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La figura della pioniera del modernismo, autrice della Villa E.1027 affacciata sulla costa di Roquebrune Cap Martin, che ossessionò Le Corbusier

Eileen Gray, artista irlandese, classe 1878, riconosciuta e consacrata quasi novantenne tra le pioniere del design e dell’architettura del ventesimo secolo, è la protagonista della seconda biografia illustrata (dopo Charlotte Perriand) scritta da Gisella Bassanini e Giovanna Canzi, disegnata da Giuseppe Giacobbe, con la postfazione di Beppe Finessi, pubblicata nella collana «Fuori dall’ombra. Le pioniere del design e dell’architettura del Novecento», dedicata alle donne da riscoprire.

Bassanini, a sua volta architetta e docente di Architettura del Politecnico di Milano, ha fondato con altre studiose il Gruppo Vanda, la prima comunità scientifica italiana impegnata fra il 1990 e il 2000 proprio nella valorizzazione del contributo delle donne alla cultura del progetto. Il volume bilingue, italiano-inglese, edito da marinonibooks, casa editrice indipendente di «libri con le figure», con il progetto grafico di studio òbelo, ripercorre i momenti salienti di una vita fuori dal comune per l’epoca e dei suoi progetti. Una figura riservata e indipendente, autonoma, ribelle, libera e anticonformista. Sull’elegante copertina cartonata in tela il profilo di Eileen Gray realizzato con un tratto minimale ispirato alla foto che le scattò Berenice Abbott.

All’interno, oltre sedici pagine centrali illustrate da Giacobbe, dal segno grafico pulito e raffinato. I disegni ritraggono lei e gli oggetti che ha progettato, le case, gli spazi. Architetta a lungo dimenticata emerge in questo racconto quasi inedito. Riportata alla luce grazie anche al recente film E.1027 Eileen Gray e la casa sul mare di Beatrice Minger e Christoph Schaub, una forma che mette insieme documentario, finzione e messa in scena teatrale, che racconta la storia della villa modernista progettata da Gray fra il 1926 e il 1929, dopo aver conosciuto il critico Jean Badovici a cui l’ha dedicata. Bianca, dalle linee nette e grandi vetrate, piena di luce, affacciata sulla costa di Roquebrune Cap Martin, raggiungibile solo a piedi lungo il vecchio sentiero dei doganieri, un modello di architettura che desta interesse, o più probabilmente invidia, da parte dell’architetto Le Corbusier che ne rimane ossessionato. Tanto che qualche anno dopo, quando Gray lascia la casa, dipingerà alcuni affreschi sulle pareti candide quasi per sfregio, un atto prevaricatore: oltre a rovinare il progetto e la pulizia dell’edificio, si fa fotografare davanti a quei murales facendo pubblicare le immagini per alimentare il malinteso di essere lui stesso l’autore del progetto.

Gray si occupa anche degli interni: tappeti, luci, mobili, serramenti. È aristocratica, figlia di una baronessa e di un pittore, e dopo gli studi a Londra si stabilisce a Parigi dove inizia la carriera aprendo un laboratorio di produzione di tappeti. Viaggia in Nord Africa per apprendere dalle donne arabe la tessitura e la tintura della lana con colori naturali.

Impara a lavorare la lacca da un maestro restauratore giapponese, realizza mobili, lampade. Incontra Chatwin che le farà una lunga intervista e sarà ispirato da lei a intraprendere il suo viaggio in Patagonia, è apprezzata da Joyce, Schiapparelli e Saint Laurent. Per lo stilista francese Jacques Doucet realizza un paravento che nel 1972 viene battuto all’asta per una cifra da capogiro portandola alla ribalta. Nell’arco della sua vita costruirà diverse case, tutte accomunate dall’equilibrio fra spazi e forme e in cui presta molta attenzione a chi le abita.

Solo nel 2000 la sua opera E.1027, gioiello di architettura moderna, viene dichiarata monumento storico dal governo francese e restaurata. Eileen Gray prima di morire elimina tutto ciò che riguarda la sua vita privata, anche per questo resta tuttora una figura enigmatica. Quel che è rimasto dei progetti è conservato nell’archivio al National Museum of Ireland di Dublino. Solo nel 1968 sulla rivista Domus il critico Joseph Rykert le dedica un omaggio definendola pioniera del design. Donna aristocratica ed emancipata, Eileen Gray muore nel 1976. Il libro, dalla grafica e le illustrazioni raffinate, permette di approfondire la figura di un’architetta che ha vissuto restando sempre un passo indietro.

(il manifesto, 12 maggio 2026)