Chissà cosa direbbe Lia
Tristana Dini, Ilaria Durigon, Sara Gandini
27 Aprile 2026

La scomparsa di Lia Cigarini ci coglie mentre stiamo preparando il prossimo numero de L’imprevista sul lavoro, una questione che, sotto la luce del simbolico e con il taglio della differenza, ha a lungo appassionato Lia, consegnandoci pensieri e pratiche che continuano ad allargare orizzonti. Nel lavoro, diceva, si aprono quelle contraddizioni a cui dobbiamo guardare perché orientano il senso del nostro muoverci nel mondo.
In verità, non solo discutendo di lavoro ma per ciascuna delle questioni su cui ragioniamo insieme durante le riunioni, tra le nostre parole, nominiamo sempre Lia poiché non c’è stato nodo, questione, che Lia non abbia desiderato attraversare con il suo passo svelto, con la sua visione in positivo, sempre rivolta in avanti.
Noi “nate libere”, figlie del femminismo, l’abbiamo incontrata alla Libreria delle donne a Milano, alla Scuola estiva della differenza a Lecce, a Paestum dove abbiamo potuto sentireil fascino di Lia, del suo formidabile intuito nel comprendere le situazioni politiche, della potenza vitale del suo pensiero, del suo corpo che entrava in uno luogo e vi portava un’energia unica e ineludibile.
A partire da questa forza sprigionata, si è intrecciata tra noi una relazione politica duratura, conoscendoci a Paestum in occasione del convegno Primum vivere (2012) voluto da Lia e da altre iniziatrici del femminismo e seguito l’anno successivo dall’incontro Libera ergo sum (2013). Sono stati due incontri intergenerazionali incredibili nei quali queste donne ci hanno rese partecipi della forza femminile nel collettivo.
Se è vero che il femminismo non desidera inaugurare una tradizione, a Paestum è avvenuta, però, una trasmissione potente che ha segnato indelebilmente le nostre pratiche: quei semi gettati stanno ancora fruttificando in esiti generosi e imprevisti che continuano a nutrire il nostro presente.
Abbiamo ammirato Lia Cigarini insieme a Luisa Muraro, un due che è testimonianza dirompente della potenza politica della relazione tra donne. Quando si è in due è già politica, e quel loro due ha inciso, con ineguagliabile ricchezza, sul simbolico femminile, in un sodalizio che si è fatto moltiplicatore di desideri. Quanto dobbiamo a Lia, a Luisa, a quel loro due. E in questo momento il nostro cuore è con Luisa.
Ci sono stati anni di appassionate redazioni per Via Dogana in cui la loro relazione era il centro da cui nascevano momenti di grandi slanci di elaborazione politica: nel loro scambio sapevano scardinare il pensiero corrente e proponevano letture politiche della realtà impreviste e coraggiose, a cui tutte guardavano, imparando a osservare il mondo con lenti nuove. Dalla Sicilia, alla Sardegna, al Veneto, per arrivare a Barcellona, in Francia… ovunque, il pensiero della differenza si orientava leggendo Via Dogana, i Sottosopra e poi il sito della Libreria delle donne di Milano. I conflitti, pur nelle ricadute dolorose, erano l’occasione per far emergere i nodi e farsi le spalle larghe, perché «il femminismo è un campo di battaglia». Per Lia, in particolare, il conflitto era vitale, non un momento distruttivo, ma fecondo di possibilità.
Il desiderio più grande per Lia era che la pratica politica delle donne diventasse una bussola per tutti, donne e uomini, smascherando così quel senso comune che, ritenendola per donne, ci relegava di nuovo in spazi angusti, non all’altezza della nostra «voglia di vincere». Certo, era necessaria quella presa di coscienza che porta una donna a essere consapevole della propria differenza, e quindi delle genealogie femminili, della problematicità delle relazioni tra donne, o con gli uomini, di chi usa il potere o l’autorità in modo diverso. Questa presa di coscienza continua ad accadere, a manifestarsi nel mondo come libertà femminile, grazie al contributo lungimirante di Lia.
Se, infine, «forza femminile è capacità d’imporre la propria misura del mondo. E misura femminile del mondo è sì esperienza di relazioni tra donne – ma soprattutto precisione nell’indicare quando, dove, come e con chi si acquisiscono e si spendono i guadagni realizzati» (Note sull’autorità femminile, in La politica del desiderio e altri scritti, pp. 99) – siamo qui a indicare il pensiero di Lia Cigarini come inestimabile eredità di tutte, in un confronto che si manterrà vivo: continueremo a confrontarci col tuo pensiero, a chiederci “chissà cosa direbbe Lia”, a cercare le tue/nostre risposte.
(L’imprevista, 27 aprile 2026, https://imprevista.substack.com/p/chissa-cosa-direbbe-lia)