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La notizia dell’Irlanda che ha detto sì al matrimonio omosessuale con un referendum popolare (62,1% dei voti) ha riacceso le speranze di chi vuole introdurre in Italia, paese anch’esso cattolico e tradizionalista, la regolarizzazione giuridica delle coppie dello stesso sesso che lo desiderino. Per sostenerne la necessità, vengono però diffuse informazioni false e controproducenti sulla normativa in vigore, in particolare riguardo al destino dei figli della coppia. Per esempio, ho sentito spesso dire (anche alla radio) che in caso di morte della madre o del padre “ufficiale”, la creatura verrà portata via all’altro genitore e dichiarata adottabile. Non è ciò che stabilisce la legge sul Diritto del minore a una famiglia (l. 184/1983): i minori possono essere adottati anche da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre, e in questi casi l’adozione è consentita anche a chi non è coniugato (art. 44). Questo non vuol dire che non possano insorgere problemi, per esempio un conflitto tra i nonni e la compagna della madre “ufficiale”, in caso di morte di questa madre, ma certo non che la creatura venga dichiarata in stato di adottabilità se c’è chi ha con lei un preesistente legame come l’altra madre o l’altro padre. Quindi vorrei che si facesse più attenzione nel dare le informazioni, quelle sbagliate possono provocare ansie e inutili sofferenze in una situazione ancora abbastanza nuova.

Detto questo, si pone un altro problema, in termini più sostanziali, dato dall’enorme squilibrio giuridico tra i due genitori dello stesso sesso (viventi): uno dei due addirittura non esiste per la legge e dunque per l’ordine simbolico e sociale che essa esprime. Eppure le situazioni di fatto esistono: conosco una coppia di donne che hanno una figlia ma solo una delle due madri lo è ufficialmente, e so di una coppia di uomini che vivono con il figlio di uno di loro ma si considerano padri entrambi. Sono situazioni non vietate, e questa è la cosa più importante perché permette di agire il cambiamento nella pratica e sul piano culturale, che è la cosa più efficace come sappiamo grazie al femminismo. Tuttavia mi domando se l’assoluto squilibrio giuridico non influisca negativamente in un ambito delicato come questo delle relazioni genitoriali, «dove gli angeli esitano».

Non sono mai stata una sostenitrice dell’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Da cinquant’anni nel movimento delle donne lavoriamo a creare relazioni libere tra donne (e tra donne e uomini), legami non previsti dall’ordine patriarcale e non inquadrabili giuridicamente, forme che non hanno bisogno di essere istituzionalizzate. Io sono sempre in questa ricerca, che diminuisce l’importanza simbolica e materiale del matrimonio e della famiglia, per una socialità più libera, governata più dall’autorità che dalla legge. Ma mi rendo conto che quando in tali legami liberi nascono o entrano creature piccole, il rapporto delle persone adulte con queste creature viene inevitabilmente iscritto nelle forme giuridiche previste dall’ordinamento. Così, mentre in una coppia donna-uomo non sposata entrambi sono genitori dei loro figli a tutti gli effetti, ormai, in una coppia dello stesso sesso no, e si crea una situazione magari ben saldata dall’affetto ma certamente difficile da vivere, sottoposta a continue prove, perché il rapporto tra genitori e figli minori è sempre più pervasivamente controllato dalle istituzioni.

Se la legge è ferma, qualcosa però si sta muovendo in ambito giurisdizionale: con un decreto datato 29 ottobre 2014 e depositato ai primi di gennaio 1, la Sezione famiglia della Corte d’appello di Torino (presidente Renata Silva, consigliera Federica Lanza, estensora Daniela Giannone) per la prima volta in Italia ha accolto la richiesta di due donne (indicate come «madre A» e «madre B»), di trascrivere l’atto di nascita del figlio concepito con l’inseminazione e registrato nel Comune di Barcellona. Le due donne, una di nazionalità italiana, sposatesi in Spagna nel 2009 hanno divorziato nel 2014, pur mantenendo la condivisione della responsabilità genitoriale (www.ilsole24ore.com, 8 gennaio 2015). Non so se l’ufficiale di stato civile di Torino ha poi trascritto l’atto, perché il prefetto ne ha chiesto la sospensione in attesa di un parere del ministero dell’Interno, e non ho più trovato notizie al riguardo. Comunque la scelta delle giudici della Corte (che ha ribaltato l’iniziale “no” del Tribunale dell’ottobre 2013) è un fatto e un segno che va nella direzione giusta, secondo me: di dare sicurezza anche giuridica al legame della creatura con entrambi i genitori nelle coppie omosessuali, perché entrambi possano sentirsi tranquilli come genitori, al di là delle vicissitudini di coppia, per dare il meglio di sé come madri o padri.

  1. Per il testo del decreto, vai a http://www.siallafamiglia.it/corte-di-appello-di-torino-decreto-sulla-trascrizione-nel-registro-dello-stato-civile-italiano-di-un-bambino-come-figlio-di-due-madri/ ↩︎