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Le sue sono figure femminili complesse e anticonvenzionali alle prese con relazioni difficili. Sono donne e ragazze che tentano di agire le loro vite nel miglior modo possibile, seguendo una specie di etica personale, che nel tumulto delle passioni e dei desideri arrivano comunque ad una sorta di equilibrio nella concretezza di cambiamenti e di realizzazioni personali: accade nelle loro esistenze, nei momenti più confusi, di agganciare qualcosa, un pensiero, un fatto che permette loro di vedere più chiaramente in se stesse e nei loro desideri.

Per Il piano di Maggie la Miller ha scelto il registro della commedia, come ambientazione il quartiere di Williamsburg, a Brooklyn, nuovo epicentro dei creativi, e per personaggi degli intellettuali: scrittori e docenti universitari colti nelle turbolenti e caotiche dinamiche familiari e relazionali create dalle nuove famiglie allargate. Insistono gli elementi autobiografici – Rebecca Miller è figlia della fotografa Inge Morath e del drammaturgo Arthur Miller – in tracce ormai rarefatte, alleggerite dal tempo e dalla memoria.

Maggie è una giovane donna single molto razionale che sa di poter contare solo su se stessa. Forte è il suo desiderio di maternità ma non sente la mancanza di legami sentimentali, anzi vuole evitarne le complicazioni. Il suo piano è semplice e attuabile: avere un figlio con la donazione di sperma sapendo già chi potrebbe essere il donatore. Un piano che la lascerebbe nella tranquillità della sua ben organizzata esistenza, con buon lavoro e buoni amici su cui contare. Ma niente è più facile nella vita che vedere i propri progetti improvvisamente scombinati da nuovi accadimenti.

È così che l’amore entra nella sua vita e sconvolge la sua razionalità quando incontra John, un professore incaricato nello stesso college in cui lavora. L’uomo, docente di antropologia in totale carenza di autostima, la cui moglie riveste nell’università cariche di maggior prestigio della sua, vede in Maggie, bella, più giovane e più attenta ai suoi bisogni e alle sue ambizioni di scrittore, la donna con cui realizzare la vita a cui aspira. Fra i due scoppia la scintilla. John dice: «In una relazione qualcuno fa il giardiniere e qualcun altro la rosa». Quando incontra Maggie sente che finalmente capita a lui di essere la rosa.

Fin qui la trama svolge un tema classico: l’intellettuale di mezza età, sensibile e in crisi, che si innamora ed è ricambiato da una donna più giovane e più attenta della moglie in carriera.

Miller però non svolge il tema sentimentale. Con un salto temporale di tre anni troviamo infatti Maggie, realizzata nel suo desiderio di maternità con una figlia deliziosa, Lily, sobbarcarsi da sola il carico di un ménage familiare che include i due figli di John e Georgette e il conseguente carico economico, mentre John continua a scrivere il suo eternamente incompiuto romanzo.

Il nuovo piano di Maggie è ora quello di uscire dalla situazione in cui volontariamente e con tutte le buone intenzioni si è cacciata. E poiché la sua natura è gentile, incapace di ferire, volendo far stare bene tutti, oltre che se stessa, il suo piano sarà oltremodo originale.

«Ognuno ha il suo momento» dice un personaggio di Personal Velocity, primo film di Miller visto in Italia, e questa sembra essere la guida su cui si sviluppano ed evolvono le storie dei suoi protagonisti, sia nei racconti e nei romanzi che nei suoi film. Un momento, un pensiero illuminante sul che fare della propria vita. E poi procedere verso il cambiamento, anche se in maniera confusa e incerta.

La Maggie di Miller ha molto della Emma Woodhouse di Jane Austen, che vuole far andare le cose del mondo e le relazioni fra le persone, manipolandole anche, secondo i propri desideri e progetti, in un intento non privo di generosità di rendere il mondo migliore. Ma anche simile alla propria volontà.

Il film è una commedia brillante e sofisticata e si avvale dell’eccezionale recitazione di Greta Gerwig (Maggie), Julianne Moore (Georgette), Ethan Hawke (John).

Rebecca Miller ha scritto e diretto altri quattro film: Angela (1995), vincitore di premi al Sundance Film Festival; Personal Velocity (2002), vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival e del premio John Cassavetes Award agli Independent Spirit; La storia di Jack e Rose (2005); The Private Lives of Pippa Lee (2009).

La Miller è anche la sceneggiatrice del film Proof – La Prova(2005), tratto dall’omonima opera teatrale. È autrice della raccolta di racconti dal titolo Personal Velocity (2001- ed. Fandango) e dei romanzi Le vite private di Pippa Lee (2009, ed. Fandango) e Jacob’s Folly (2013).