I test di verginità sulle manifestanti sono tortura
Christina Pantzou
29 Gennaio 2026
Storica decisione della Commissione Africana per i Diritti dell’Uomo e dei Popoli in relazione ai tragici e criminali incidenti registrati contro le donne durante la rivolta del 2011.
Le donne si sono trovate in prima linea nel movimento contro Hosni Mubarak. È stata una donna ad accendere la scintilla delle manifestazioni: la ventiseienne Asmaa Mahfouz, co-fondatrice del movimento militante del 6 aprile, che con un suo video sui social media ha invitato i suoi concittadini a recarsi con lei in piazza Tahrir il 25 gennaio 2011, Giornata Nazionale della Polizia, per protestare contro il regime. Tuttavia, fin dal primo momento, le donne ribelli si sono scontrate con la violenza sessuale. Centinaia di attiviste sono state picchiate, umiliate, arrestate, hanno subìto aggressioni sessuali. […]
Il 9 marzo 2011, quando il Consiglio Militare che aveva assunto il potere dopo la caduta di Hosni Mubarak ordinò lo sgombero violento di piazza Tahrir al Cairo – dove la folla rimaneva per protestare contro il “saccheggio” della propria rivoluzione da parte dell’esercito egiziano –, Samira Ibrahim Mahmoud e Rasha Abdelrahman furono arrestate: furono legate, picchiate, colpite con scariche elettriche di taser, insultate volgarmente, e poi un medico le costrinse a sottoporsi a test di verginità davanti ai soldati. Furono rilasciate dopo essere state condannate a un anno di reclusione con la condizionale, tra le altre cose per aggressione contro “soldati nell’esercizio delle loro funzioni”. Si rivolsero alla giustizia egiziana, ma invano. Quasi 15 anni dopo, la Commissione Africana per i Diritti dell’Uomo e dei Popoli (ACHPR), in una decisione emessa lo scorso novembre ma resa pubblica pochi giorni fa (a fine gennaio 2026, ndr), ha dato ragione alle donne.
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Per Alejandra Vicente, direttrice legale dell’organizzazione internazionale per l’eliminazione della tortura REDRESS, che insieme all’Iniziativa Egiziana per i Diritti Individuali (EIPR) ha rappresentato le due donne, si tratta di una svolta, poiché la decisione stabilisce esplicitamente che l’ispezione forzata dei genitali femminili e i test di verginità costituiscono “aggressione sessuale e una forma di tortura”. E ha un impatto su tutto il continente africano, come sottolinea Laura Darwis, dell’Iniziativa Egiziana per i Diritti Individuali, “perché crea un forte precedente legale che potrebbe servire da guida per altri paesi dell’Unione Africana”, dato che casi analoghi si riscontrano dal Marocco fino al Sudafrica e allo Zimbabwe. […]
(Efymerida ton Syntakton, 29 gennaio 2026, traduzione nostra)