Luisa Muraro e Lia Cigarini, un sodalizio per tutta la vita e oltre
Franca Fortunato
21 Giugno 2026
A distanza di qualche mese dalla morte di Lia Cigarini, il 13 giugno è morta anche Luisa Muraro. Due grandissime donne del femminismo della differenza sessuale, della libertà femminile. Entrambe ci hanno lasciato una ricchezza enorme di pensiero, di idee, di scritti, di libri da leggere, rileggere, studiare e trasmettere alle nuove generazioni di donne e uomini che poco o nulla o male sanno di loro e del pensiero e delle pratiche politiche del femminismo della differenza. Femminismo che ha portato le donne fuori dal patriarcato rendendole libere quali soggetti pensanti e parlanti. Libere di autodefinirsi, di pensarsi a partire da sé in relazione con un’altra donna. Se la mia generazione è nata emancipata quella delle giovani è nata libera, grazie a donne come Muraro e Cigarini, a cui essere grate. Grande è il dolore di chi, come me, le ha conosciute non solo leggendole ma anche ascoltandole nei luoghi della politica delle donne come la Libreria delle donne di Milano che, insieme ad altre, hanno fondato nel 1975. Al dolore si unisce tanta gratitudine e riconoscenza per due donne che hanno speso la loro vita per aprire nuove strade di pensiero e di pratiche di relazioni tra donne e tra donne e uomini, per un senso libero dell’essere donna e dell’essere uomo.
Luisa Muraro con il suo libro “L’ ordine simbolico della madre” ci ha insegnato l’amore femminile per la madre come riconoscenza e gratitudine per la donna che ci ha messe al mondo e per tutte quelle donne (madri simboliche) che, come lei e Lia, ci hanno dato qualcosa di essenziale per la nostra vita. Muraro è una delle più grandi pensatrici del nostro tempo. Una filosofa a cui piaceva, sin dall’infanzia, scrivere. Tanti i libri che ci ha lasciato, tra cui quelli sulle mistiche e la loro libera ricerca di Dio. Una tradizione, questa, andata perduta. Una scrittura, la sua, sorgiva dal pensiero della differenza sessuale e dalla politica delle donne, stando in una relazione di scambio e di confronto con Lia Cigarini. Un sodalizio il loro durato oltre la vita. Più volte le ho viste all’opera e ogni volta entrambe, con le loro parole, illuminavano e aprivano a nuove riflessioni, a nuovi pensieri, spingendo in avanti la discussione. Erano esigenti. Non ammettevano discorsi superficiali o approssimativi. Quando, nei primissimi anni Settanta, Muraro incontra Cigarini, che era già una femminista, lei aveva alle spalle anni di impegno politico nel movimento per la pace in Vietnam e nel movimento studentesco. Aveva partecipato all’occupazione dell’università La Cattolica, dove si era laureata in filosofia della scienza, e questo le costò la perdita della possibilità di intraprendere la carriera accademica, come racconta a Clara Jourdan nel libro intervista “Esserci davvero” a cura della Libreria delle donne di Milano: «Appena laureata mi hanno chiesto di restare in università, e di fare carriera accademica lì. Però è scoppiato il Sessantotto e allora hanno cambiato idea, tranne il mio professore il quale (…) ha voluto tenermi come assistente volontaria (allora c’era questa figura)». Non ha mai avuto una cattedra ma, dopo un breve passaggio nella scuola media, ha insegnato e fatto ricerca per trent’anni all’università di Verona dove, nel 1983, insieme ad altre, legate alla politica delle donne e al pensiero della differenza sessuale, ha fondato la Comunità filosofica femminile “Diotima”. Nel 1991 fondava la rivista della Libreria delle donne Via Dogana2, che ha voluto continuasse con Via Dogana3 online. Muraro non solo amava scrivere ma anche “aiutare altri a dire meglio” quando sentiva che c’era “qualcosa di importante”. Maestra di scrittura, insieme a Clara Jourdan, dal 2007 al 2017 ha portato avanti una “Scuola di scrittura pensante”, divenuta nel 2020 “Scuola di scrittura politica per aiutare a pensare la politica delle donne, che interagisce con il mondo globale”. È poca cosa quello che ho scritto per onorare una donna grande come Luisa Muraro, che ho amato, e amo, tanto. Grazie Luisa, grazie Lia.
(L’Altravoce il Quotidiano, rubrica “Io Donna”, 21 giugno 2026)