Rimettere a posto le priorità
Cettina Tiralosi
3 Luglio 2026
Ho incontrato in un luogo rinomato di femministe di Catania, allora chiamato Se-No e poi Centro Agave, e successivamente Associazione Città Felice, la rivista Via Dogana alla sua prima uscita nel giugno 1991, e da allora non l’ho più lasciata, attraversando tutte le avventurose imprese della politica delle donne del Pensiero della Differenza Sessuale che ci hanno contraddistinte. In quel contesto e negli incontri di redazione della rivista ho conosciuto Luisa Muraro, Lia Cigarini e il mondo della Libreria delle donne di Milano.
A quel tempo, come studente del Dipartimento di Matematica dell’Università di Catania, ero particolarmente sensibile alla critica femminista della scienza e perciò mi interessavo di epistemologia della scienza che, come sa chi ha pratica scientifica, è una parte molto insidiosa della filosofia, poiché è risaputo che la scienza è strettamente correlata all’andamento delle imprese militari e all’andamento dei profitti delle imprese di mercato.
A partire da quel desiderio, la mia pratica del Pensiero della Differenza Sessuale resta sempre una pratica politica tuttora valida in quella capacità di interrogarsi, ovvero di interrogare il piacere, la felicità, il comportamento inconscio e tutto ciò che resta coscientemente realizzato, come soggetto agente al presente, laddove mi trovo, con chi mi trovo, in contesto, nelle condizioni e nelle possibilità di restare viva, a dispetto di chi ama invece tramutare in oggetto inerte, tutte le cose del mondo, sia animate che non animate.
Il patriarcato trova fertile terreno sia nelle imprese militari che in quelle di mercato, e si ripropone con forme diverse ma sempre con la stessa sostanza, costituita prevalentemente da dimostrazioni di forza: le donne come gli uomini possono decidere di esercitarla o no. Niente altro che questo rappresenta per me semplicemente il fare la differenza, per restare umane e non cedere alle insidie dell’incoscienza.
Qualsiasi tipo di lavoro è un servizio alla comunità, e chiunque lo espleti è in gioco e sa distinguere bene la differenza tra dare un servizio (nel pubblico o nel privato che sia) e l’esercizio di un seppur minimo dominio da infliggere, anche attraverso le più aggiornate sevizie informatiche, alla comunità intera.
Così la guerra è la più diffusa e capillare modalità in cui emerge esplicitamente un ordine delle cose esploso oramai stretto nella morsa delle ripetitività senza senso. La guerra mostra non solo il punto di rottura di un ordine della ripetizione insensata delle cose, ma è l’esplosione delle strutture istituzionali irrigidite da abitudini ossessive e norme senza più contatto con la realtà delle cose umane.
In questo dis-ordine esploso, il mio compito quotidiano è, dove occorre, rimettere a posto le priorità, e fare in modo che riemerga l’umanità affinché non resti inerme, muta e sommersa, ma che resti viva, rigogliosa e prodigiosa.
Sto sempre all’erta su questo baratro, sul quale si apre un vorticoso abisso fatto di abitudini e comportamenti di donne e uomini che sembrano non potere cambiare mai.
Esercito tuttora la mia differenza in ascolto e con-tatto, i due sensi più trascurati nell’andamento del dominio delle immagini, dove anche il sapore e l’odore scompaiono, e lasciano spazio solo alla visione e all’immaginazione fuorvianti del tipico stile di vita pornografico.
Cosa differente è lo sguardo attento e di cura rispetto alla visione per evasione e alla fantasia, quello sguardo che fa uscire dall’ombra e dall’oblio delle misconoscenze, che fa uscire dall’attribuzione di valore misogino e competitivo neoliberista che viviamo attualmente in società senza limiti nel raggiungimento di obiettivi a tutti costi umani e delle cose, come ci si spinge attraverso la modalità e l’uso del drone.
Nella pratica artistica di pittrice ho sempre modo di esercitare e tenere vivo questo sguardo verso la realtà che mi circonda, restando sensibile alle criticità alle quali ci espone ciò che succede nell’economia e nell’organizzazione sociale della massima performatività.
Lia e Luisa a un certo punto annunciarono esplicitamente a tutte che da tempo immemorabile il momento della differenza sessuale è già arrivato, molte e molti vivono tuttora sotto le macerie del patriarcato perciò occorre molta pazienza a non scoraggiarsi, a fare ordine simbolico dell’amore femminile della madre e dare un taglio netto con il passato delle maldicenze sulle donne.
Studiando le innumerevoli scrittrici che sono emerse e che emergono ancora in tutti campi del sapere, ho intrapreso questo percorso ritrovandomi tuttora in libere conversazioni con donne e uomini, luoghi di imprescindibile esistenza simbolica lontani da quelli previsti come accademici, istituzionali e associativi.
Il mondo con le sue tecnologie e istituzioni del controllo, perde colpi e mostra le sue crepe proprio lì, nel luogo delle libere conversazioni: spegniamo cellulari, usiamo carta e penna, libri stampati e cibo locale a km zero. Le dicerie dell’untore ai quale il cosiddetto mainstreming, ovvero l’orientamento dominante, ci vuole abituare, non le ascoltiamo affatto, ma sviluppiamo insieme il proprio sentire, il comune senso della vita.
Questa irrinunciabile eredità ci hanno lasciato Lia e Luisa e tocca a ciascuna di noi custodirla nella propria originalità e autenticità, proprio come facciamo già con Virginia Woolf, Carla Lonzi e le altre, senza essere passive ripetitrici, ma abili, vivaci e ingegnose cultrici dell’essere donne sapienti del e nel proprio tempo.
La libertà è tutta nelle nostre mani. Coraggio e pazienza: fili sapienziali che si intrecciano e prendono forme spesso impreviste ma adeguate e risolutive nel contesto. Spunteremo la lancia che ci si presenterà, anche questa volta, come sempre, con giochi di composizioni di parole, immagini e musica, e tutti gli strumenti a disposizione che troveremo laddove abitiamo, come succede da quando esiste il mondo che si fa e si disfa, restando vive e felici.