Bani Khoshnoudi: “Marjane Satrapi ci ha trasmesso l’importanza di pensare liberamente”
Francesca Saturnino
5 Giugno 2026
La regista e attivista nata a Teheran, che oggi vive a Parigi, ricorda l’autrice di Persepolis
Bani Khoshnoudi è una regista, artista visiva, attivista nata a Teheran, immigrata negli Stati uniti durante la Rivoluzione del ’79. È costretta all’esilio dal 2010, dopo il suo film The Silent Majority Speaks che racconta le rivolte del 2009 contro l’elezione di Ahmadinejad presidente. I suoi lavori attingono da materiale d’archivio per raccontare e costruire una memoria della resistenza contro il regime. L’abbiamo sentita al telefono a Parigi, dove vive.
L’opera di Marjane Satrapi ha influenzato il suo lavoro? In che modo?
Non molto il modo in cui lavoro ma penso che per la generazione di cui faccio parte, cresciuta o costretta all’esilio a partire dagli anni ’90, sia stata fondamentale nel comunicare cosa era accaduto a molte famiglie negli anni ’80 in Iran. La sua opera, soprattutto i primi libri, si focalizzano nel momento in cui la Rivoluzione è sfociata in tendenze islamiste e cosa hanno fatto alle famiglie che avevano dato vita alla rivoluzione. Tra le sue istanze di giovane donna, ci ha trasmesso l’importanza di essere capace di pensare liberamente e apertamente nella società. Questo è qualcosa in cui mi riconosco profondamente, anche se proveniamo da storie familiari differenti ed era più grande di me quando ha lasciato l’Iran.
È una figura di riferimento per le artiste e gli artisti iraniani?
Rappresenta un certo tipo di artista nella diaspora, nel periodo del movimento “Donna Vita Libertà” ha cercato di creare un ponte, si è spesa per raccontare cosa accadeva in Iran. È una grande perdita per tutta la comunità iraniana che vive all’estero. I suoi primi libri sono stati pubblicati in ogni parte del mondo, non ho seguito molto gli ultimi lavori, politicamente ha preso delle posizioni che non sempre ho condiviso, che accentuavano un po’ troppo questa dicotomia occidente/tradizione, io penso sia un po’ più complesso di così, ma trovo la sua una voce estremamente appassionata.
Satrapi usava il disegno, lei l’archivio: la questione centrale è raccontare, ridare voce alle storie.
Molti della nostra generazione – io sono sette anni più giovane di lei – sono ossessionati dalla prima decade dopo la Rivoluzione, in quel periodo sono accadute cose orribili. Molti lavorano con gli archivi, lei era l’unica che lavorava con i fumetti, che ha dato al corpo e alla voce delle giovani donne un ruolo centrale. In questo penso fosse sicuramente una figura di riferimento per molte giovani artiste, ha reso le giovani donne protagoniste delle storie con la voce di una donna e non di un uomo: molti registi uomini raccontano personaggi femminili nei loro film, ma si tratta di una prospettiva completamente diversa.
Come vede la situazione attuale?
Siamo molto preoccupati, il governo iraniano ha sempre voluto una guerra, purtroppo l’hanno avuta. È una guerra tra potenze, in termini geopolitici una guerra di invasione capitalista, liberista che viene usata dal regime per opprimere ancora e controllare ancora di più la sua popolazione. Questo ci porta indietro e rende la lotta per il movimento di Liberazione, movimento che esiste da oltre duecento anni, ancora più complicata.
(il manifesto, 5 giugno 2026)