“Presidenta, questo è il suo Mondiale”, esclamano le madri delle persone scomparse nel loro giorno di lotta
Eliana Gilet
10 Maggio 2026
«Negli ultimi quattoridici anni, la festa della mamma ha assunto un nuovo significato in Messico: le madri e le famiglie delle persone scomparse hanno contrassegnato questa data come un giorno di lotta per la verità e la giustizia per i propri cari», scrive il sito di informazione desinformemosnos.org, che riporta le iniziative del Centro per i diritti umani delle donne (CEDHM) nello Stato di Chihuahua e dai collettivi Junax k’otantik e delle Madres Buscadoras de los Altos de Chiapas nell’omonimo Stato. Due esempi delle molte altre analoghe azioni che le madres buscadoras [‘madri alla ricerca’, ndt] organizzano in altri Stati del Paese o attraversandolo, ispirate da quella nel 2004 ha “inaugurato” questa forma di lotta (alla ricerca di figlie, figli o altri familiari scomparsi lungo le rotte che da diversi Parsi centroamericani portano agli Stati Uniti), la Caravana de Madres de Personas Migrantes Desaparecidas.
Riportiamo l’articolo che descrive l’esperienza del Chihuahua.
Silvia Marastoni
[…] «Noi madri ci giochiamo la vita cercando i nostri desaparecidos», recitava uno degli striscioni che le madri portavano durante la manifestazione guidata dal collettivo di Chihuahua, Centro per i diritti umani delle donne (CEDHM), le quali hanno denunciato che le famiglie «sono parte della tragedia nazionale».
Con più di 130mila persone scomparse negli ultimi vent’anni, il Messico sta vivendo la più grande crisi di diritti umani del continente americano, che ha spinto le Nazioni Unite ad avviare l’iter per portare lo Stato davanti alla propria Assemblea Generale, con l’obiettivo di ottenere progressi nelle ricerche e nella giustizia. Questa crisi ha assunto una visibilità maggiore di fronte alla determinazione delle famiglie nel denunciare che la prossima Coppa del Mondo si giocherà in un Paese che non garantisce la sicurezza e il diritto alla vita della sua stessa popolazione.
«Non ci sono fondi per gli scomparsi, ma ci sarà un Mondiale. Presidenta, il suo Mondiale è qui, siamo noi!», ha esclamato una delle madri presenti durante l’evento che ha occupato la scalinata dell’Angelo dell’Indipendenza. Poi, ha chiesto alla gente di alzare le mani come fanno i tifosi e, imitando il coro calcistico, ha gridato: Giustizia!
Silvia Ortíz de Sánchez Viesca, madre di Fanny Sánchez Viesca – scomparsa il 5 novembre 2004 all’età di sedici anni a Torreón, Coahuila – ha raccontato a Desinformémonos che «il motivo per cui ora siamo qui è l’indifferenza e l’insensibilità dell’attuale governo. Vuole cancellare completamente i nostri scomparsi e non lo permetteremo».
Con lo striscione ricamato con la frase «finché la fiamma sarà accesa» e il ritratto di sua figlia Fanny, Silvia Ortíz ha detto: «Ora più che mai abbiamo bisogno che si mettano al lavoro, che li cerchino! Che smettano di fingere! Devono trovarli tutti, che al governo federale piaccia o no».
La famiglia di Fanny è stata fondamentale, insieme al collettivo Grupo Vida, nel ritrovamento e nell’analisi del più grande campo di sterminio scoperto fino a questo momento, nel fondo rurale (ejido) di Patrocinio, Coahuila: «Non è possibile che dobbiamo essere noi madri a dover uscire a cercare, non è possibile che dobbiamo essere noi madri a dover scavare e trovare».
Ha spiegato che attualmente stanno subendo persino un taglio dei fondi, degli agenti di polizia e dei pubblici ministeri incaricati del caso: «Tagliano molto e noi abbiamo bisogno di più, non ci sono fondi nemmeno per l’identificazione». Ha aggiunto che solo il Grupo Vida ha rinvenuto una tonnellata e mezza di resti ossei che, nella maggior parte dei casi, non sono stati identificati proprio per la mancanza di risorse.
Riguardo alla possibilità di portare il Messico davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Silvia Ortíz ha espresso il suo pieno sostegno alla procedura: «Spero sia un modo per fare pressione sul governo, perché al Messico non importa e non ha risposto chiaramente. Noi abbiamo bisogno che ci ascoltino davvero, che ci sostengano, che ci difendano da questo governo totalmente inadempiente».
[Una lotta che coinvolge] Anche i padri e gli assassinati
Atanasio Piña è il padre di Yudisthir Piña Villarruel, detto “Nimai”, scomparso il 30 settembre 2024 a Città del Messico e ritrovato senza vita dalla sua famiglia un mese dopo, presso l’istituto di medicina legale di Cuautitlán Izcalli, nello Stato del Messico. Piña si è unito alla mobilitazione per dare sostegno e solidarietà alle madri, alle sorelle e alle intere famiglie che continuano le ricerche. «Anche se sono un padre, provo la stessa cosa. E sfortunatamente viviamo in un Paese in cui regna l’impunità. […] per questo è importante manifestare oggi». […]
Partitella solidale
Molte delle madri indossavano magliette da calcio che avevano modificato inserendo i volti dei propri figli e la frase «dove sono?» sulla schiena. La frase «E quando le/gli scomparse/i?» è stata impressa con le bombolette spray sopra un cartellone pubblicitario della Coca Cola che copre da cima a fondo l’angolo tra Reforma e Insurgentes. C’erano anche cartelli […] con slogan come «La vera partita aperta del Messico è trovare i suoi scomparsi» e «abbiamo urgente bisogno di gol che ci portino a trovarli».
La rivendicazione a favore della verità e della giustizia per le oltre 133mila persone che risultano scomparse nel Paese in questo momento si è trasformata in una delle principali proteste dei movimenti che rifiutano lo svolgimento dei Mondiali di calcio in Messico, a giugno di quest’anno. Questo 10 maggio, mentre le madri prendevano la parola all’Angelo, l’Assemblea per i Beni Comuni e contro la Guerra ha organizzato una partitella su viale Reforma, tracciando un campo da gioco con la calce sull’asfalto e lo slogan: «Fino a trovarle/i!»
Titze Malambé è un’artista e musicista che partecipa all’Assemblea. In un’intervista con Desinformémonos ha ribadito che «Non c’è lotta più importante in questo momento, in Messico, della lotta delle madri per trovare gli scomparsi. Di fronte all’indifferenza dello Stato verso queste lotte […] è necessario sostenerle fisicamente e collettivamente, perché questo è un tema trasversale, che ha a che fare con questo sistema capitalista in cui ci troviamo, con la presunta guerra al narcotraffico e, in generale, con la necropolitica dello Stato».
Alla partitella si sono uniti alcuni giovani, e anche madri e familiari hanno giocato una breve partita a calcio da strada in segno di protesta […].
«Ritornano i fantasmi di Díaz Ordaz e del ’68 quando si organizzano questi grandi eventi a scapito del sangue dei popoli in resistenza. Di per sé, la partita di calcio è la cosa meno importante; ciò che comporta la realizzazione di eventi di questo tipo è l’arrivo di politiche di repressione, militarizzazione, securitizzazione, turistificazione e spoliazione in cui siamo immersi, e che rappresentano chiaramente questa situazione con le sparizioni», ha concluso.
(Desinformemonos.org, 10 maggio 2026)