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La morte di Luisa Muraro lascia un vuoto difficile da nominare. Non soltanto perché scompare una delle più importanti pensatrici del Novecento e di questo primo scorcio di secolo, ma perché viene meno una figura che per molte e molti è stata insieme maestra, interlocutrice, misura e orientamento.

Una figura che ha attraversato anche Palermo, dove è venuta più volte su invito della Biblioteca delle donne e del Centro di consulenza legale UDIPalermo, per presentare i suoi libri, partecipare a incontri e seminari.

Colpiva il rigore del suo pensiero, sempre esigente e mai accomodante. Colpivano anche la sua capacità di ascolto e la generosità con cui metteva in circolo idee, intuizioni e domande. Non parlava da un sapere già concluso: piuttosto dalla passione di chi continua a cercare, insieme ad altre, parole capaci di dire il reale.

Il suo lavoro ha segnato profondamente il pensiero contemporaneo perché non è nato dall’elaborazione di un sistema teorico astratto, separato dalla vita. È nato dentro l’esperienza del femminismo, nelle pratiche politiche delle donne, nelle relazioni, nei conflitti, nelle scoperte che quel movimento ha reso possibili. Per Luisa il femminismo non è stato un tema da studiare né un settore particolare del sapere: è stato il luogo a partire dal quale il pensiero ha preso forma e si è trasformato. Da qui si comprende come il pensiero non si separi dal luogo in cui prende parola, e come quel luogo ne modifichi il senso.

Ha insegnato a generazioni di donne a dare credito alla propria esperienza, a riconoscere che la relazione non è un fatto secondario o privato, ma una condizione fondamentale dell’esistenza umana; che la lingua non è uno strumento neutro, ma il luogo in cui si forma il senso del mondo; che l’autorità può esistere senza dominio e senza potere.

Tra i suoi libri, L’ordine simbolico della madre segna una svolta decisiva. In quelle pagine Muraro mette in questione l’idea di un soggetto autosufficiente, riportando al centro la relazione originaria con la madre come ciò da cui ciascuna e ciascuno prende avvio. Nessuna e nessuno viene al mondo da sé: si nasce dentro una relazione e si entra nel linguaggio attraverso una voce ricevuta. In questa esperienza originaria, non riconosciuta nel suo valore simbolico, Muraro indica una condizione che riguarda tutte e tutti.

Non era una questione soltanto teorica: per molte il pensiero di Luisa Muraro ha aperto un diverso rapporto con la propria esperienza e con le parole necessarie a nominarla.

È stata una maestra nel significato più profondo della parola: non perché offrisse risposte definitive, ma perché sapeva aprire domande che cambiano il modo di stare al mondo.

Aveva il raro dono di rendere più esigente il pensare e insieme più libera la vita.

La salutiamo con dolore profondo, sapendo che il modo migliore per onorarla non è custodirne il ricordo come qualcosa di concluso. È continuare a fare ciò che lei ci ha insegnato: partire dall’esperienza, cercare parole vere, affidarci a ciò che tiene insieme le vite, andare più a fondo nel presente.

(Pressenza, 14 giugno 2026)