Naomi Klein: “L’estrema ricchezza ha un effetto alienante. Ti trasforma in un suprematista”
Zoe Williams
12 Settembre 2026
Il 15 settembre è uscito negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il nuovo libro di Naomi Klein: End Times Fascism: And the Fight for the Living World (Fascismo della fine dei tempi: e la lotta per il mondo vivente), il primo scritto a quattro mani, con la scrittrice, attivista e documentarista Astra Taylor (negli USA per Farrar, Straus and Giroux; in Gran Bretagna, per Allen Lane – Imprint di Penguin Books). Oltre all’articolo/intervista che riportiamo qui sotto, The Guardian ha pubblicato anche un lungo estratto del libro, «I fascisti della fine dei tempi stanno tramando la loro fuga dal nostro mondo. La nostra missione è chiara» (qui, in inglese: https://www.theguardian.com/us-news/ng-interactive/2026/sep/13/end-times-fascists-essay) e un video con le due autrici, “Il futuro secondo il fascismo della fine dei tempi” (visibile a questo link: https://www.theguardian.com/us-news/2026/sep/13/naomi-klein-astra-taylor-end-times-fascism-video).
Silvia Marastoni
Il nuovo libro di Naomi Klein inizia in cima a una montagna con due «uomini di fede che radunano un pubblico per condividere la loro visione». È la visione di una città paradisiaca, chiusa da cancelli a ogni ingresso, dove non c’è bisogno di armi e in cui sono tutti ricchi. Uno dei due uomini ha le lacrime agli occhi mentre ne descrive la bellezza. La scena di apertura di End Times Fascism, scritto a quattro mani con Astra Taylor, non è tuttavia una metafora. Gli uomini sono Jared Kushner e Steve Witkoff. L’anno è il 2026, la montagna è [quella di] Davos. La città paradisiaca si chiamerà Nuova Gaza.
Il raduno del Forum Economico Mondiale a Davos, in Svizzera, ha sempre avuto un duplice scopo: offrire una piattaforma ai super-ricchi per descrivere tutto il bene che stanno facendo per la povertà e il clima, e farci dare uno sguardo alla loro invidiabile vita. Quest’anno ciò a cui abbiamo assistito è stato, in modo abbastanza sfacciato, il raduno degli uomini più ricchi del mondo riuniti per discutere le potenzialità immobiliari di una fossa comune. In quella stessa Davos, Donald Trump ha annunciato il suo Board of Peace per la ricostruzione di Gaza – non ha prodotto nulla di sostanziale nei sette mesi successivi, ma quello che più conta, dice Klein, è che «siamo travolti da così tanti eventi straordinari che è difficile rendersi conto di quanto la cosa sia grave: hanno annunciato le Nazioni Unite privatizzate».
«Penso che sappiamo che la ricchezza cresce in modo esponenziale, giusto? Di certo i ricchi capiscono che la ricchezza si moltiplica», prosegue Klein, parlandomi dal suo studio tranquillo e spazioso nella Columbia Britannica. «Ma non mi sembra che dedichiamo molto tempo a riflettere davvero sulle implicazioni di ciò che significa vedere una tale ricchezza accumularsi, e su quali siano le conseguenze psicologiche. Parte di questa nuova spudoratezza a cui assistiamo è proprio ciò che succede quando una tale quantità di potere finanziario, mediatico, tecnologico e militare si concentra nelle mani di un gruppo di persone molto ristretto e che non deve rendere conto a nessuno. Smettono di cercare di sedurci in ogni modo».
Klein appare calma e curiosa mentre esprime questo concetto. Ha una risata spontanea. D’altronde, aveva lo stesso tono imperturbabile e vivace quando l’ho intervistata sul palco a Manchester per Doppelgänger [“Doppio. Il mio viaggio nel mondo specchio”, La Nave di Teseo 2023, ndr] il suo libro del 2023 in cui descriveva come il mondo digitale stia distruggendo il nostro legame con la realtà e tra di noi. Nel 1999, quando fu pubblicato il suo lavoro di svolta No Logo, sembrava decisamente certa, a ventinove anni, che il neoliberismo stesse causando danni di cui non potevamo ancora nemmeno intravedere la portata, e tuttavia appariva serena e felice. In qualche modo riesce a mantenere questo atteggiamento, anche se le notizie che ci comunica sono sempre così convincentemente, incredibilmente cattive.
End Times Fascism descrive il mondo in cui ci troviamo, dove gli elementi costituenti dell’autoritarismo vengono presi a modello ovunque si guardi: l’economia anarco-libertariana in Argentina, la distruzione della libera stampa in Russia, l’erosione delle istituzioni democratiche in Ungheria (fino alla deposizione di Viktor Orbán), il «neofascismo anti-immigrati» in Italia, la strumentalizzazione dell’identità trans da parte di Jair Bolsonaro in Brasile, l’islamofobia nell’India di Modi. Ma si tratta di un fascismo diverso dagli altri. I suoi sostenitori auspicano attivamente un’apocalisse, o un’ondata di apocalissi interconnesse provocate dal cambiamento climatico e dal caos finanziario, per spingerci verso un mondo post-democratico in cui solo pochi ricchi sopravvivranno per prosperare.
Questo libro è nato come un articolo sul Guardian, «che è diventato un fenomeno virale», racconta Klein. «Io e Astra sapevamo che c’era ancora molto lavoro d’inchiesta da fare, ma a livello personale ci chiedevamo: vogliamo davvero passare il prossimo anno immerse nelle menti di queste persone, all’interno di queste culture? Poi Astra ha detto: “Tanto sono già finita nella ‘tana del coniglio’ e ascolterei comunque questi tizi. Così potrei [almeno] sentirmi come se stessi facendo qualcosa al riguardo”. È questo il motivo per cui è il primo libro che scrivo a quattro mani. Quando ci si addentra in luoghi oscuri e spaventosi, è bello portare con sé un’amica». Anche Astra Taylor è una scrittrice, attivista e documentarista, e ha fondato il Debt Collective, un affascinante esperimento per costruire una solidarietà strutturata e quasi sindacalizzata attorno al debito personale, con l’obiettivo a lungo termine di abolire le tasse universitarie, nazionalizzare la sanità e rafforzare il potere degli inquilini.
Nel libro, Klein e Taylor ci presentano i fondamentalisti religiosi, i sionisti cristiani e i nazionalisti cristiani negli Stati Uniti, che si preparano alla seconda venuta di Cristo. Nel descrivere uno «stato-bunker», le autrici collegano i disastri legati al clima a un esercito permanente fanaticamente anti-immigrati sotto forma dell’ICE e a una politica basata su false promesse e disinformazione, per dipingere una società febbrile e lacerata che non sa più a cosa credere. Ma la parte davvero terrificante è la sezione di raccordo, quella sui miliardari del settore tech. I super-ricchi hanno delle proprie fantasie apocalittiche, fondate non sulla fede o sull’ideologia, ma su una valutazione fredda e razionale di come mantenere al meglio la propria posizione; preferirebbero davvero regnare all’inferno piuttosto che condividere il paradiso. E hanno tutto il denaro necessario per assicurarsi di riuscirci.
«Sono tendenze che seguo da molto tempo», dice Klein. «L’enclave privatizzata che nasce dallo shock, dal disastro, l’ho vista quando facevo reportage dall’Iraq. C’è l’immagine della Green Zone, questa Città di Smeraldo gestita dagli Stati Uniti nel mezzo di Baghdad, costruita da Halliburton e da tutti questi appaltatori privati, con il potere di nominare un viceré. Nelle parti finali di Shock Doctrine [“Shock economy. L’ascesa del capitalismo dei disastri”, Rizzoli 2007, ndr], racconto di come questi appaltatori siano migrati [dall’Iraq] all’uragano Katrina, e dell’idea che i disastri climatici rappresentino la loro prossima frontiera di crescita. I giornalisti cominciarono a chiamare New Orleans “la Baghdad sul Bayou”. C’è tutta la banda: c’è Halliburton, c’è Bechtel, c’è Blackwater».
Ma – e questo non lo sottolineerà mai abbastanza – per quanto sia utile conoscere la storia recente di queste tendenze, non bisogna trarre conforto dall’idea di aver già visto tutto. «Ho trovato l’immagine di una spirale davvero utile per dare un senso al fatto che la nostra epoca sia al tempo stesso familiare e diversa», spiega Klein. «La caratteristica di una spirale è che stai girando in tondo, ma non ritorni nello stesso punto. Se la spirale punta verso il basso, diventa più profonda, più stretta, accumula più velocità, accumula più forza, accumula più calore, accumula più violenza». È un’immagine al tempo stesso poetica ed estremamente demoralizzante. Ti offre un breve incoraggiamento, come qualcuno che ti porge una fetta d’arancia mentre stai entrando in una zona di guerra. «Puoi capovolgere una spirale: si espande verso l’esterno, è la spirale dell’universo».
Nel tempo che stiamo vivendo, in cui crisi e disastri si susseguono con tale frequenza da tenerci in uno stato costante di disorientamento e shock, lo status quo non è statico, ma peggiora continuamente. «C’è questo impulso a leggere la storia», dice Klein. «L’abbiamo visto più e più volte. Dopo l’11 settembre, la gente ha iniziato improvvisamente a leggere Chomsky e libri di storia sull’Afghanistan e sull’Iraq, cercando di orientarsi. Lo abbiamo visto di nuovo durante la pandemia: la gente leggeva delle pestilenze del passato. Ma c’è una trappola nel credere che tutto sia già successo prima, che non ci sia un effetto cumulativo della storia. Dopo la rielezione di Donald Trump, sarò onesta con voi, le vendite di Shock Doctrine sono andate alle stelle. La gente diceva: “È esattamente come avevi detto”, e io pensavo: “Non credo che sia così”».
L’era neoliberista – per brevità chiamiamola il periodo tra la fine della guerra fredda e il Covid – era «il capitalismo sdraiato sul divano in mutande che diceva: “E allora, cosa vuoi fare, lasciarmi?” Durante la guerra fredda, un po’ di concorrenza faceva miracoli; dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quella concorrenza è venuta meno e il capitalismo ci ha rinunciato». Ma a quei tempi essere super-ricchi comportava una certa vulnerabilità, perché, che avessi accumulato la tua ricchezza grazie alle politiche di privatizzazione negli Stati Uniti o in Europa, o con mezzi più affrettati e cleptocratici negli ex Stati comunisti, era chiaramente ricchezza pubblica quella di cui ti eri appropriato. «Così mettevano in scena questi rituali di seduzione, che fosse a Davos o ad Aspen, ai TED Talk o alla Clinton Global Initiative. Dicevano: “Curiamo i malati e finanzieremo le vostre scuole in questo modo nuovo ed entusiasmante, non preoccupatevi per noi. Non abbiate paura della nostra ricchezza. Questo è in realtà un nuovo modo di ridistribuire per il bene pubblico”».
Ricordo chiaramente quel mondo: grandi conferenze come i premi della Fondazione Skoll, dove i giornalisti venivano intrattenuti con cene e bevute mentre guardavano persone immensamente ricche consegnare premi da 20.000 sterline a iniziative di base per l’acqua potabile in Kenya. Ad essere onesti, nell’era precedente e immediatamente successiva al crollo finanziario, c’erano molte voci dissenzienti riguardo alla capacità della benevolenza capitalista di risolvere problemi irrisolvibili come le disuguaglianze. Molte persone, con Klein in prima linea, facevano notare che la cosa puzzava di truffa. Ma mentre noi discutevamo di questo, l’agenda della ricchezza andava avanti.
Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2024, al Faena Hotel di Miami, Peter Thiel ha ospitato tavole rotonde dal titolo “Il nemico”, indicando come nemici gli obiettivi di sviluppo sostenibile, i “principi di precauzione” e la “responsabilità sociale”, il tutto coronato da una festa in maschera a tema “ballo dell’apocalisse”. Alcuni dei costumi, scrivono Klein e Taylor, erano quelli di un “dottore in eugenetica”; di uno «chef haitiano con un giocattolo per gatti insanguinato che spuntava dal grembiule [un riferimento alla bufala di Springfield sugli immigrati che mangiano animali domestici, diffusa nel 2024 e ripetuta sia da Trump che da JD Vance, ndr]; e di una coppia che indossava dei cercapersone come riferimento ironico all’attacco omicida di Israele in Libano».
Thiel è da anni esplicitamente antidemocratico: nel 2009 scrisse: «Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili». Altri miliardari del settore tecnologico, invece, hanno compiuto una vera e propria inversione di rotta. «Jeff Bezos ha ribattezzato uno stadio di Seattle “Climate Pledge Arena” e ha istituito gli “Earth Prizes”», sottolinea Klein. Elon Musk ha investito nelle auto elettriche e un tempo si considerava una figura salvifica. «Ogni volta che qualcuno era nei guai, Musk accorreva in suo soccorso: “Salverò Porto Rico”, “Salverò i bambini intrappolati nella miniera”. È divertente essere un supereroe, vero? Ma se fai il supereroe, la gente ti deve venerare. E la gente ha smesso di venerarlo». Ora, gli impegni sul clima sono svaniti, sostituiti da un nichilismo ostentato riguardo alla prevenzione della crisi climatica, unito alla determinazione a costruire sempre più data center. «Non abbiamo a che fare con persone stupide che non capiscono il cambiamento climatico», afferma Klein. «Abbiamo a che fare con persone che sanno molto bene cosa significhi collegare tra loro 35 turbine a gas a Memphis» (Significa un consumo gigantesco di energia e acqua, oltre alla distruzione della qualità dell’aria e del rumore nelle vicinanze, il tutto affinché Musk possa alimentare Grok, il suo “large language model” a tratti nazista).
La rapidità con cui i miliardari, un tempo vicini ai democratici, si sono schierati con Trump nel 2024 è stata sbalorditiva. «Non credo che la fase in cui Mark Zuckerberg sembrava preoccuparsi profondamente della democrazia e del cambiamento climatico fosse autentica», afferma Klein. «Lui si trasforma in qualunque cosa sia vantaggiosa per i suoi affari. Personaggi come Thiel e Musk, che hanno una vera ideologia, sono più facili da capire rispetto a personaggi come Bezos e Zuckerberg, nei quali sembra proprio che non ci sia alcuna sostanza: sono solo tipi poco interessanti che sono diventati incredibilmente ricchi». Klein è solo marginalmente interessata a quale combinazione di eventi abbia plasmato questi uomini, molti dei quali sono stati forgiati durante il boom delle dotcom, quando venivano venerati come divinità, raffigurati sulla copertina della rivista Time su troni d’oro. C’è un elemento di rabbia dell’ego, per il fatto che non siamo abbastanza riconoscenti. In definitiva, però, «concludiamo il libro affermando che la ricchezza ha di per sé effetti alienanti. Ti trasforma quasi inevitabilmente in un suprematista perché gli esseri umani sono creature fatte di storie e hai bisogno di una storia per razionalizzare: perché proprio tu? Perché possiedi così tanto in un’epoca di tanta indigenza e bisogno? E l’unica storia possibile a disposizione è che ci sia qualcosa in te che lo legittima».
C’è una nuova vena provocatoria nei discorsi dei super-ricchi: eugenetica esplicita e islamofobia, uno spietato compiacimento dinanzi alla prospettiva che l’IA spazzi via i nostri posti di lavoro. Sembra quasi che ci stiano sfidando a ribellarci, solo per poter dimostrare che la ribellione è inutile.
Su questo punto, però, Klein non sarebbe d’accordo. Non è al di là delle nostre possibilità collettive costruire un movimento per il disarmo della ricchezza, o un movimento per il disarmo tecnologico. Lei prende ad esempio i fratelli Pearson, KeShaun e Justin, che si oppongono al data center Colossus 2 di Musk a Memphis: «il modo in cui radicano così consapevolmente la loro lotta nella storia del movimento per i diritti civili e del movimento per la giustizia ambientale a Memphis, riallacciandosi alle persone un tempo ridotte in schiavitù che costruirono Boxtown. È qui che Martin Luther King fu ucciso, assassinato dopo aver marciato con i netturbini a Memphis». KeShaun Pearson guida la «Memphis Community Against Pollution», che ha ottenuto importanti vittorie contro gli oleodotti e lo sversamento industriale di sostanze chimiche cancerogene, e ora si sta mobilitando contro i data center. Justin è candidato al Congresso.
In End Times Fascism, Klein e Taylor riprendono il concetto di “Jetztzeit” di Walter Benjamin, letteralmente “tempo presente”, un momento così carico dello spirito e dell’urgenza della rivoluzione da mobilitare l’energia di tutti i movimenti che lo hanno preceduto. Ancora una volta, è un concetto poetico, ma è anche letterale, osservabile. Se vogliamo opporci a questa nuova corrente fascista, dobbiamo davvero darci da fare. «Non sono solita usare questo linguaggio, cerco di essere misurata, ma penso di essermi guadagnata il diritto di alzare i toni», afferma. «Nel momento che stiamo vivendo, la gente è davvero infuriata e, per quanto si possa essere arrabbiati, non è mai abbastanza. Perché c’è qualcosa di profondamente grave nel non credere più nel futuro, nel non vedere alcun valore nella nostra casa comune, nel mondo naturale. Sono traditori del creato».
A Klein non mancano certo i motivi per lottare. «Ho scelto di vivere a stretto contatto con la natura in una zona piuttosto selvaggia della Columbia Britannica», dice. «Nelle notti buie, il cielo è un manto di stelle. E ora vediamo tantissimi di quelli che chiamo “insetti spaziali di Elon” [i satelliti Starlink] che strisciano nel cielo. Lui vuole moltiplicarli per cento. Chi gli ha dato il diritto di farlo? Chi gli ha dato questo diritto? È proprio qui che trovo la mia rabbia. Mi arrabbio tantissimo per le stelle. Mi arrabbio tantissimo per le orche. Mi arrabbio tantissimo per Gaza. Altre persone troveranno altrove la loro rabbia. Dobbiamo trovare i luoghi del nostro più profondo amore e lottare con tutte le nostre forze».
(The Guardian, 12 settembre 2026. Traduzione di Silvia Marastoni)