di Katia Ricci

 

Charlotte Salomon 

“Charlotte Salomon (Berlino 1917 – Auschwitz 1943), giovane artista, ebrea, uccisa nelle camere a gas incinta di tre mesi, ebbe un’esistenza travagliata, ma emblematica per la resistenza che oppose alla barbarie dei tempi e al simbolico patriarcale. In esilio per sfuggire alla persecuzione razzista, riuscì a liberare la sua forza creatrice e a inventare un linguaggio artistico complesso. Il suo capolavoro, Vita? O Teatro? è un’autobiografia di circa 1320 immagini a guache, parole e commento musicale, in cui racconta la sua consapevolezza di donna: condanna il nazismo, senza lasciarsene intimamente schiacciare, individuandone la causa nell’autoritarismo, impersonato dalla figura del nonno, e confuta la concezione maschile dell’arte come dimensione elitaria per un’arte strettamente legata alla vita. Tenendo viva nel ricordo la relazione con la madre biologica, morta suicida, e, nella vita, con la seconda madre, con la sua opera lascia l’esempio di un percorso di libertà, per certi versi simile a quello di Etty Hillesum.”

L’interiorità, lo sguardo dentro

Femminile,plurale.

Rassegna in 3 atti a cura di Alessandra Redaelli.

http://www.biffiarte.it/home.php?evento=247

dal 17 gennaio al 9 febbraio 2014

“Dalla Russia… con colore”, personale di pittura di Olga Polichtchouk, pittrice originaria di San Pietroburgo e residente in Italia.

Con profonda sensibilità e spiccata ironia, Polichtchouk fa incontrare nelle sue tele il mondo degli adulti popolato di oggetti d’uso comune e quello di sogno dell’infanzia, trascorsa nella nativa Russia. L’artista trae ispirazione dalle tradizioni popolari e dalle fiabe della sua terra e le sovrappone a scene di vita quotidiana. Nei suoi quadri, le tradizionali “dacie” (le piccole case di legno per le vacanze usate dalla maggior parte delle famiglie russe) sono popolate da animali domestici, uccelli e pesci che “volano” sulla città, con una ricca varietà di stili e atmosfere ed un sapiente uso dei colori, ora caldi e avvolgenti, ora vivacissimi e contrastanti. In sovraimpressione inserisce scritte in russo che riportano filastrocche e storielle ironiche e poetiche inventate dall’artista.

“Una pittura leggera, piena di colore, divertente e divertita, sorretta da un gesto deciso ed efficace cui fa da contraltare una costruzione del quadro ricca e intricata, che non disdegna di trattare persino i luoghi più comuni (paesaggi e motivi floreali) sempre con spiccata originalità”. (Valentina Carrera).

Olga Polichtchouk nasce nel 1957 a San Pietroburgo, dove completa gli studi artistici e collabora già in giovane età con periodici e riviste come illustratrice. Dopo la laurea a pieni voti nel 1986 alla Facoltà di Arte Industriale, è ammessa come designer al programma spaziale sovietico. Nello steso periodo incomincia un’assidua attività espositiva: è di questi anni la partecipazione al Salone D’Autunno nel più importante spazio espositivo della città, “Il Manege”. Nel 1991 si stabilisce a Milano dove comincia ad esporre grazie all’aiuto di Lino Marzulli, uno dei protagonisti della stagione artistica a cavallo degli Anni Sessanta e Settanta e suo grande amico. Ha insegnato pittura all’Accademia del Tempo Libero presso l’Istituto Gonzaga di Milano, dedicandosi nel contempo alla decorazione di interni. Attualmente fa parte dalla Associazione Italiana Acquerellisti. Numerose le partecipazioni a mostre collettive e personali.

Inaugurazione: 16 gennaio, ore 18.30

La Casa delle culture del mondo
Via Giulio Natta 11, Milano
Orari: martedì-venerdì ore 10-18.30, sabato e domenica ore 14-20

dal 16 gennaio  al 15 febbraio 2014
La galleria Riccardo Crespi presenta Le stanze di Mad, una mostra dell’artista Maddalena Sisto.
Giornalista, architetta, viaggiatrice, illustratrice, osservatrice appassionata del suo tempo, Maddalena Sisto ha raccontato, con i suoi disegni, trent’anni di moda, design, costume e più specificamente un mondo femminile che cambiava pur rimanendo lo stesso.

In mostra una serie di opere su carta, differenti per soggetto e tecnica (acquarello, matita, pennarello), ma tutte accomunate dallo sguardo acuto e ironico dell’autrice. L’indagine del femminile, la rappresentazione di stati d’animo universali, i vizi e le virtù contemporanee sono rappresentati in stanze tematiche all’interno degli spazi della galleria con la levità e l’ironia di Mad.

Maddalena Sisto (Alessandria, 1951- Milano, 2000)
Alcune mostre: 2010 Natura e Destino, Galleria Riccardo Crespi, Milano; Volevo le calze nuove, Galleria Riccardo Crespi, Milano, a cura di Francesca Pasini 2009 (Self)Portrait of a Lady, Galleria Riccardo Crespi, Milano 2008 Mad’s Land-Italian fashion. Design and lifestyle in Maddalena Sisto’s drawings, Triennale di Milano – Tokyo, Giappone; Maddalena Sisto, mobili acrobatici. Spazio Colla, Alessandria 2004 Il Mondo di Mad, Triennale, Milano 2002 Il mondo di Mad-Maddalena Sisto torna ad Alessandria, Galleria di Palazzo Guasco, Alessandria 2001 Maddalena Sisto-70 signorine di fine millennio-Addòwaii, Villa Pignatelli, Napoli 2000 Il Bloc Notes di Mad Mode colte al volo da Maddalena Sisto, Complesso di San Micheletto, Lucca 1999 Capricci Botanici, Galleria Nuages, Milano 1998 Maddalenas italianische Kunst, Galleria Grosse Bleichen, Amburgo 1995 Le signore a pezzi, Galleria Slobs, Milano 1987 Anomalie, Palazzo Cuttica, Alessandria 1986 Un tè alla moda, Galleria Lu Austoni, Milano 1985 120 Sorprendenti Signorine, Palazzo del Senato, Milano 1984139 Signorine, Studio Grazia Fava, Milano

da Artribune

dal 16 gennaio  al 16 febbraio 2014

La MuGa Multimedia Gallery è lieta di presentare la prima personale italiana di Joana Corona (1982).

Artista brasiliana che spazia dalla fotografia al video, dall’installazione alla scrittura, Joana Corona fa della complessità e polisemia dei giochi linguistici un tratto caratteristico della sua ricerca che spesso va ad indagare il rapporto tra parola e immagine, tra letteratura, filosofia e arte visuale.

I lavori inediti proposti per MuGa aprono nuovi interrogativi nella sua ricerca e allo stesso tempo si inseriscono in un campo di investigazione che è già stato esplorato dall’autrice.

Per il letto del fiume è un progetto sviluppatosi in seguito ad un lungo soggiorno in Italia e in particolare a Roma, dove sono state realizzate le fotografie e i video. A fare da scenario a questa ricerca sono le acque del Tevere, “letto” simbolico nel quale si svolge un esperimento poetico, – un’azione performativa – che verte sul concetto di lettura come perdita, come mancanza, come impossibilità insita nella lettura stessa data dai limiti del linguaggio, in un gioco tra l’attesa e l’oblio, e tra la tensione inesauribile che lega il detto e il non detto. A fare da guida in questa indagine concettuale, il romanzo teoretico del filosofo e scrittore francese Maurice Blanchot: “L’attente, L’oubli”. Fotografie e videoinstallazioni agiscono su due dimensioni temporali differenti: quella sospesa degli scatti e quella fuggevole dei video, la dimensione lenta dell’attesa e quella violenta della scomparsa.

Una messa in questione del dato – il libro come oggetto – per far emergere nel naufragio il possibile: << I problemi apparsi da questi lavori inediti indicano nuove questioni e al tempo stesso fanno parte di un campo di investigazione che è già stato esplorato dall’artista nel suo percorso, il quale si fa nella tensione tra parola e immagine, e tra l’immaginario letterario e filosofico. In questo caso usa il libro come materia/corpo/oggetto. La poetica, fluida così come un fiume, è di un quasi abbandono e di una certa impossibilità di lettura. >> (Valentina Piccinni)

da Artribune

Sino al 4 febbraio 2014

Christiane Beer e Elena Modorati

Galleria Il Milione, Milano

Due modi di fare arte e di affrontare la scultura. Le opere scelte per “L’istante interminabile”, prevalentemente realizzate negli ultimi due anni, sono rilievi – da parete e da terra – costituiti da piu’ elementi accostati.

La Galleria Il Milione presenta la mostra Istanti Interminabili, con opere di Christiane Beer ed Elena Modorati che per la prima volta si prestano ad un confronto con una serie di opere recenti, proposte in un allestimento pensato per l’occasione dalle due artiste.
Le opere scelte per l’esposizione, prevalentemente realizzate negli ultimi due anni, sono sculture – o, più precisamente, rilievi – sia da parete sia da terra, costituite da più elementi accostati. Christiane Beer (Plauen, Sassonia, 1965) usa il cemento o la ceramica sintetica mentre Elena Modorati (Milano, 1969) adopera prevalentemente la cera alla quale accosta o innesta altri materiali: diversi tipi di carte, metalli, marmo.
Due posizioni distinte le loro, a partire dalla loro formazione: Beer si diploma in scultura con Giuseppe Spagnulo alla Staatlichen Akademie der Bildenden Künste di Stoccarda, mentre Modorati si è laureata in filosofia con indirizzo estetico all’Università degli Studi di Milano.

L’attenzione di Christiane Beer si concentra sulla perfezione delle forme; una sorta di sua geometria mentale la porta infatti a governare la materia e i materiali attraverso una disciplina assoluta del fare. Anche il procedere di Elena Modorati contempla un aspetto mentale, che la porta ad affondare nelle sue fusioni scritti silenziosi, in bilico fra presenza ed assenza, ma in un esito complessivo di effusione e morbidezza.

Nei due campi, così, la partita si gioca fra esperienza e astrazione dell’idea, rigore intellettuale e intensa spiritualità. Le modalità operative sono lente e meticolose, fisiche e contemplative insieme; l’immaginazione oscilla in moto perpetuo fra Classico e Romantico.

Due modi di fare arte e di affrontare la scultura, quindi, complementari: entrambe lavorano per gruppi di opere, definiscono lo spazio e indagano il limite con un atteggiamento che prevede la costruzione di forme impregnate di riflessioni di matrice filosofica, che a volte traspaiono esplicitamente. Forme essenziali, minime, necessarie… quasi degli schermi entro i quali istanti interminabili e sovraumani silenzi vengono bloccati in un attimo di spazio.

Inaugurazione 5 dicembre ore 18

Galleria Il Milione
via Maroncelli, 7, Milano
lun-ven 10,30-13 e 15,30-19 sab su appuntamento. Chiuso dal 23 dicembre al 7 gennaio 2014
Ingresso libero

da 30/1/2014 al 4/5/2014

Micol Assael Hangar Bicocca, Milano Il progetto per HangarBicocca, che comprende alcune delle piu’ importanti installazioni dell’artista e due opere inedite, e’ un percorso che coinvolge gli spettatori in modo fisico e mentale mettendo in gioco in modo radicale la relazione delle opere con lo spazio. comunicato stampa A cura di Andrea Lissoni La mostra La mostra comprende alcune delle più importanti installazioni dell’artista e due opere inedite che occuperanno interamente gli oltre 1800 mq di spazio dello Shed. Micol Assaël, nata in Italia ma vissuta quasi sempre all’estero, si è presto distinta come una delle voci più originali dell’arte europea e ha esposto nelle più importanti biennali e in numerosi musei tra cui il Palais de Tokyo di Parigi e la Kunsthalle di Basilea. Il progetto per HangarBicocca è un percorso che coinvolgerà gli spettatori in modo fisico e mentale mettendo in gioco in modo radicale la relazione delle opere con lo spazio. Micol Assaël (1979) vive attualmente in Grecia. Fenomeni fisici, magnetismo, ingegneria elettrica, così come la loro interazione con il corpo umano, sono elementi centrali nella sua ricerca artistica. La percezione sensoriale, soprattutto quella dello spettatore, è infatti una componente fondamentale per l’artista: le sue installazioni, tanto radicali quanto poetiche, influenzano fisicamente e mentalmente lo spettatore, mettendolo spesso in una posizione di pericolo reale o supposto. Presso HangarBicocca Micol Assaël presenta quattro installazioni essenziali del suo percorso di ricerca e due opere inedite. Ha avuto mostre personali presso la Kunsthalle Basel, Basilea (2007), il Palais de Tokyo, Parigi (2009), Wiener Secession, Vienna (2009), Kunsthalle Fridericianum, Kassel (2009) e MUSEION, Bolzano (2010), e ha partecipato a mostre collettive fra cui la Biennale di Venezia (2003 e 2005), Manifesta (2004), la Biennale di Mosca (2005), la Biennale di Berlino (2006), la Biennale di Sydney e After Nature (New Museum, New York) (2008), Chasing Napoleon (Palais de Tokyo, Paris, 2009)

Responsabile Ufficio stampa – Angiola Maria Gili mob. +39 335 6413100 angiola.gili.ex@hangarbicocca.org Ufficio stampa e web – Stefano Zicchieri mob. +39 334 6160366 stefano.zicchieri@hangarbicocca.org Tel. +39 02 644 231232 press@hangarbicocca.org Inaugurazione giovedì 30 gennaio 2014, ore 19.00 Hangar Bicocca via Chiese 2, 20126 Milano Orari d’apertura: Lun-Mar-Merc: chiuso Gio-Ven-Sab-Dom: 11.00-23.00 Ingresso libero

Brera omaggia la signora della Body Art e storie simili. A Lea Vergine Laurea Honoris Causa in “Comunicazione e didattica dell’Arte”
«Rigorosa e anticonformista, colta e ironica, capace di dialogare da più decenni con la cultura nazionale e internazionale, le sue mostre e i suoi saggi percorrono la contemporaneità e offrono l’occasione di riflettere su comportamenti, passioni, riti, mode. I suoi saggi svelano le trame complesse delle azioni umane: interagiscono con la cultura del passato, parlano del presente e lasciano intravedere il futuro. Una presenza intellettuale che la vede sempre impegnata in prima linea, ponendola tra gli interpreti più fecondi e significativi del dibattito artistico, con la particolare unicità, tipica di ogni artista, di rendere consapevoli». Peccato che però la persona in questione non sia un’artista, bensì una delle critiche d’arte più autorevoli del Belpaese: Lea Vergine.
La precedente motivazione? È per una Laurea Honoris Causa che arriva a riconoscere una grande carriera, data dall’Accademia di Belle Arti di Brera, in Comunicazione e Didattica dell’arte. In più per la critica della Body Art il titolo di Accademico d’Italia. Critica militante, salita alla ribalta delle critiche d’arte italiane nel 1974 con la pubblicazione de Il corpo come linguaggio. Body Art e storie simili, nel 1980 cura a Milano la mostra “L’altra metà dell’Avanguardia”; nel 1990 è commissario alla Biennale di Venezia; nel 1991 il convegno “Arte: utopia o regressione?”, organizzato a San Marino, resta negli annali delle manifestazioni culturali più importanti del decennio, poi è la volta di “Trash. Quando i rifiuti diventano arte”, e poi “Il bello e le bestie” e altri saggi, da Ininterrotti transiti a L’arte in trincea, fino all’ultima mostra, curata con la sua particolare e personalissima maniera, “Un altro tempo.Tra Decadentismo e Modern Style”, al Mart di Rovereto all’inizio di quest’anno. A fare da messi per la consegna del Premio il direttore dell’Accademia Franco Marrocco e il mondo della politica milanese: l’Assessore Filippo Del Corno, Domenico Piraina, responsabile del Polo museale e dei Musei scientifici di Milano e Francesca Alfano Miglietti, docente del dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’arte di Brera, che terra colloquio con la critica, che non tradisce le aspettative, scrivendo di se: «Non mi sono mai sentita un critico, piuttosto una persona che scriveva di cose che non erano e potevano essere». L’appuntamento, con un incontro speciale, è per mercoledì 11 alle 10.30, nell’Aula 10 dell’Accademia.
da Exibart 6 dicembre 2013
dal 28/11/2013 al 11/1/2014

Irene Kung

Fondazione Forma per la Fotografia, Milano

La foresta dell’anima. Tra i primi scatti del suo progetto si trovano gli ulivi ritratti in tutta la loro potenza e maestosita’, presenze uniche che si impongono alla nostra visione quasi all’improvviso, stagliandosi su uno sfondo completamente nero.

“Ho derubato i boschi – I fiduciosi boschi –
Gli innocenti alberi mostravano i loro ricci e i loro muschi
per compiacere la mia fantasia”
Emily Dickinson

Irene Kung possiede un pregio raro: il suo sguardo riesce ad entrare in una relazione empatica con il soggetto fotografato qualunque esso sia. Siamo abituati a conoscerla per le sue città caratterizzate da atmosfere oniriche e misteriose, ma in occasione della mostra di Forma Galleria sarà possibile conoscere un altro aspetto della sua poetica… Il rapporto con la natura e in modo particolare con gli alberi.

Tra i primi scatti del suo progetto si trovano gli ulivi ritratti in tutta la loro potenza e maestosità, presenze uniche che si impongono alla nostra visione quasi all’improvviso, stagliandosi su uno sfondo completamente nero. Osservando questi primi esperimenti è immediato il collegamento con le fotografie degli edifici che l’hanno resa famosa, ma il suo sguardo non si è fermato, ma a continuato ad evolversi. Gli alberi, ancora i protagonisti assoluti, sono ora in balia del vento, accarezzati dalla neve, i loro colori hanno potuto conquistare l’atmosfera circostante e hanno preso il posto del nero assoluto.

In mostra la straordinaria possibilità di vedere alcuni scatti inediti che ritraggono le ultime tappe del viaggio di Irene Kung attraverso La foresta dell’anima.

Irene Kung – Nata a Berna nel 1958, prima di stabilirsi in Italia ha vissuto e lavorato a Madrid e New York come graphic designer, pittrice e fotografa.

Inaugurazione giovedì 28 novembre alle 18.30

Forma Galleria
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 Milano
Orari: martedì a venerdì dalle 10 – 19; sabato dalle 12 – 18
Ingresso libero

dal 28/11/2013 al 8/2/2014

Jana Sterbak

Galleria Raffaella Cortese, Milano

Dai disegni degli anni ’80 alle sculture dell’ultimo decennio. La metafora della condizione umana, soggetto indagato da Sterbak fin dai primi anni ’90, rappresenta il fil rouge della mostra, con un focus sulla difficolta’ di movimento impedito da strutture create dall’artista stessa.

 

comunicato stampa

La galleria Raffaella Cortese è orgogliosa di ospitare, negli spazi di Via Stradella 1 e 7, la terza personale di Jana Stebark, artista ceca naturalizzata canadese, nota fin dagli anni ’70 e ’80 per le sue performance ispirate alle tematiche del potere e della sessualità. La sua produzione è caratterizzata da una grande sperimentazione e spazia dalla performance alle installazioni, dalla scultura al video e alla fotografia.

A seguito della partecipazione di Jana Sterbak alla mostra Les Papesses ad Avignone, nella prestigiosa sede dei Palazzo dei Papi e della Fondazione Lambert, saranno esposti a Milano una selezione di lavori che coprono un ampio lasso temporale, dai disegni degli anni ’80 alle sculture dell’ultimo decennio. La metafora della condizione umana, soggetto indagato da Jana fin dai primi anni ’90, sarà il fil rouge della mostra, con un focus in particolare sulla difficoltà di movimento impedito da strutture create dall’artista stessa.

In mostra lavori celebri come Uniform (1991) e Proto-condition: Cage for sound (1994), sculture utilizzate come gabbie per immobilizzare il corpo e renderne faticoso il movimento. Altre opere suggeriscono un ipotetico utilizzo reso vano dai materiali usati per la loro realizzazione, come Spire Spine (1983), una colonna vertebrale di scorta in bronzo e Corona (2007), una corona di foglie di alloro bagnate nell’argento. Chemise de Nuit, invece, si presenta come un’insolita camicia da notte femminile a cui sono stati applicati dei peli sul petto che sottolineano l’interesse dell’artista per le tematiche legate al Gender.

Jana Sterbak (Praga, 1955) vive e lavora a Montreal, Canada. Negli ultimi vent’anni i suoi lavori sono stati esposti nei più importanti musei del mondo: la National Gallery of Canada ad Ottawa (NGC) (2012, 2008), il Centre Pompidou a Paris (2010-09), il Musée d’art contemporain de Montréal (2012, 2011), la 50° Bienniale di Venezia (2003), e il Museum of Modern Art di New York (1992).
Nel 1995-1996 la mostra Velleitas è stata ospitata dal Musée d’art moderne di Saint-Etienne, da Fundació Antoni Tapies di Barcelona e dalla Serpentine Gallery, Londra. La personale Jana Sterbak: States of Being, organizzata da NGC, ha viaggiato nel Nord- America tra 1991 e 1992. Jana Sterbak ha ricevuto premi prestigiosi quali il Governor General’s Award in Visual and Media Arts in 2012 e il Prix Antoine Guichard, in Francia nel 1994.

Inaugurazione alla presenza dell’artista Giovedì 28 novembre dalle 19 alle 21

Galleria Raffaella Cortese
Via Stradella 1 e 7, Milano
Orario: da martedì a sabato 10-13 e 15-19.30
Ingresso libero

dal 5/12/2013 al 2/3/2014

Palazzo Morando – Costume, moda, immagine, Milano

Un nuovo ritratto dipinto da Marion Pik

Un nuovo ritratto dipinto da Marion Pike. In mostra ritratti di Coco Chanel, dipinti negli anni Sessanta dall’artista americana Marion Pike, assieme ad altre opere di Pike raffiguranti Parigi. Completano la rassegna, a cura di Amy de la Haye, docente del London College of Fashion, abiti e accessori che la stilista francese regalo’ a Marion e alla figlia di lei Jeffie Pike Durham, nonche’ lettere che documentano la straordinaria intesa creativa ed emotiva delle due artiste.

 Natalja Gončarova a Firenze, a Palazzo Strozzi fino al 19 gennaio 2014, alla mostra dedicata all’ Avanguardia russa, la Siberia e l’ Oriente. Insieme a Malevic, kandinskij, ai rituali sciamanici siberiani, alle donne di pietra del Neolitico. 130 opere per rivelare la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente.
Lura Minguzzi che ha visto la mostra ci riferisce:  La mostra è bellissima con opere mai viste prima provenienti da vari musei di Mosca e altre città siberiane.

L’Avanguardia russa, la Siberia e l’Oriente.
Kandinsky, Malevič, Filonov, Gončarova.
27 settembre 2013-19 gennaio 2014

Organizzazione: Fondazione Palazzo Strozzi
A cura di: John E. Bowlt, Nicoletta Misler, Evgenija Petrova

La mostra, attraverso la scoperta dei capolavori delle collezioni russe dell’Avanguardia, presenta una ricchissima esposizione di opere mai viste in Italia unendo spiritualità e antropologia, filosofia e sciamanesimo in un viaggio iniziatico verso una nuova frontiera artistica.
Una straordinaria rassegna internazionale che attraverso le opere dei grandi artisti del primo ’900 conduce il visitatore a percorrere un viaggio straordinario, in una terra di frontiera ai confini del mondo, tra ghiacci e deserti sterminati. L’arte russa infatti ha potuto attingere più di ogni altra a un Oriente dalle molteplici sfaccettature che si estende geograficamente dalle steppe dell’Asia all’India, dalla Cina al Giappone.

L’esposizione sviluppa attraverso 130 opere (79 dipinti, acquerelli e disegni; 15 sculture e 36 tra oggetti del repertorio etnoantropologico e incisioni popolari) suddivise in 11 sezioni, la complessa relazione fra l’arte russa e l’Oriente, attraverso pittori famosissimi come Wassily Kandinsky, Kazimir Malevič, Natal’ja Gončarova, Michail Larionov, Léon Bakst, Alexandre Benois, Pavel Filonov, che influenzarono lo sviluppo dell’arte moderna ormai un secolo fa. Artisti profondamente consapevoli dell’importanza dell’Oriente, che contribuirono a un ricco dibattito culturale che lasciò un segno profondo e permanente sulle teorie estetiche del tempo come sulle opere realizzate in quel periodo.
Una rassegna che mette in relazione gli esponenti principali dell’Avanguardia russa con altri artisti dell’epoca, altrettanto significativi benché forse meno noti, come Nikolai Kalmakov, Sergej Konenkov e Vasilij Vatagin, la maggior parte delle cui opere sono esposte in Occidente per la prima volta.

dal 5 AL 16 nOVEMBRE 2013

Associazione Culturale Renzo Cortina, Milano

 Figurazioni. Le artiste offrono tre diversi modi di rendere la figurazione in pittura, dai linguaggi piu’ composti a quelli piu’ classici. Nature morte e sguardi della vita quotidiana.
La mostra presenta tre artiste che offrono tre diversi modi di rendere la figurazione in pittura. A testimonianza del fatto che la pittura narrativa ritorna, nel tempo e con modalità differenti, ad essere una parte protagonista del panorama espressivo contemporaneo.

Alda Maria Bossi lavora sui temi della città e del quotidiano, nel suo sguardo più “domestico”, in ciò che nella casa avviene ed esiste. Una luce che richiama a volte l’americano Edward Hopper, anche per l’uso di colorazioni che danni un taglio compositivo essenziale alla composizione.

Francesca Lucchini presenta invece un linguaggio figurativo più scomposto, che si alimenta con l’uso ricco della materia pittorica, che in questi dipinti dà spunti evocativi ed allusivi.

Stefania Russo è invece la più “classica”, la sua pittura ricerca nel dettaglio e nel particolare la finezza esecutiva, la raffinatezza tecnica. Figure o nature morte, temi che vengono raccontati attraverso forma e segno analitico, ma non per questo “fredda”, anzi il suo linguaggio in questa piacevolezza fonda la sua poesia.

Inaugurazione martedì 5 Novembre 2013, alle 18.30

Associazione Culturale Renzo Cortina
via Mac Mahon 14, Milano
Da martedì a sabato ore 10 – 12.30 e 16.30 – 19.30, lunedì mattina e domenica chiuso
Ingresso gratuito

Il libro “Prodigiose amazzoni – Opere di artiste a Roma dal Rinascimento al primo Ottocento”, di Gabriella Romano, ha vinto il 1° premio della sezione “Arti Visive” del Premio Il Paese delle donne & Donna Poesia, edizione 2013.

 La cerimonia di premiazione si terrà il 30 novembre, dalle 16,30, nella Casa internazionale delle donne, Via della Lungara 19, Roma, nella Sala Simonetta Tosi.

dal 22 ottobre al 24 novembre 2013

Circolo Ufficiali dell’Esercito – Palazzo Cusani, Milano

Fault lines (linee di faglia). Gli artisti presentano una selezione di lavori recenti e nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra: sculture sonore, performance, video e immagini si intrecciano con la storia del luogo e con la cronaca dei nostri giorni. Un variopinto carillon in cui si muovono trombettisti indiavolati, pianisti intrappolati nei loro strumenti, soprani e tenori rinchiusi in grandi bozzoli di poliuretano, ballerini che si trasformano in porte. Un percorso in cui suoni e musica diventano metafore di rapporti di forza, conquista, resistenza e seduzione.

 

 

comunicato stampa

—english below

Dal 22 ottobre al 24 novembre 2013 la Fondazione Nicola Trussardi presenta Fault Lines la prima grande mostra personale di Allora & Calzadilla in un’istituzione italiana.

La Fondazione Nicola Trussardi ha invitato la coppia di artisti americani a progettare un intervento per Palazzo Cusani, straordinario gioiello architettonico nel cuore di Milano, in via Brera, da più di quattro secoli teatro di avvenimenti storici, culturali, politici e mondani che si sono intrecciati con la storia d’Italia. Attualmente Palazzo Cusani è sede del Comando Militare Esercito Lombardia, del Circolo Unificato del Presidio Esercito, oltre che sede di rappresentanza del Comandante il Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO.

Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla rappresentano una delle voci più impegnate del panorama artistico internazionale: hanno esposto con mostre personali nei più importanti musei del mondo – tra cui il Museum of Modern Art di New York e lo Stedeliijk Museum di Amsterdam – e hanno preso parte alle maggiori kermesse internazionali, tra cui Documenta a Kassel, la Biennale di Venezia, la Biennale del Whitney di New York, quelle di Gwangju, Sydney, Sao Paulo, Sharjah, Istanbul e Lione. Nel 2011 hanno rappresentato gli Stati Uniti d’America alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

Le opere di Allora & Calzadilla nascono dalla combinazione sperimentale di elementi e linguaggi diversi – scultura, fotografia, performance, musica, suoni e video – alla ricerca del punto di incontro tra leggerezza e complessità da cui avventurarsi nell’esplorazione delle geografie psicologiche, politiche e sociali della cultura contemporanea globalizzata. Per loro l’arte è un pretesto per indagare concetti chiave del nostro presente, quali l’identità nazionalità, la democrazia, il potere, la libertà, la partecipazione e i cambiamenti sociali.

Da questo approccio nasce la scelta del titolo per la mostra con la Fondazione Nicola Trussardi: Fault Lines, letteralmente linee di faglia, quelle fratture del suolo che si formano nel punto di incontro tra due masse rocciose in movimento, linee frastagliate, instabili, che nascondono fragilità profonde, pronte ad arrivare da un momento all’altro al punto di rottura. In questo caso le Fault Lines diventano punto di partenza per un’indagine del concetto di confine, di quelle linee fisiche e simboliche che separano due mondi, facendosi limite, demarcazione, catalizzatore di tensione.

Come etnografi post-coloniali, Allora & Calzadilla scandagliano limiti e contraddizioni del mondo globale, combinando nei loro lavori frammenti di una società in continua trasformazione di cui rileggono gli eventi per tracciare mappe e percorsi dove tempo e spazio si fondono in potenti metafore. Con un gioco di continue sovrapposizioni e sostituzioni, cambiamenti repentini e rotture, la coppia di artisti compone un mosaico di geografie instabili ed equilibri precari contemporaneamente paradossali e rivelatori, in cui il corpo è terreno di confronto, di scontro, di scambio di energia, e lo strumento con cui connettersi al resto del mondo.

Nei magnifici spazi di Palazzo Cusani – per la prima volta aperti all’arte contemporanea grazie alla collaborazione del Comando Militare Esercito Lombardia – Allora & Calzadilla presentano un’imponente selezione di lavori recenti, per lo più inediti in Italia, e nuove produzioni realizzate appositamente per la mostra. Dal maestoso Salone Radetzky – la sala da ballo con stucchi e affreschi originali intitolata al generale austriaco che nel Palazzo ebbe il suo quartier generale fino alle 5 Giornate di Milano – alla Sala delle Allegorie – con i suoi dipinti e soffitti affrescati raffiguranti scene e simboli della mitologia greca –si susseguono sculture sonore, performance, video e immagini che si intrecciano con la storia del luogo e con la cronaca dei nostri giorni, destabilizzandole e riordinandole secondo un ritmo narrativo che alterna sorpresa, poesia, umorismo ed epifanie.

Allora & Calzadilla trasformano le sontuose sale barocche del Palazzo in un variopinto carillon in cui si muovono trombettisti indiavolati, pianisti intrappolati nei loro strumenti musicali, soprani e tenori rinchiusi in grandi bozzoli di poliuretano, ballerini che marciano trasformandosi in porte, dando vita a un percorso in cui suoni e musica diventano metafore di rapporti di forza, conquista, resistenza e seduzione. Per l’opera Stop, Repair, Prepare, ad esempio, gli artisti hanno modificato un pianoforte a coda, scavandovi un buco circolare: ogni ora, un pianista in piedi al centro del piano, da dietro la tastiera tenta di suonare il quarto movimento della Nona Sinfonia di Beethoven. Comunemente conosciuto come Inno alla gioia, questo famoso coro finale è da sempre evocato come una rappresentazione musicale della fraternità umana e della fratellanza universale, usato come inno nei contesti ideologicamente più disparati, dalla Comunità europea alla Rivoluzione Culturale cinese, dalla Rhodesia sostenitrice della supremazia bianca al Terzo Reich, per citarne solo alcuni. Sediments, Sentiments, invece, è un’imponente scultura in poliuretano dal cui interno cantanti lirici interpretano frammenti dei più importanti discorsi ufficiali pronunciati dai protagonisti della storia del XX° secolo – da Martin Luther King a Nikita Khrushchev, dal Dalai Lama a Saddam Hussein – smontandone il linguaggio retorico e smascherandone gli artifici.

Cuore della mostra – accanto a due installazioni appositamente pensate per gli spazi di Palazzo Cusani – è la nuova trilogia di film appena realizzata da Allora & Calzadilla per il Festival d’Automne à Paris e presentata in anteprima assoluta in Italia, in cui gli artisti indagano la storia della musica e in particolare il legame tra le nostre culture primitive, le nostre origini e la funzione del suono. Come in un vero e proprio esperimento di etnomusicologia contemporanea, Raptor’s Rapture, esposto lo scorso anno a Documenta a Kassel, Apotomē e 3 studiano i modi in cui la musica e i suoni possono trasformarsi in portatori di leggende, miti e valori, diventando al tempo stesso strumento per conoscere noi stessi, la nostra storia, e tracciare le basi per un cambiamento futuro.

Con Fault Lines la Fondazione Nicola Trussardi continua il suo percorso con cui dal 2003 esplora Milano, riscoprendo e valorizzando con l’arte contemporanea luoghi dimenticati e gioielli preziosi nascosti nel cuore della città. Dopo le importanti mostre personali di Michael Elmgreen & Ingar Dragset, Darren Almond, Maurizio Cattelan, John Bock, Urs Fischer, Anri Sala, Paola Pivi, Martin Creed, Pawel Althamer, Peter Fischli e David Weiss, Tino Sehgal, Tacita Dean, Paul McCarthy, Pipilotti Rist e Cyprien Gaillard, la Fondazione Nicola Trussardi è ora orgogliosa di presentare questo nuovo grande progetto di Allora & Calzadilla, con cui celebra il decimo anniversario di attività nomade.

CENNI BIOGRAFICI
Jennifer Allora è nata a Filadelfia (USA), nel 1974.
Guillermo Calzadilla è nato a La Havana (Cuba), nel 1971.
Si sono incontrati durante un viaggio di studio a Firenze e hanno iniziato a collaborare nel 1995. Vivono e lavorano a San Juan, Portorico (USA).
Parallelamente agli studi all’Università di Richmond, un Master in Scienze al Massachusetts Institute of Technology e una borsa di studio all’Art Independent Study Program del Whitney Museum per Jennifer Allora, e agli studi alla Escuela de Artes Plásticas a San Juan e un Master al Bard College per Guillermo Calzadilla, la coppia ha intrapreso una carriera artistica che li ha portati a esporre nei più importanti musei del mondo.
Nel 2004 hanno vinto il Gwangju Biennale Prize indetto dall’omonima Biennale in Corea, mentre nel 2006 sono stati finalisti dell’Hugo Boss Prize del Guggenheim Museum di New York e del Nam June Paik Award di Dusseldorf. Nel 2010 sono stati finalisti per il 4th Plinth Commission, per la realizzazione di una scultura temporanea a Trafalgar Square, a Londra.
I loro video, le loro installazioni, sculture e performance sono stati esposti in mostre personali nelle principali istituzioni internazionali, tra cui l’Indianapolis Museum of Art (2012), il Castello di Rivoli (2011), il Museum of Modern Art di New York (2010), il National Museum of Art, Architecture, and Design di Oslo (2009), il Kunstmuseum Krefeld (2009), l’Haus der Kunst di Munich (2008), la Kunstverein Munich (2008), lo Stedeliijk Museum di Amsterdam (2008), la Kunsthalle di Zurigo (2007), la Serpentine Gallery di Londra (2007), la Renaissance Society di Chicago (2007), la Whitechapel Gallery di Londra (2007), il Palais de Tokyo di Parigi (2006), lo S.M.A.K- Stedelijk Museum voor Actuele Kunst di Ghent (2006), il Dallas Museum of Art (2006). Hanno preso parte alle maggiori kermesse internazionali, tra cui Documenta a Kassel (2011), la Biennale di Venezia (2011, 2005), la Biennale di San Paolo a San Paolo del Brasile (2011, 1998), Performa a New York (2009), la Biennale di Gwangju in Corea (2008, 2006), la Biennale di Lione (2007, 2005), la Biennale di Istanbul (2007), la Biennale di Sharjah (2007), la Biennale di Mosca (2007, 2005) e la Biennale del Whitney Museum di New York (2006).
Nel 2011 hanno rappresentato gli Stati Uniti d’America alla 54. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Fault Lines con la Fondazione Nicola Trussardi è la loro prima grande mostra personale in un’istituzione italiana, e la più grande mostra personale che abbiano mai realizzato.

PALAZZO CUSANI
Palazzo Cusani è una residenza privata nobiliare barocca situata in via Brera 13-15, nel cuore di Milano, costruita su progetto dell’architetto Giovanni Ruggeri all’inizio del XVII° secolo e poi rinnovato tra il 1775 e il 1779 da Giuseppe Piermarini, con una nuova facciata neoclassica interna.
Nel 1808 il Palazzo fu venduto da Luigi Cusani al Regno d’Italia e da allora l’edificio è stato sede del Ministero della Guerra durante l’occupazione napoleonica e quella austriaca, per poi diventare una delle sedi dell’Esercito Italiano.
Palazzo Cusani conserva ancora intatti in tutto il loro fascino gli stucchi e gli affreschi tardo barocchi e la sua magnifica sala da ballo – ormai comunemente soprannominata Salone Radetzky, intitolato al generale austriaco che ispirò a Johann Strauss padre l’omonima marcia e che nel Palazzo ebbe il suo quartier generale fino alle 5 Giornate di Milano – mentre la maggior parte degli arredi originali sono andati persi.
Per più di due secoli, in particolare durante la proprietà della famiglia Cusani e con la presenza di Ferdinando Cusani (1737-1815), il palazzo è stato al centro della vita sociale d’élite della città, ospitando ricevimenti indimenticabili e sontuose feste nel suo splendido giardino. Particolarmente drammatico fu, invece, nell’agosto del 1943, il bombardamento alleato che danneggiò seriamente il Palazzo pur non abbattendolo, come avvenne invece per l’adiacente chiesa di Sant’Eusebio e per altri palazzi storici lì accanto. Durante i mesi successivi alla Liberazione vi si stabilì il Comando generale del Corpo Volontari della Libertà agli ordini del generale Raffaele Cadorna. Oggi Palazzo Cusani è sede del Comando Militare Territoriale di Milano e del Circolo Ufficiali di Presidio dell’Esercito, oltre che del Comando del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della Nato.
Dopo essere rimasto chiuso al pubblico per molti anni, Palazzo Cusani ospiterà per la prima volta nella sua storia una mostra d’arte contemporanea, grazie alla collaborazione con il Comando Militare Esercito Lombardia.

Immagine: Apotomē, 2013 | still da video, film super 16mm transferito su video HD | © Allora & Calzadilla; Courtesy Galerie Chantal Crousel, Paris

Per informazioni:
Lara Facco – Ufficio Stampa, Fondazione Nicola Trussardi
Piazza della Scala, 5 – 20121 Milano T.  +39 02 8068821  – F. +39 02 80688281 C.  +39 349 2529989 
E. lf@fondazionenicolatrussardi.com – E. press@fondazionenicolatrussardi.com
www.fondazionenicolatrussardi.com

Anteprima stampa martedì 22 ottobre, ore 11:30
Opening martedì 22 ottobre, ore 18:30

Palazzo Cusani
via Brera 15, Milano
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00
ingresso libero

DA EXIBART DEL 9 OTTOBRE 2013
Giovane, ma con le idee chiare. Alice Ginaldi dice la sua sul sistema dell’arte contemporanea. E di chi gli gira intorno. Spesso con ignoranza.
di Manuela Valentini

Alice, presentati per favore.
«Vivo e lavoro a Gorizia e ho trent’anni esatti, compiuti a giugno».
Come fai a riconoscere la qualità o meno in un’opera? Cosa valuti per capire se ti trovi davanti a un’opera d’arte valida?
«Mi fa davvero piacere rispondere a questa domanda. Proprio oggi mi è capitato di parlare con una persona per un progetto didattico la quale, quando ho raccontato che lavoro come curatrice d’arte contemporanea, mi ha domandato, con tono un po’ stizzito: “Cosa intendi per arte contemporanea? Cinema, pittura, scultura?” Devo dire che mi capita spessissimo di confrontarmi con persone, anche molto colte o “studiate”, che non hanno la benché minima idea di quello che è “l’universo arte”. Credo che un’altissima percentuale di italiani ignori completamente chi sia Duchamp. Sarebbe interessante fare un sondaggio… Molte volte mi sono chiesta il perché di questo. Un sistema dell’arte troppo snob e autoreferenziale? Una mancanza di formazione scolastica? Un disinteresse quasi totale da parte dei mass media? A dire il vero non saprei rispondere. Se dovessi spiegare che cosa fa di un lavoro un buon lavoro, potrei dire che un buon lavoro si riconosce da diversi fattori che, combinati, permettono all’opera di essere (permettimi il termine in senso metaforico) tautologica, ossia di possedere un’evidenza di per sé, di essere “artisticamente autosostenibile”. Quando osservo un lavoro cerco di immedesimarmi nell’autore tentando il più possibile di entrare dentro l’opera. Tra i vari fattori, personalmente trovo importante che l’artista sappia fermarsi al momento giusto, abbia il coraggio di eliminare il superfluo e sia in grado di rendere facilmente leggibile il suo lavoro. Oltre è questo è tutto cuore ed emozione. Ci sono artisti unanimemente riconosciuti che non mi trasmettono nulla, sebbene mi accorga della portata del loro lavoro. Credo, per fortuna, che l’arte sia sempre e comunque legata al sensibile e credo che dovrebbe continuare ad esistere per tutti sebbene, come ovvio, i livelli di lettura e comprensione della stessa manifestino profondità molto diverse a seconda di chi osserva. In conclusione ogni opera d’arte parla un linguaggio, quello artistico che a sua volta non è mai mutuabile e comprensibile. Non è forse questo il suo lato migliore? Essere soprattutto intraducibile».
Come, dove e quanto la crisi economica ha influito nella tua professione? Ne stai risentendo? In generale e nel tuo caso specifico.
«Anche questa domanda mi tocca nel vivo… Personalmente sto vivendo un momento lavorativo molto difficile. Negli ultimi tempi ho sentito spesso dire che per fare il curatore si debba essere ricchi o di buona famiglia. Inizialmente la cosa mi irritava parecchio, mentre poi ho capito che non si tratta di un’affermazione cinica ma semplicemente realista. “I primi fondi che tagliano sono quelli alla cultura” è la frase che negli ultimi tre anni ho sentito pronunciare più spesso, seguita da un’alzata di sopracciglia che sottintende “come ovvio che sia”, a sua volta succeduta da un “è il primo settore che ne risente perché non è indispensabile”. Cosa su cui non sono affatto d’accordo. Anzi, ritengo che il male principe del pensiero comune sia ritenere la cultura superflua ed inutile o, nel migliore dei casi, che possa essere ripensata come gallina dalle uova d’oro, il modo migliore per risollevare le sorti economiche del paese, come direbbe criticamente Tomaso Montanari, a mo’ di «Disneyland culturale». Tutto questo credo sia ampiamente discutibile e ritengo che la millantata inutilità della cultura sia stata imposta da una scala di valori impostaci arbitrariamente. Detto questo, molti dei miei conoscenti che gravitano nel mondo dell’arte non si riescono a mantenere grazie ad esso. Alcuni hanno una doppia vita: pittore e commesso, curatore e guida turistica. E questo nel migliore dei casi, perché altri non riescono nemmeno a trovare un lavoro palliativo che possa garantire l’autosufficienza per poter continuare a fare l’artista o il curatore. Per quanto mi riguarda, a luglio mi sono abilitata all’insegnamento di storia dell’arte e devo aspettare il 2014 inoltrato perché possa appena inserirmi nelle graduatorie…».

Quanto peso ha il giudizio di un critico d’arte sul lavoro di un artista? E una galleria quanto influisce sul suo successo?

«Se il critico è influente sicuramente può fare la differenza per quanto concerne la visibilità degli artisti che segue. Non è infrequente che artisti mediocri diventino qualcuno perché nelle grazie di tal curatore o critico, come è altrettanto facile che artisti molto in gamba siano più sfortunati. Non c’è sempre meritocrazia, ma un bravo critico difficilmente ignorerà un artista davvero valido. Aggiungo tra l’altro, a costo di apparire brutale, che oggigiorno un artista non basta che sia un bravo artista ma deve anche saper essere un buon manager di se stesso. Nell’era dei social network, piaccia o meno, l’artista bohémien è decisamente anacronistico».
A cosa ti stai dedicando al momento?
«Sto portando a conclusione parte di un grosso progetto regionale (Youth Talent) con l’associazione Dreamers di Udine con cui abbiamo imbastito diversi workshop per giovani artisti. Personalmente ho curato il workshop di scultura assieme all’Associazione E di Venezia, per il quale abbiamo invitato come docenti Francesco Carone, Eugenia Vanni e Nicola Genovese e di cui è ancora visitabile la mostra L’età dell’utile all’Oratorio di San Ludovico a Venezia; il secondo workshop che ho organizzato è quello di pittura per cui ho invitato come docente Lorenza Boisi. Inoltre mi sto occupando di altre due mostre, una che inaugurerà a gennaio presso la Galleria Massimo De Luca a Mestre e sarà una bi-personale di Giusy Pirrotta ed Elisa Strinna, l’altra, a marzo, sarà una mostra “curatoriale” presso la Mestna Galerjia di Nova Gorica».


dal progetto Orto d’Artista, 6° Edizione – Dalla Semina al Raccolto

 

Palazzo Isimbardi, Cortile d’Onore – C.so Monforte 35 Milano

Inaugurazione lunedì 7 ottobre ore 18.00. La mostra rimarrà aperta sino a domenica 13 ottobre

 

Presso il Cortile d’Onore di Palazzo Isimbardi (sede della Provincia di Milano) in C.so Monforte 35 si inaugura lunedì 7 ottobre pv, alla presenza del Presidente del Consiglio della Provincia Bruno Dapei, una nuova mostra personale di topylabrys, al secolo Ornella Piluso, dal titolo Paradossiplastici.

Per scelta dell’Artista, né un’antologica né un’esposizione recapitolativa degli ultimi anni della sua intensa attività, divisa tra un operare individuale e di uno corale all’interno e alla guida di Arte da mangiare mangiare Arte. Piuttosto, una mostra incentrata sulla plastica, la materia prima che topylabrys utilizza nel suo lavoro, sul suo valore, sul suo significato, sui paradossi e sulle ambiguità che l’operare con essa comporta.

Ancora una volta, quindi, un tracciato di una testimonianza di assai più lungo termine, non solo per la qualità e quantità delle “opere” esposte ma anche e soprattutto per le implicazioni di valore simbolico o concettuale e di valenza tecnico-scientifica o operazionale che si riscontrano al cospetto di siffatti elaborati. Il duplice focus arte-scienza è il fondamento della poetica stessa di topylabrys sin dagli anni in cui ella operava presso i laboratori Montedison o altrimenti presso quelli della Mazzucchelli 1849 Spa di Castiglione Olona.

 

Il progetto realizzato quest’anno è molto ampio e prevede diverse installazioni, ognuna di queste unica e, nello stesso tempo, collegata alle altre da forti legami di senso:

 

Paradossalmente cibo – installazione composta da cibi commestibili e non e da contenitori di cibo in plastica

Fiamme compresse – ovvero, il paradosso a cui l’uomo da sempre tende, cercando al contempo di dominare la natura e piegarla ai propri bisogni

Compressione impossibile – in questa installazione il Paradosso plastico viene rappresentato attraverso la compressione della stoffa posizionata tra due lastre di plexiglas che impediscono la libertà della materia: questa infatti arrotolandosi si comprime su se stessa creando motivi tridimensionali

Ritratti Critici. A cospetto dell’Artista il Critico si accartoccia – installazione composta da una serie di ritratti fotografici di Critici d’arte realizzati dalla coppia di giovani artisti di Studio Pace10 (M. Scardecchia e G. Maggio) e reinterpretati in chiave plastica e paradossale da topylabrys.

Bollicine nello Spazio- grande installazione che si ispira ai vini della Franciacorta. L’installazione conta circa 130 globi in plastica elaborati individualmente e vuole sottolineare un mondo in continuo movimento. Le bollicine di vino sono espressione di energia e, paradossalmente, ricordano forme irreali dell’Universo, un mondo extraterrestre pieno di possibilità e sogni. In particolare, questa installazione vuole essere un omaggio a Margherita Hack, grande scienziata recentemente scomparsa, una donna che ha indicato e aperto la strada verso un mistero tutto da esplorare, l’Universo

Ulivo e Rete – il paradosso qui sta nell’inglobare la forza propria dell’ulivo in una struttura leggera e trasparente.

 

All’interno della mostra, hanno poi un ruolo molto importante i momenti dedicati a:

 

Orto della Bellezza Italiana: la Semina – giunto alla sua 4° Edizione, l’Orto della Bellezza italiana (progetto ideato da Elisabetta Invernici e dalla stessa Ornella Piluso) viene interpretato come valore etico e non come esperienza legata all’immagine. Quest’anno topylabrys seminerà “LANA”; le “zolle” destinate ai Semi sono realizzate con più lastre di ferro piegate su di loro quasi a creare una plissettatura e sono posizionate all’interno di un “letto” di lana che sembra proteggere i Semi stessi.

 

Tutti i presenti saranno invitati dall’Artista a compiere il gesto della Semina: ad ogni persona verranno consegnati insieme ai batuffoli di lana dei biglietti dove vi saranno scritte frasi, parole, espressioni tutte riguardanti VALORI. I biglietti dovranno essere lanciati nelle “zolle” e in primavera si potrà assistere alla Raccolta d’Arte, ovvero ai VALORI cresciuti nel tempo.

 

Durante la mostra sarà presente la videoprotezione di Bollicine nello Spazio realizzata grazie alle foto dall’Artista Armando Tinnirello.

 

Paradossi Plastici ha ottenuto il Patrocinio di: Consiglio della Regione Lombardia, Regione Lombardia Assessorato alla Cultura, Presidenza del Consiglio della Provincia di Milano, Comune di Milano, EXPO 2015 e di Assocomaplast.

 

INGRESSO LIBEROORARI: dal lunedì al venerdì 10.30-12.30/16-18; sabato e domenica 11-18

INFO: www.artedamangiare.it; 02 54122521 ; info@artedamangiare.it

Da Artribune del 6 ottobre 2013

Perché il museo a cielo aperto di Maria Lai non vada incontro al degrado, il Sistema Turistico Locale di Ulassai ha promosso la manifestazione “Ripuliamo l’arte”. Dal 6 ottobre, decine di volontari disseminati sul territorio daranno nuova vita alle opere site specific dell’artista scomparsa quest’anno.

Mano a secchi, scope, stracci, pennelli e vernici protettive. Parola d’ordine: Ripuliamo l’arte. A sei mesi dalla scomparsa di Maria Lai, Ulassai, paese d’origine dell’artista, si arma di coraggio rimboccandosi le maniche per dare lustro a un tesoro a cielo aperto ancora parzialmente ignoto: 13 grandi opere site specific realizzate tra il 1982 e il 2009 su gran parte del territorio comunale. La manifestazione, fortemente voluta dal Sistema Turistico Locale – che comprende anche il museo della Fondazione Stazione dell’Arte -, prevede l’intervento di decine di volontari pronti a mettere a lucido tutte le installazioni e a dotarle delle indicazioni necessarie per renderle finalmente fruibili, dal momento che “ogni opera d’arte deve diventare pane da offrire a una mensa comune”.
Da Il Lavatoio – primo degli interventi sul territorio dopo la performance Legarsi alla Montagna -, costruzione diroccata che ha visto il contributo di tre artisti Costantino Nivola, Luigi Veronesi e Guido Strazza che, con le loro fontane, hanno impreziosito il grande Telaio soffitto, per arrivare alle più recenti Fiabe intrecciate, scultura d’acciaio ispirata a una fiaba scritta da Gramsci per il figlio che Maria Lai intreccia concettualmente alla leggenda sarda da cui è scaturita la celebre performance, e La cattura dell’ala del vento

Tra queste si snodano le altre opere in parte ideate per tamponare il dilagare del cemento armato nel paesaggio naturale a causa di alluvioni e frane: Le capre cucite, teorie di monumentali capre fissate con graffe di ferro che si stagliano sulle pareti a suggerire la tradizionale tessitura sarda; La scarpata, pareti contenitive che accolgono pietre franate con l’intento di dare voce alla memoria delle rocce; La strada del rito dove pani, uccelli e pesci stilizzati di evangelica memoria si susseguono per oltre sette chilometri di muratura. Per concludere con I Muri del groviglio, fili di parole incisi sul cemento ancora fresco. Pensieri e riflessioni sull’arte che partono dal presupposto che il vero problema non sia solo quello di divulgare l’arte bensì di educare l’individuo a interpretarla, non a caso “è necessario che qualcuno ci aiuti nell’incontro con l’opera, per poi ritrovare l’opera da soli”. La riflessione sul ruolo dell’arte è espresso sinteticamente quanto poeticamente anche su una lavagna ricavata da una parete rocciosa che esibisce la frase “l’arte ci prende per mano” e nella serie dei pani in terracotta smaltata allestiti in via Venezia.

Il percorso a cielo aperto prosegue con Il gioco del volo dell’oca, metafora del percorso esistenziale, per un’interazione tra espressività artistica e comunità, sotto forma di uno dei giochi più celebri che inizia così: “Il guscio dell’uovo si rompe da dentro quando il pulcino inizia a bussare, bussa il pulcino che vuole passare dal guscio dell’uovo al guscio del mondo”. E si conclude con la Casa delle Inquietudini, che origina da una fiaba di Salvatore Combosu, dove l’inconscio che genera i mostri – animali primordiali dalle fattezze antropomorfe -, incarna paure e inquietudini dell’intera comunità. Sì, perché Maria Lai è capace di scuotere le coscienze, risvegliare miti atavici assopiti con la poesia del gesto creativo lento e silenzioso, semplice e quotidiano, che affonda le radici nel simbolo ma anche nell’essenza dell’identità e dell’appartenenza. Selvatica come la sua terra ha sempre guardato al mondo con gli occhi di un bambino con l’ansia e la voglia di infinito. In un intimo e continuo colloquio imprescindibile da tutto ciò che è natura poiché “il paesaggio non si pone come luogo da arredare, resta protagonista e l’arte nasce per dargli voce”.

Roberta Vanali

 

PINA INFERRERA

27 Settembre 2013

Galleria d’Arte Moderna Via Capolungo, 3                                                                                                                     16067 Genova-Nervi

Donna e natura protagoniste di intrecci indissolubili in questo quarto appuntamento di “Natura-Contemporanea” che si inaugura in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2013 e che vede protagonista Pina Inferrera, artista dai natali messinesi di lunga e ben strutturata carriera.
Per il mio ruolo istituzionale e per una solidarietà femminile immediata e doverosa, mi piace sottolineare il suo impegno sul fronte di una duplice denuncia contro l’ininterrotta violenza perpetrata dall’uomo verso la donna e verso la natura, entrambe vittime quasi predestinate in una società contemporanea che, a dispetto di fantascientifici progressi in tutti i campi, non riesce a cancellare crudeltà, ferocia, maltrattamenti, soprusi, avidità e speculazioni indiscriminate nei confronti di chi ha debolezze strutturali o tradizionalmente attribuite.
Le fotografie di Inferrera, le sue installazioni – che restituiscono funzione, addirittura con dignità d’arte, a rifiuti d’industria pronti a rinascere sotto le creative spoglie di gocce d’acqua e di crisalidi fattrici di vita – si offrono come inequivocabili e impietose testimonianze quando mostrano, con delicatezza di segno, la costrizione della condizione femminile e la serrano, per esempio, nella prigionia dolorosa di una luccicante moda-tortura; quando documentano lande desolate e tronchi irrevocabilmente mutilati al posto di quelli che un tempo dovevano essere splendidi boschi e foreste.
Immagini-monito significative e preziosi documenti che attestano, d’altro canto, le scelte di
campo e la convinta partecipazione di molti artisti contemporanei, con le loro profetiche consapevolezze, alla costruzione di una società più cosciente e giusta, di una civiltà più umana e più disponibile a un rispettoso rapporto con la natura: Pina Inferrera è tra loro e con gratitudine, per la qualità formale e il messaggio che diffondono, ospitiamo oggi le sue opere nelle sale dei Musei di Nervi.
Carla Sibilla
Assessore alla Cultura e Turismo
del Comune di Genova

Sporcatevi le mani. Basta che siate donne: alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma il progetto relazionale di Francesca Montinaro. Ancora due giorni di “casting”…

Francesca Montinaro - Ritratto continuo mod. 3.375.020.000

3.375.020.000. È numero approssimativo di donne nel mondo. Ed è anche parte del titolo del progetto che l’artista Francesca Montinaro sta sviluppando alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e che sarà finalizzato per 2 mesi dal prossimo ottobre. Ritratto continuo, e proprio di ritratti femminili si tratta: “Ritraggo la donna in maniera originale e priva di artifici”, spiega l’artista, “usando il mezzo del ritratto video, come uno spettacolo rituale muto, lento, ipnotico”.
E chi sono le protagoniste? “Scrittrici, giornaliste, scienziate, la stessa direttrice del museo Maria Vittoria Marini Clarelli, insieme a donne comuni e suore”. E anche chi sta leggendo questa news, se lo desidera: Montinaro effettua le riprese fino al 22 settembre, e lancia una public call per trovare soggetti. “Al centro del mio esame è il ruolo della Donna. Chiedo ad ognuna di Voi di sporcarsi le mani  usandole come mezzo di comunicazione, scrivendoci sopra frasi brevi ed universali sul proprio ruolo, lanciate a generazioni future. La partecipazione richiede pochi minuti”. Nelle immagini, si può capire meglio il senso del progetto: per chi fosse interessata, basta farsi viva alla GNAM…