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Le voci del gruppo pacifista Mai Indifferenti: “La retorica vittimistica di una parte della Comunità non aiuta ma incita l’odio”

Una critica interna che attraversa una parte del mondo ebraico milanese e rompe la narrazione compatta emersa dopo il 25 aprile. Mentre la Comunità ebraica parla di “esclusione” e di “antisemitismo”, altre voci dal movimento “Mai indifferenti – Voci ebraiche per la pace” raccontano una giornata diversa, segnata da consenso e condivisione. «Noi – spiega Beatrice Stampa, 65 anni, assistente sociale – siamo scesi in piazza senza bandiere israeliane, con striscioni per il cessate il fuoco. Siamo stati applauditi, e mai insultati». Una presenza che, sottolinea, ha intercettato consenso: «Il nostro è un messaggio che funziona, contro tutte le guerre e contro tutti i fascismi. Le persone si riconoscono nel nostro messaggio». Un’impostazione che rivendica anche la presa di distanza netta dalle scelte e dalle guerre del governo israeliano: «Critichiamo quelle politiche, come fanno anche molti cittadini in Israele. Il nostro è un posizionamento chiaro: ebrei contro la guerra».

Sulla stessa linea Eva Schwarzwald, nota voce critica verso la dirigenza attuale della Comunità ebraica di Milano, che contesta la modalità di partecipazione al corteo da parte della Brigata: «Era stato concordato con Anpi di non portare bandiere di Israele. Invece nello spezzone della Brigata c’era un insieme eterogeneo, con simboli politici e presenze provocatorie». Per Schwarzwald, la tensione è stata anche il risultato di scelte istituzionali: «La questura ha gestito male la situazione». La presenza degli ebrei pacifisti, racconta, è stata senza incidenti: «Avevamo striscioni contro il fascismo e per il cessate il fuoco. Siamo stati persino più applauditi dell’anno scorso. C’è una retorica vittimistica di una parte della Comunità ebraica che non aiuta. Anzi è proprio questa retorica a incitare l’odio. Questo clima ha rovinato un’importante giornata di lotta e di valori». A questa critica si aggiunge quella di Saby Fresko: «La Brigata ebraica ha tutti i diritti di stare in quella manifestazione. Ma ciò che rappresenta oggi non è più quello spirito». Per Fresko, la presenza di bandiere israeliane è stata «una provocazione in un contesto antifascista», aggravata da alleanze simboliche: «Stare insieme a gruppi con foto di Trump e Netanyahu significa approvare ciò che accade in Iran, Libano, Cisgiordania». Una distinzione netta tra memoria e uso politico: «Dovremmo essere noi come ebrei per la pace, a rappresentare la Brigata ebraica». E sugli episodi di insulti: «Ci sono stati, ma da poche persone. Usarli per descrivere tutto il corteo è un utilizzo opportunistico».

Anche il giornalista Gad Lerner interviene, criticando l’uso politico della Brigata: «Accusare l’Anpi di antisemitismo è grottesco. Si mortificano i valori della Resistenza. Si rivoltano nella tomba gli antifascisti della prima ora e i partigiani ebrei che avevano già sacrificato la vita ben prima che, nell’aprile 1945, la Brigata ebraica sbarcasse in Italia. Farne un uso strumentale per scopi che nulla hanno a che fare con il 25 Aprile è faccenda recente che mortifica i valori sempre attuali della Resistenza».

(la Repubblica, 26 aprile 2026)