Il volto invisibile del riarmo
Presidio Donne per la pace di Palermo
16 Luglio 2026
Volantino di invito al presidio per la pace di venerdì 24 luglio 2026 a Palermo, in piazza Massimo, dalle 18.00 alle 20.00
In questi giorni il caldo toglie il respiro. Le città diventano fornaci, i boschi bruciano, la siccità avanza. La crisi climatica non è più una minaccia lontana: è il nostro presente.
Eppure c’è una fonte di emissione di cui si parla pochissimo: quella prodotta dalle guerre e dalla corsa al riarmo. Mentre i governi europei e la NATO rilanciano gli investimenti negli armamenti, una domanda resta fuori dal dibattito: chi paga davvero il costo delle guerre?
Lo pagano le popolazioni colpite, i territori devastati. Ma lo paga anche la Terra.
Ogni bombardamento libera nell’atmosfera enormi quantità di gas serra, incendia foreste, contamina acque e suoli, distrugge ecosistemi e lascia macerie la cui ricostruzione richiederà ancora energia, cemento, acciaio e nuove emissioni.
Siamo abituati a contare le persone morte, ferite o costrette alla fuga. Oggi la ricerca scientifica ci invita a contare anche ciò che non si vede: le emissioni di gas serra e la devastazione degli ecosistemi. Studi coordinati dall’Initiative on Greenhouse Gas Accounting of War e pubblicati anche sulla rivista One Earth hanno iniziato a misurare il costo invisibile dei conflitti ancora in corso.
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Le guerre non sono soltanto una catastrofe umanitaria: sono anche una gigantesca fonte di emissioni che alterano il clima. Eppure le attività militari restano in gran parte escluse dalla contabilità internazionale del clima.
Mentre a cittadine e cittadini si chiedono sacrifici per ridurre le emissioni, i governi investono somme sempre maggiori nella produzione di armi.
Non possiamo affrontare la crisi climatica alimentando le guerre che la aggravano.
Rachel Carson lo aveva già intuito nel 1962: «L’essere umano fa parte della natura e la sua guerra contro la natura è inevitabilmente una guerra contro se stesso».
Nel 2004, ricevendo il Premio Nobel per la Pace, Wangari Maathai ricordava: «Riconoscere che sviluppo sostenibile, democrazia e pace sono indivisibili è un’idea il cui tempo è arrivato».
Se pace, democrazia e sviluppo sostenibile sono davvero indivisibili, allora anche la lotta contro il riarmo riguarda il futuro della Terra. È questa la convinzione che ha animato il 21 giugno, a Roma, la manifestazione nazionale “Tessere la pace” promossa da 10, 100, 1000 Piazze di Donne per la Pace.
Non c’è futuro per il pianeta dentro un’economia di guerra. Anche quando tacciono le armi, la Terra continua a portarne le ferite. Disarmare significa proteggere la vita, oggi e domani.
(*) Il Presidio Donne per la pace di Palermo è promosso da: UDIPALERMO; Le Rose Bianche; Donne CGIL Palermo; Coordinamento donne ANPI; Emily Palermo; Governo di Lei; CIF; Le Onde; Arcilesbica; Donne della Comunità dell’Arca; Donne del Movimento nonviolento; Donne del Circolo Laudato si’.
(Pressenza, 16 luglio 2026)