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In questa fase di mezza estate mi sento assediata da tutte le decisioni negative contro gli esseri umani, specialmente se stranieri, che il governo sta prendendo. Confusione e contrasto accompagnano queste decisioni.

Il linguaggio sta cambiando, dando a concetti positivi connotazioni negative e viceversa.

Mi tormenta leggere la parola Accoglienza usata e travisata in tutti i modi.

L’unico ambito in cui sembrerebbe conservare il suo valore politico e sociale è quello dei Centri Antiviolenza. Ma il contesto incombe.

Accoglienza è un termine usato da sempre fra i cattolici e può significare moltissime cose: dall’accoglienza fisica a quella abitativa, dall’ascolto alla condivisione di momenti difficili della vita.

Oggi sembra assumere il significato di lasciare attraccare navi e far scendere persone che sfuggono alla guerra ed alla fame, dare assistenza sanitaria, e un luogo dove stare temporaneamente. A questo andrebbe aggiunta la spiegazione di quali politiche utilizzare per fare di queste persone cittadine e cittadini a pieno titolo.

Invece tutto viene spezzettato in azioni singole e spesso separate fra loro.

Accoglienza sta diventando un cappello da mettere sulle azioni che sono diritti già riconosciuti nel ns paese, facendoli diventare opzioni. Una diversa forma di accoglienza si sta configurando come l’allargamento di centri (lager) nei paesi di provenienza. La parola Respingimento è troppo cruda persino per chi la propone.

È necessario smontare questo significato, sostituirlo con la realtà che tende a coprire. A volte propaganda, a volte rassicurazione collettiva.

Tenere conto delle esigenze di tutti, donne-uomini-bambini in difficoltà è indispensabile, italiani e stranieri.

È uno sforzo che già abbiamo fatto per altre questioni, come smontare l’amore e trovare la violenza, smontare dichiarazioni di cura e trovare femminicidi in preparazione. Accogliere non basta più, è necessario trovare modi per stare in relazione, privilegiando la relazione fra donne.

Una pratica di verità che insieme alle donne dei Centri Antiviolenza mi sento di proporre alle donne femministe. Andare più in fondo anche a noi stesse, e tagliare ciò che ci fa ostacolo.