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Nella bella introduzione all’ultimo incontro di VD3, Stefania Tarantino ha disegnato una mappa dei suoi piaceri che è risultata un invito per ciascuna ad aggiungerne di altri, di propri.

Il racconto di molte è parso concordare implicitamente con una delle riflessioni con le quali Tarantino ci ha accompagnate nel suo itinerario: la constatazione che i suoi piaceri possono darsi ed essere vissuti solo al di fuori della dimensione economica, al di là di ogni finalità di profitto che il potere è riuscito ad insinuare quasi ovunque nelle nostre vite. Laura Colombo si è chiesta allora dove collocare l’attività della Libreria delle donne di Milano. Ha notato che eravamo lì, presenti e felici per l’incontro in corso, alcune collegate in streaming, perché la Libreria riesce ad esistere nel più generale contesto economico. Mi dico che è proprio il piacere di stare tra donne il nesso che sembra mancare. Non c’è altro che possa giustificare un così grande e ininterrotto lavoro gratuito, tutto quello che è stato necessario a far vivere la Libreria per quasi cinquant’anni, se non il piacere di coltivare relazioni con le nostre simili. Che altro, se no? Relazioni che hanno originato pensiero, imprese e pratiche politiche.

Certo anche di fatica si tratta, ma simile a quella evocata nella introduzione di Tarantino, a volte estenuante ma non forzata, per la felicità di raggiungere una vetta e godere dello spazio che si apre alla visione. Per questo più d’una ha pensato al lavoro di Ina Praetorius che proprio all’economia si dedica per rivendicarne il significato delle origini. Lavoro e fatica di donne, certo, che non prescinde però dal loro piacere, che si fonda sulla cura della casa e dell’ambiente cui l’umanità appartiene, delle relazioni che vi intrattiene, in connessione con l’universo tutto. A me sembra, in conclusione, che proprio i piaceri delle donne possano essere posti alla base dell’economia, possano ispirare le relazioni di lavoro, la qualità degli scambi sociali e quel che abbiamo chiamato cambio di civiltà. Il titolo del fortunato Sottosopra, Immagina che il lavoro, è questo che chiede, che i piaceri delle donne, i desideri che li informano, regolino le relazioni di lavoro e le attività economiche. Che la ricchezza, dunque, si crei a partire dai piaceri delle donne e si distribuisca per alimentarli e sostenerli.

Mai come in questi tempi però, con donne che sulla scena pubblica sembrano replicare gli stessi desideri e destini degli uomini – dallo schierarsi per le “guerre giuste” all’ossequio per riti e costumi politici che nulla hanno a che vedere con la storia delle loro simili – è utile ricordare che tutto quanto detto sopra ha un senso solo per quelle che tengono fermo il rispetto per il loro sesso e rifiutano di essere omologate agli uomini per via di parità e uguaglianza, che si riferiscono alla relazione con le altre e al piacere che ne traggono, per elaborare pensiero e azione politica originali. Una replica dell’universo maschile, pur resa più vivace e brillante dal protagonismo delle donne, non è piacere e ricchezza per noi.