Elogio funebre per Lia Cigarini
Laura Colombo
24 Aprile 2026
Il 24 aprile 2026, alla Libreria delle donne di Milano, si è tenuto il funerale laico di Lia Cigarini. Pubblichiamo il discorso pronunciato in apertura.
Buongiorno a tutte e a tutti.
Iniziamo questo momento di saluto e di riconoscenza a Lia Cigarini, che per un’ultima volta si trova qui, nella sua e nostra Libreria delle donne.
Lia non amava parlare di malattie e malanni, e tantomeno della morte. Per questo oggi siamo qui a salutarla, sì, ma vorremmo fare di questo incontro che riunisce amiche, compagni, conoscenti, donne e uomini che l’hanno incontrata, letta, ascoltata, amata, discussa anche un’occasione di celebrazione mondana, di riconoscimento vivo.
Questo, credo, le sarebbe piaciuto. O almeno avrebbe partecipato con quel suo sorriso trattenuto, un po’ complice e un po’ ironico, pronta a prendere le distanze da ogni eccesso di commozione.
Lia, non sarà certamente la grande ed epica festa di cui parlavi raccontando il funerale del tuo amico lord inglese della Camera dei Comuni, diseredato dalla famiglia perché comunista e marito della tua amica russa Tatiana. Ma stapperemo qualche bottiglia, alzeremo i calici a te, forse qualcuna o qualcuno prenderà anche un baby whisky, il tuo, e parleremo di te, di quello che ci hai dato, di quello che hai messo al mondo.
Io non posso condividere i ricordi delle grandi avventure politiche che hai vissuto con le tue amiche, quando in quel momento storico di straordinaria creatività sociale e politica avete cambiato il modo di stare al mondo delle donne, e insieme anche degli uomini.
Ma ti vedo qui, nella tua e nostra Libreria.
Ti vedo sul divanetto, allungata con la tua sigaretta, nelle lunghe ore di discussione sulla politica delle donne che, dicevi con Luisa Muraro, è politica per tutti.
Ti vedo nella quotidianità della vita della Libreria, nel lavoro continuo per far tornare i conti, sempre e da sempre sul filo del rasoio; nel richiamo insistente alla cura della materialità, perché la materialità non era per te una faccenda secondaria o minore. Era politica.
“Ma come, nessuna si interessa al bilancio?”, ti lamentavi. E avevi ragione, naturalmente, e lo sapevi benissimo.
Perché custodire questo luogo aperto sulla strada, farlo esistere concretamente, tenerlo in piedi, pagare l’affitto, discutere i conti, trovare le risorse, non è separato dal pensiero. È la condizione perché le relazioni possano accadere, perché la parola circoli, perché il pensiero e le pratiche trovino casa.
Ti vedo con Luisa Muraro, la tua compagna di una vita, senza la quale niente di quello che hai fatto, che avete fatto, sarebbe stato così potente e duraturo. Lo dicevi spesso: anche nelle situazioni più faticose basta essere in due per innescare cambiamenti, per creare libertà. Una parola esigente. Per te, materialista e atea, la libertà non è riducibile a un insieme di diritti civili e politici che, paradossalmente, la cristallizzano chiudendola. La libertà è qualcosa di più mobile, di inesauribile, ha, dicevi, “l’emozione dell’infinito, come il mare e il deserto”.
E in questo c’è moltissimo: la fiducia nella relazione come forma politica, l’idea che il mondo non si cambia da sole, né per masse indistinte, ma a partire da un legame, dalla parola scambiata, da una pratica che prende corpo e poi si allarga, fa mondo.
Oggi Luisa non può essere qui fisicamente, ma è qui vicina a noi. È qui con te, insieme a te, come lo è stata nella tua vita.
Ti vedo anche con la tua espressione stizzita, quando, senza parole ma con il gesto netto delle tue belle mani, dicevi: “Taglia”. Sopportavi poco le lungaggini, i discorsi che si ripetono, quelli che girano in tondo senza arrivare al punto. Avevi un senso molto preciso del tempo, e anche del pensiero: bisognava arrivare al nodo per andare avanti.
E allora chiudo ringraziandoti. Tanto. Perché non ci lasci davvero. Resta moltissimo di te: nella Libreria, nelle relazioni che hai generato, nelle parole che hai scritto, nelle pratiche che hai contribuito a scoprire, nelle donne che hanno trovato forza anche attraverso il tuo pensiero, e negli uomini che hanno saputo ascoltarlo.
Resta qualcosa di prezioso, materia viva da usare, discutere, rilanciare. Continueremo a nutrircene e a portare avanti la Libreria perché a partire da quello che hai lasciato possa ancora capitare altro.
Prima di passare la parola a chi vorrà intervenire, devo portare i saluti di Luciana Castellina, molto dispiaciuta di non poter essere qui, ma presente attraverso queste parole.