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Il 20 aprile scorso è morta Lia Cigarini, avvocata, giurista, una delle fondatrici, insieme a Luisa Muraro, della Libreria delle donne di Milano. Donna di grande passione e intelligenza politica, è stata una delle protagoniste più autorevoli del femminismo della differenza sessuale. Le sue idee, il suo pensiero, i suoi scritti hanno nutrito e orientato generazioni di donne, donne come me, approdate al femminismo quando la libertà femminile era già nata, grazie a lei e ad altre. Tutto ebbe inizio negli anni Settanta con quel gesto politico della separazione (esodo, mossa di lato) dagli uomini e la conseguente costituzione dei gruppi di sole donne. Un gesto che lei in più occasioni e in vari scritti ha definito “imprevisto”, “imprevedibile”, “coraggioso”, “geniale”, “un azzardo”, da cui è nata la politica delle donne, la politica della differenza sessuale, di cui lei è stata maestra e generatrice di pratiche: relazione tra donne, partire da sé, desiderio, disparità, affidamento, genealogia, autorità femminile. «Ho affermato la necessità di imparare a praticare la disparità e ho indicato la strada per farlo: la pratica dell’affidamento a un’altra donna che sostenga il tuo desiderio anche in ciò che ha di sproporzionato. Si costituisce così la figura dell’autorità femminile che sostiene il desiderio femminile senza chiedere di moderarlo. La pratica dell’affidamento richiede che si sappia riconoscere la genealogia femminile, cioè la relazione tra donne e il precedente di forza che rappresentano». Una politica che andava oltre la sorellanza tra donne e l’emancipazione e apriva alla “tessitura” dell’ordine simbolico della madre e all’avvento, imprevisto e impensabile, del soggetto donna, pensante e parlante. Una politica che lei ha portato nel gruppo lavoro che ha fondato nella Libreria delle donne, dando origine a un pensiero originale sul lavoro espresso nel manifesto “Immagina che il lavoro”, scritto da donne per donne e uomini. La mia prima conoscenza di lei è avvenuta attraverso la lettura di suoi scritti in “Non credere di avere dei diritti”, nei vari manifesti femministi dei “Sottosopra”, con cui, insieme ai libri di Carla Lonzi, andavo prendendo coscienza e consapevolezza di me donna. Poi sono venuti i suoi scritti su Via Dogana, rivista delle donne della Libreria di Milano e il suo libro “La politica del desiderio” del 1995, ripubblicato nel 2022 dove sono raccolti anche i suoi scritti dal 1995 al 2020 e una bella intervista a lei di Riccardo Fanciullacci. Nel 2003 accadde che venne, per la prima volta, ad Asolo agli incontri annuali organizzati da Adriana Sbrogiò con le donne e gli uomini di Identità e Differenza, che io frequentavo già da qualche anno. È così che l’ho conosciuta per la prima volta di persona. Per oltre dieci anni, fino al 2018, ho avuto la fortuna di incontrarla e ascoltarla in quel luogo della politica delle donne dove si sperimentava la “relazione di differenza”, di scambio tra donne e quegli uomini che «stavano tentando l’esodo dal simbolico patriarcale». La “relazione di differenza” era stata una sua idea sin dalla fine degli anni Ottanta pensata come condizione necessaria per un cambio di civiltà dopo l’avvenuta libertà delle donne. Relazione da lei cercata, praticata e ribadita fino alla fine. «Oggi l’orizzonte della politica delle donne era ed è un cambio di civiltà. È questo il tema del secolo», ha scritto in un suo ultimo articolo su Via Dogana 3 speciale, pubblicata in occasione del cinquantenario della Libreria delle donne, quasi a voler lasciare a quegli uomini, che le devono molto politicamente, il compito di non abbandonare quella strada, avendo notato negli anni «un interesse sempre più scarso» da parte loro e un rinchiudersi “tra uomini”. Donne come Lia Cigarini sopravvivono alla morte se chi resta sa fare tesoro della sua storia e del suo pensiero, passando il testimone alle nuove generazioni di donne e uomini. Ciao Lia.

(L’Altravoce il Quotidiano, rubrica “Io Donna”, 3 maggio 2026)