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L’artista franco-iraniana ha raggiunto la massima notorietà con il fumetto e poi il film “Persepolis”. Nel 2024 ha rifiutato il titolo di Cavaliere della Legione d’Onore per «motivi di principio»

«Marjane Satrapi è morta di tristezza poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita», si legge in un comunicato diffuso dai suoi cari all’Afp (Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, era morto l’8 aprile 2025 dopo una lunga malattia). Nel suo account Instagram, Satrapi aveva espresso il dolore causato dalla perdita del marito con le parole «I Lost the love of my life» (‘Ho perso l’amore della mia vita’). Secondo Le Point, era ricoverata in una clinica di Monaco di Baviera da circa due mesi.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso le sue «sincere condoglianze» alla famiglia e agli amici della scrittrice, parlando di «una grande artista che ha trasformato un’infanzia iraniana in una favola universale. Con la sua prospettiva infantile, la sua ironia, la sua tenerezza, i suoi demoni interiori, l’autrice ha creato un mondo commovente con cui i lettori si sono identificati».

Cinquantasei anni, nata a Racht in Iran, artista franco-iraniana celebre per il fumetto e il film Persepolis, Marjane Satrapi ha lasciato l’Iran cinque anni dopo la rivoluzione islamica, quando i suoi genitori l’hanno inviata in Austria per sottrarla agli abusi della polizia morale e perché studiasse al liceo francese di Vienna. Arrivata in Francia nel 1994, naturalizzata francese nel 2006, all’inizio del 2025 Satrapi aveva rifiutato la Legion d’Onore per denunciare «l’atteggiamento ipocrita della Francia nei confronti dell’Iran». In un video pubblicato su Instagram, spiegava il suo gesto come «un segno di solidarietà con gli iraniani, soprattutto con le donne e con i giovani iraniani, ma anche con i compatrioti francesi tenuti in ostaggio in Iran». Marjane Satrapi si rammaricava che a «giovani iraniani amanti della libertà, dissidenti, artisti, vengano negati i visti», compresi quelli turistici, mentre i figli degli oligarchi iraniani «se ne vanno in giro a Parigi come a Saint-Tropez senza che ciò ponga alcun problema».

Marjane Satrapi era stata oggetto suo malgrado di una nuova polemica all’inizio del marzo scorso, quando la rete del servizio pubblico France 4 ha trasmesso di nuovo il suo film capolavoro Persepolis, suscitando (surreali) accuse di islamofobia sui social media. Del resto, già al momento della sua uscita, un anno dopo aver ricevuto un premio al Festival di Cannes nel 2008, il film era stato definito dal governo dell’allora presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad “islamofobo” e “anti-iraniano”. Poi era stato vietato in Libano, su pressione di Hezbollah, alleato dell’Iran. Negli album in bianco e nero poi adattati al cinema Marjane Satrapi racconta la repressione del regime degli ayatollah e soprattutto la vita quotidiana degli iraniani, tra arresti ed esecuzioni sommarie.

Nel 2005 un altro dei suoi fumetti ambientato in Iran, Pollo alle prugne, aveva vinto il premio come miglior album al Festival di Angoulême e Marjane Satrapi ne aveva co-diretto l’adattamento cinematografico nel 2011, con un cast che comprendeva Mathieu Amalric, Edouard Baer e Maria de Medeiros.

Marjane Satrapi «era molto malata», ha confidato Azadeh Kian, una «cara amica» dell’artista ai microfoni della radio France Info. L’artista «non era più la stessa» dalla morte di Mattias Ripa, scomparso lo scorso anno a seguito di una lunga malattia. «Si è lasciata morire dopo la morte del marito che adorava. Mi diceva “smetto di lottare, voglio andarmene”», ha aggiunto commossa Azadeh Kian.

Nel 2022 Marjane Satrapi aveva realizzato il video della canzone Barayé, inno della gioventù iraniana cantato da una cinquantina di artisti francofoni, come Benjamin Biolay, Camille Cottin e Chiara Mastroianni, in solidarietà con i ragazzi di Teheran. Due anni dopo, una polemica l’aveva opposta alla deputata ecologista Sandrine Rousseau, che difendeva il velo islamico: «Da quando il velo è diventato sinonimo di emancipazione? Per non essere accusati di razzismo fate il gioco dei fanatici. Che non capiate la situazione e che siate stupidi, ok, tutti hanno il diritto di essere stupidi. Ma in quel caso è meglio tacere».

In un’intervista al Figaro nel 2023, Marjane Satrapi aveva detto: «Io ho due patrie: la Francia, la patria dei diritti umani, e l’Iran, dove sono nata. Vivo contemporaneamente la crisi politica che sta attraversando il mio Paese d’adozione e, nel mio Paese d’origine, una lotta per la democrazia che porterà a un risultato positivo, ne sono convinta per la prima volta. Nel 1979 avevo nove anni quando le donne, tra cui mia madre, manifestarono contro il velo. Al suo fianco c’erano mio padre e alcuni uomini, ancora pochi. Sempre nel 1979, solo il 40% della popolazione in Iran sapeva leggere e scrivere, oggi è più dell’80%. Tra il 1981 e il 1988, la Repubblica islamica dell’Iran ha giustiziato, nell’indifferenza più totale, 20.000 giovani che avevano l’età di coloro che manifestano oggi».

(Corriere della Sera, 4 giugno 2026)