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Da il Gazzettino – Battaglia di una madre veneziana contro il tribunale che ha ordinato che sua figlia di otto anni venga portata ogni giorno in una casa-famiglia. Il giudice ha autorizzato anche l’uso della forza. La vertenza perché sono impediti i rapporti con il padre. Anche Nordio investito del caso

«Il giudice dichiara il provvedimento immediatamente esecutivo, autorizzando l’uso della forza pubblica e/o ufficiale sanitario per la sua attuazione». A otto anni, ogni giorno, una bambina verrà dunque prelevata – anche con la forza – dalla casa dove ha finora vissuto con la madre, sulla terraferma veneziana, portata in una casa-famiglia e ricondotta nell’abitazione di sera. Una battaglia prima familiare (anche se una famiglia completa non c’è mai stata, visto che il papà avrebbe voluto far abortire la madre) e poi legale che si trascina da almeno sette anni, il cui atto esecutivo è stato emesso pochi giorni fa dal Tribunale di Venezia, togliendo la piccola alla mamma che l’ha fatta nascere e crescere per buona parte del giorno. Un caso che è da tempo sul tavolo della Commissione parlamentare sul femminicidio e per il quale è stato investito anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Allo scoperto

Frida, la mamma, era stata per lungo tempo in silenzio su questa vicenda, ma di fronte alla decisione del Tribunale ha deciso di uscire allo scoperto, raccogliendo il sostegno di parlamentari e politici che ora chiedono di fare luce sulla vicenda. «Affronti la gravidanza da sola, partorisci da sola, cresci la tua creatura da sola. Siete una famiglia monogenitoriale a tutti gli effetti. Poi entri in tribunale e, nel tritacarne dell’articolo 250 (riconoscimento tardivo) e della legge 54/2006, tua figlia perde di colpo l’identità, la madre, il suo ambiente di crescita, tutta la sua vita» denuncia Frida. «I giudici di Venezia continuano a sostenere un rapporto obbligato tra una figlia e un padre, divenuto tale attraverso un riconoscimento tardivo e senza prova del Dna, che per la stessa bambina è un estraneo – spiega Veronica Giannone, candidata per Vita ed ex deputata 5 Stelle – La donna è accusata da una perizia di essere “madre alienante”, costrutto ascientifico non riconosciuto né in termini legali, né scientifici o giuridici – prosegue – ma continua a chiedere che la figlia possa essere ascoltata, mentre il tribunale non ritiene fondata la richiesta materna. Anzi, dispone la collocazione extrafamiliare diurna, l’iscrizione obbligatoria a scuola, sebbene la bambina abbia sempre svolto istruzione parentale come previsto dalla Costituzione, superando gli esami, dispone che i servizi sociali affidatari organizzino le visite al padre, e il pagamento di migliaia di euro per spese di lite».

Un “genitore alienante” sarebbe quello che alimenta l’astio e il rifiuto verso l’altro genitore, ma Frida, docente quarantenne molto stimata, ha cresciuto in solitudine e solo con l’amore l’unica figlia che ha avuto, poiché il padre biologico – docente universitario – voleva imporre alla donna di abortire, salvo poi, quando la piccola aveva quasi un anno, cambiare idea e chiedere il riconoscimento della paternità e avviando la battaglia legale. In tutto questo, denuncia la madre, «mia figlia è stata zittita, trattata come una bambola di pezza che i servizi sociali di Venezia hanno il compito di piazzare in una struttura diurna usando anche la forza pubblica». E sull’accusa di violenze passate subite dal padre, la giudice avrebbe parlato di “componente mitologica” da parte della madre, «nonostante la certificazione agli atti del Centro antiviolenza che mi segue e che non è stato interpellato», aggiunge mamma Frida.

«Violenza istituzionale»

«Siamo davanti al caso di una mamma a cui è stata letteralmente sottratta la figlia. – commenta Pina Picierno, eurodeputata Pd e vicepresidente del Parlamento europeo – Gli atti del tribunale devono essere acquisiti dalla Commissione parlamentare sul femminicidio. Si tratta di un caso di vera e propria violenza istituzionale che ha condannato Frida a essere bersaglio di vittimizzazione secondaria, un fenomeno che purtroppo sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di donne. Bisogna ascoltare le ragioni di Frida e intervenire per garantire il diritto a essere mamma e, allo stesso tempo, occorre un profondo processo di revisione del testo della legge sul riconoscimento». «Si tratta di tutelare una bambina e sua madre che a questo punto rischiano la separazione, com’è già accaduto in molti casi simili. – aggiunge il Movimento per i diritti delle donne – Ci sono problemi evidenti anche nella riforma Cartabia che non vanno nella direzione dell’interesse della protezione dei minori».

Ma gli appelli arrivano anche in Comune di Venezia con Monica Sambo, consigliera comunale Pd: «Questo è uno dei 36 casi esemplari di vittimizzazione secondaria da parte delle istituzioni. Da tempo abbiamo chiesto al sindaco di Verona, Luigi Brugnaro, di incontrare questa mamma, anche perché il Comune è sempre stato coinvolto in questi anni nella vicenda. Oltre alle dichiarazioni per il contrasto alla violenza contro le donne, ci vogliono anche i fatti».