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Nel 1994 Forza Italia andò al governo per la prima volta, il 25 aprile di quell’anno la manifestazione fu una grande protesta contro il nuovo presidente del consiglio e il lunedì successivo, 27 aprile, presi servizio per la prima volta nell’ente pubblico in cui lavoro. Io ero molto politicizzata, molto di sinistra, e molto scioccata che due italiane e italiani su tre lo avessero votato. Mentre mi facevano fare il giro di presentazione alle colleghe e ai colleghi mi domandavo ossessivamente: «Questa sarà una dei due su tre?», «Questo sarà uno dei due su tre?».

Per alcuni giorni mi sono sentita circondata dal “nemico” di destra. Poi non ne ho potuto più e ho deciso di spazzar via quell’idea dal mio cervello perché mi stava rendendo la vita impossibile. Mi impediva di fare conoscenza serenamente con le nuove colleghe e i nuovi colleghi, di farmi insegnare il lavoro, di collaborare con loro, ma non solo: mi avrebbe impedito anche di fare politica con loro. Una volta libera dall’ossessione, scoprii persone forse non abbastanza di sinistra per i miei standard super-selettivi, ma intelligenti, argute, dotate di spirito critico e di buon senso, con cui si poteva parlare e magari anche fare amicizia. Ho poi fatto anche politica sul mio posto di lavoro, dove sono stata delegata sindacale per quattordici anni.

Adesso che al governo c’è la Lega e un suo esponente è ministro dell’Interno, la sindrome da accerchiamento colpisce ancora. Come effetto si attacca chi ha votato a destra benché non fosse nel suo interesse, invece di cercare di capire perché l’ha fatto, e si ribadisce di essere di sinistra come un mantra per scongiurare una realtà in cui la sinistra non c’è più.

Fra noi alcune si sono chieste come contrapporsi alla trasformazione in atto. Non si può, perché la realtà politica a cui eravamo abituate non tornerà, ma anche se lo fosse perché dovremmo voler cristallizzare un mondo patriarcale e capitalista? Non si tratta di riavvolgere il nastro e tornare indietro, ma di cercare di realizzare la trasformazione che vogliamo noi, quella del #metoo, degli elettori irlandesi e dei parlamentari argentini che ascoltano la voce delle donne sull’aborto e di tutti i cambiamenti positivi che comunque le donne in questi anni stanno producendo. Sganciarsi dalla contrapposizione tra destra e sinistra significa vedere che entrambe condividono un patto basato sull’esclusione delle donne e sulla garanzia dell’accesso maschile ai loro corpi e sganciarsi dall’ossessione che rischia di impedirci di fare politica a partire da noi.