legge e invitiamo a fare altrettanto, continuando ad impegnarci per una ricerca pubblica che si assuma la responsabilità che le spetta: raccogliere dati su origini e conseguenze dei conflitti, smontare le narrazioni belliciste e mettere in evidenza i tanti interessi in gioco, ponendo la conoscenza al servizio della collettività. La pace – come ogni fenomeno complesso – richiede studi, elaborazioni, dati, metodi, formazione, strumenti; questa legge istituisce norme in questa direzione: un sistema di difesa civile e nonviolenta che sappia prevenire, mediare e proteggere dai conflitti attuali e futuri, presidio di giustizia sociale e ambientale.

Firmiamo, e invitiamo colleghe e colleghi a fare lo stesso.

Alcune ricercatrici del Consiglio Nazionale delle Ricerche,

ADRIANA VALENTE, Roma – ALBA L’ASTORINA, Milano – ALESSANDRA PUGNETTI, Venezia – ARIANNA DI PAOLA, Roma – CHRISTINE NARDINI, Roma – CLAUDIA PENNACCHIOTTI, Roma – GRAZIELLA TALLARDA, Agrate Brianza (MB) – PAOLA LETARDI, Genova – SILVIA CARAVITA, Roma – VALENTINA TUDISCA, Roma

Firma la proposta di legge:

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008

Campagna e approfondimenti:

www.difesacivilenonviolenta.org

Condividi questa lettera nella tua rete accademica, istituzionale e personale.

Ogni firma è un laboratorio di pace.

Per eventuali comunicazioni con il gruppo scrivere a:

paola.letardi@cnr.it

arianna.dipaola@cnr.it