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Un omaggio a Luisa Muraro, filosofa, femminista e cofondatrice della prima libreria femminista in Italia, la Libreria delle donne di Milano. Alternando il profilo intellettuale alla memoria personale, il testo ripercorre la sua attenzione, profusa nel corso di tutta la vita, al linguaggio come possibile spazio di libertà. La sua eredità viene presentata non come un programma per il futuro, ma come un invito ad approfondire il presente

“L’enigma è del nostro essere corpo e essere parola, insieme”

(Luisa Muraro 1998 [1991] p. 189)

La mattina di sabato 13 giugno è morta a Milano Luisa Muraro, filosofa e femminista. Perdiamo una delle voci più autorevoli del femminismo e della filosofia contemporanea e una testimone del momento dirompente e generativo che è stato il movimento delle donne degli anni Settanta. Già impegnata nel movimento per la pace in Vietnam, nel segno della contestazione studentesca lascia, da assistente e allieva di Bontadini alla Cattolica di Milano, la carriera accademica. Si dedica all’insegnamento nella scuola dell’obbligo, è ingaggiata con la pedagogia antiautoritaria e partecipa insieme a Elvio Fachinelli e Lea Melandri all’avventura editoriale de L’erba voglio. Muraro è tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano, la prima libreria femminista d’Italia, aperta nel 1975 negli storici locali di Via Dogana, in Piazza Duomo, sul modello di quella parigina del Mouvement de libération des femmes. La Libreria delle donne è senz’altro la forma più riconoscibile della fecondità della relazione con Lia Cigarini (1939-2026), avvocata, giurista e figura di spicco del femminismo italiano delle origini, anch’essa mancata poco tempo fa, a fine aprile [1]. Luisa Muraro è inoltre stata, insieme ad Adriana Cavarero e Chiara Zamboni e altre, iniziatrice, nel 1984, della comunità filosofica femminile Diotima all’Università di Verona, ateneo dove ha insegnato per molti anni. Il pensiero della differenza sessuale (edito dalla casa editrice La Tartaruga, allora diretta da Laura Lepetit) è il primo volume con cui si esprime Diotima (1987; 1996), che parla non solo attraverso i testi ma anche nella rivista online Per Amore del Mondo e in momenti di scambio in presenza pubblici quali il Grande Seminario annuale.

Muraro è forse conosciuta maggiormente per L’ordine simbolico della madre (Muraro, 1991), testo seminale dove mostra, intrecciando filosofia, psicoanalisi e racconto, l’originaria alleanza tra essere e logos disponibile alla specie umana in relazione alla madre, figura cardine nel suo pensiero. Figura, non metafora né del femminile né del materno, per dire che il pensiero di Muraro non conteneva alcuna idealizzazione della relazione materna, né normatività rispetto a essa. La pensatrice ha pubblicato moltissimi contributi, nei quali la sua penna non ha sostato solo su questioni di matrice filosofica e politica ma anche di storia (con particolare amore e attenzione alla storia delle mistiche medievali). Menziono La signora del gioco (Muraro, 1976), Maglia o uncinetto (Muraro, 1981), Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista (Muraro, 1985), Lingua materna scienza divina. La filosofia mistica di Margherita Porete (Muraro, 1995), Il Dio delle donne (Muraro, 2003), Al mercato della felicità (Muraro, 2009), Dio è violent (Muraro, 2012), Autorità (Muraro, 2013), L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto (Muraro, 2016), fino al prezioso Esserci davvero (Muraro e Jourdan, 2025), conversazione con Clara Jourdan dove la sua bibliografia vastissima è ragionata e presentata. Il suo pensiero è stato tradotto in diverse lingue; a lei sono stati dedicati volumi di studio e analisi sul suo pensiero e, a sua volta, è stata traduttrice italiana delle opere di Luce Irigaray.

Il mio ricordo viene dal privilegio immenso, che condivido con molte altre e altri, di averla avuta come maestra. Muraro aveva a cuore la costruzione di un buon ragionamento, rigoroso, meglio se pungente e nuovo, meglio se espresso in una forma interessante e mossa, insieme all’essenziale: che chi parlava si facesse sentire e facesse sentire da dove parlava, ma in una tensione che da quel punto potesse spostarla. Il femminismo italiano della differenza lo ha chiamato partire da sé: con alcune differenze questa formula è parente di quella che forse si conosce di più, in quanto estera, delle standpoint epistemologies. Una maestra che voleva insegnare a tutte e tutti, con l’idea di accogliere ciò che c’era da pensare fuori dai templi del sapere costituito, fuori dalle soggettività costituite tradizionalmente come pensanti.

Capitava di incontrarci sul tram nove, che facendo la circonvallazione interna milanese porta a Piazza Cinque Giornate, dove è situata la sua Libreria delle donne, lei con un carrellino di quelli della spesa, colmo di libri e giornali. Se ti guardava con quegli occhi azzurri chiarissimi, sciacquati, ti sentivi vista fin dentro all’anima. Tante lo sanno: ti inchiodava a te stessa, anche con veemenza, e voleva per te che tu fossi più precisa, più vera, più ambiziosa, con le parole e con la tua pratica di vita. Anche insostenibile, quello sguardo e quella richiesta, alle volte.

Rigorosissima ma creativa, con un sapere intuitivo e ispirato che l’apparentava alle mistiche che amava e all’arte, lavorava sul crinale del dicibile, creando corridoi tra parole e l’immensità del silenzio. Insegnava a trovare uno spartito per muoversi con rigore, libertà e felicità nel dicibilmente vero della propria esperienza e così nel mondo. Come, c’è un modo per includere nel parlato anche tutto ciò che da esso sono stata istruita a tener fuori? Questo movimento la spinse più in là, fino alla pratica politica: cambiare il mondo. Così, è stata fautrice, come altre pensatrici, della rivoluzione simbolica e politica che ha contribuito a creare il soggetto femminile.

Oltre alla Scuola di scrittura pensante, per anni ha tenuto a Milano un’Accademia di filosofia per bambine e bambini, gratuita. Quella dell’insegnamento era per lei una vocazione, in obbedienza alla quale ha saputo praticare un modo di trasmettere ciò che non può essere insegnato. La convinceva questa formula, che nell’insegnare come si scrive, o come si può scrivere o come si può migliorare il proprio scrivere, si insegna altro: “perché la scrittura, la parola, attingono a un qualcosa di inesauribile, e quindi nell’insegnarle, nell’impararle, si va verso questo oltre…” [2].

Muraro ha sempre desiderato per il suo corpo studente, a partire dalle periferie desolate in cui ha insegnato decenni fa, che si liberasse anche grazie alla liberazione delle proprie parole. Detestava il conformismo. Il già pensato e il già detto ci assoggettano, ma la lingua che ci dice dove siamo ci fa schivare la cattura del potere. Sarebbe infatti un errore credere che lo spostamento interiore che le pratiche femministe possono provocare stia in una dimensione intimista e individualista; si tratta piuttosto di ristabilire in noi la piena facoltà di un’azione politica, chiarendone la sua radicale vicinanza a quella simbolica, tema che Muraro attraversa per esempio nel pamphlet Dio è violent (Muraro, 2012).

Non si può negare che la mancanza di Luisa generi un senso di perdita, ma la strada, una strada stretta ma dall’orizzonte ampio, è segnata. Non si tratta, potrebbe sorprendere, di un cammino di futuro, non, senz’altro, un futuro inteso come l’indefesso andare avanti, migliorativo, produttivo, orientato al risultato. Laura Colombo, nel commiato a lei dedicato, scrive: Luisa aveva smesso di usare la parola “andare avanti”. Lo disse in piena pandemia. Andare avanti è la parola del resistere, della tenacia, in fondo delle magnifiche sorti e progressive, e lei, che leggeva Leopardi come un grande pensatore, non ci credeva. Meglio andare più a fondo nel presente, diceva [3].

Andare a fondo nel presente significa farsene carico, con lucidità, ripudio per l’ingenuità e un poco di visionarietà. D’altra parte siamo dentro alla politica femminista, che si tramanda un’idea di politica prima (l’espressione è di Cigarini), cioè politica dell’impegno personale per cambiare qualcosa, a partire dalle proprie pratiche, radicate dove si è, non importa quanto circoscritte, mai astratte. Questa politica è giocata nel presente, il che non significa stare nell’economia del ritorno immediato ma piuttosto prendere sul serio la scommessa di cambiamento futuro tanto da renderla già all’opera nell’ora. Così il futuro sarà credibile solo se è all’altezza di un desiderio presente, anche di felicità. Felicità nel discorso politico, che fa corpo con la felicità soggettiva e collettiva: sembra incredibile oggi.

Il femminismo italiano della differenza accorda un primato alle pratiche, questo significa tante cose, tra queste c’è il tener presente il contesto oltre al testo [4]. Esso è un antidoto all’ideologia e alla polarizzazione volgare delle posizioni. Confliggere, è stato detto, significa andare a fondo nel dibattito anche con radicalità senza, però, voler distruggere l’altra, ma c’è anche altro, io credo. Anche amare.

Amare le altre (e gli altri) nei loro difetti e nei loro limiti: anche i limiti delle teorie. Questa è una parte della sua eredità, per me, un’eredità senza testamento (Arendt, 1961; Padoan et al, 2002; Rossi-Doria, 2007), s’intende, e praticabile ancora solo se proteggiamo i luoghi che fanno comunità e ci contengono nel nostro farci e disfarci in relazione. Solo se ci pensiamo parte – protagoniste ma anche responsabili di un mondo comune che pur potendo procedere anche senza di noi, è fatto di noi: noi che non possiamo essere senza gli altri.

NOTE

[1] Di Lia Cigarini si veda, per esempio Cigarini, L. (2022). La politica del desiderio e altri scritti. Orthotes. [Prima edizione 1995 Pratiche editrice].

[2] Luisa Muraro in un dialogo con l’autrice, 2017.
[3] Laura Colombo, Per Luisa Muraro, Libreria delle donne di Milano.

[4] In questo ricordo vorrei sgombrare il campo anche dall’ingombrante malinteso che il femminismo della differenza sessuale sia un pensiero essenzialista. Radicato nel movimento delle donne degli anni Settanta – della seconda ondata, si direbbe secondo una formula storiografica comune ma non priva di problemi – e sviluppatosi poi nel corso degli anni Ottanta, il femminismo della differenza sessuale pone una questione insieme filosofica e politica: la rottura della dominazione del maschile come valore universale. Aprendo un piano alternativo, non complementare, nel discorso, attraversato dalla presa di parola del soggetto femminile, incarnato e in relazione, il femminismo della differenza prefigura anche la presa di parola di altre soggettività. Esso, inoltre, opera sia come lente per rileggere e recuperare vicende e voci minori della storia, sia come taglio per agire nel presente. Storicamente, questa tradizione prende avvio anche da un sentire l’orizzonte dell’emancipazione raggiunta o da raggiungere come insufficiente, e da una lettura dell’uguaglianza come terreno che disegna come desiderabile ciò che è già dato e già pensato, in una costruzione simbolica e politica il cui architetto è il soggetto maschile, assunto come misura unica dell’umano. Infine, ma dovrei dire innanzitutto, il femminismo della differenza si caratterizza per il suo radicamento nelle pratiche politiche, che costituiscono il primo referente e la prima misura del pensiero. Si configura così come una filosofia relazionale della pratica, nella quale l’atto del teorizzare e l’agire politico rimangono costantemente in dialogo e in reciproca trasformazione. La lettura essenzialista della differenza – purtroppo presente e talvolta appropriata da agende reazionarie – tradisce l’originaria natura critica di un’impresa che prende avvio da un corpo sessuato e sempre in relazione. Tale lettura non appartiene alle intenzioni di Muraro, che non è stata l’unica pensatrice della differenza sessuale, né a quelle di molte pensatrici radicali contemporanee che continuano a richiamarsi a questa tradizione come a una fonte di sapienza, anche in virtù del primato accordato alle pratiche politiche che l’ha mantenuta legata al movimento.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Arendt, H. (2006). Between Past and Future. Eight Exercises in Political Thought. Penguin Books [Prima edizione 1961 Viking Press].

Diotima, (1987). Il pensiero della differenza sessuale. La Tartaruga Edizioni.
Diotima, (1996). La sapienza di partire da sé. Liguori.
Muraro, L. (1976). La signora del gioco. Episodi della caccia alle streghe. Feltrinelli.
Muraro, L. (1985). Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista. La Tartaruga Edizioni. Muraro, L. (1998). Maglia o uncinetto. Manifesto Libri [Prima edizione 1981 Feltrinelli]. Muraro, L. (1991). L’ordine simbolico della madre. Editori Riuniti.

Muraro, L. (1995). Lingua materna scienza divina. La filosofia mistica di Margherita Porete. D’Auria. Muraro, L. (2003). Il Dio delle donne. Mondadori.
Muraro, L. (2009). Al mercato della felicità. Mondadori.

Muraro, L. (2012). Dio è violent. Nottetempo.

Muraro, L. (2013). Autorità. Rosenberg & Sellier.

Muraro, L. (2016). L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto. La Scuola.

Muraro, L. & Jourdan, C. (2025). Esserci davvero. Libreria delle donne di Milano.

Rossi-Doria, A. (2007). Dare forma al silenzio. Scritti di storia politica delle donne. Viella.

Padoan, D. et al. (2002) Un’eredità senza testamento. Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne di Milano.

(AgenziaCult, 4 luglio 2026, https://www.agenziacult.it/letture-lente/equita-di-genere/in-ricordo-di-luisa-muraro-montecchio-maggiore-1940-milano-2026/)