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Lia Cigarini fu per me rifugio nei tre anni che vissi con lei e altri suoi amici negli anni ’70, fu consigliera: mi indirizzò al fare la terapia analitica, e amica dolcissima per sempre. Confrontarmi con lei fu una abitudine rincuorante ancora oggi, che mi comunica gioia di vivere, per cui anche le cure si tollerano con speranza e ragionevolezza.

Lia veniva a casa mia a incontrare Daniela Pellegrini, sorella di mia madre, dormiva da lei, di fianco al mio appartamento, perché rischiava di perdere la gravidanza se camminava. Lia e Daniela sedevano in cucina, tutti i giorni al tavolo a scrivere il Manifesto del Demau, (Demistificazione autoritarismo maschile). Erano gli anni sessanta. Già prima loro si incontravano, e Daniela mi diceva a ripetizione di andare al Demau. Ci andai. Si finiva così a vedere il maschile come oppressione e la differenza femminile cambiava faccia: non uguaglianza come sembrava alle studenti come me; alle lavoratrici come tante, ma una condizione infingarda: di superiorità e inferiorità assieme perché per te gli uomini perdevano la testa e ti corteggiavano ma il loro riferimento erano gli uomini e potevi essere cooptata soltanto facendo quello facevano loro e per loro. Le delusioni non mancavano nella vita delle donne, promesse infondate di valore ed emarginazione appena si faceva coppia o ci si avventurava nel mondo del lavoro. Mille tradimenti sessuali e il tuo renderti conto che la dipendenza economica non è rassicurante se facevi famiglia.

Le due, il gatto e la volpe, chiamavano Daniela e Lia, si presentavano assieme alla fine degli anni sessanta e agli inizi dei settanta, ed erano sempre oltre il discorso delle altre. Più severe del pluralismo femminile e più personalmente ingaggiate nell’accogliere, con Rivolta femminile, l’assolo personale che osserva se stessa e si dice in un pensiero del tutto egoistico, quasi inaccettabile per l’educazione femminile alla oblatività, per l’abitudine delle donne a dare aiuto a chiunque sia a disagio. Il disagio altrui sta sul cuore delle donne ma hanno difficoltà a sapere che sta al posto del proprio. Non esistono le donne e non esisti tu, il soggetto inesistente si esprime negli altri e sarà dura la strada di vedersi quel niente che ci si sente in una società degli uomini. Ma Daniela e Lia ci spronarono a sentirci soggetti superiori agli uomini e a incontrarci tra noi per valorizzarci.

Qualche anno dopo fu Lia ad accogliermi in casa sua, con la dolcezza d’animo che la contraddistingueva, con la premura verso l’altra che non ho mai visto eguale e sostanziale. Alcune non la notavano per via che se era di politica che si parlava, Lia pensava di saperla così chiara che o le interessavi con la tua espressione, o ti superava nella ricerca di profondità innovativa, e la permalosità veniva lasciata a se stessa. O facevi le tue azioni o il lamento non era costruttivo. Così con Muraro, che fu la seconda alleata, la forza divenne duplice per attrattiva, una guida per tante. Altre personalità fecero le loro imprese, si cresceva nel mondo femminile in diversi modi e la curiosità e l’interesse per la valorizzazione delle donne è cresciuta enormemente nella società italiana.

L’adeguamento ad una politica omologante, quella maschile, priva di un’invenzione altra da quella burocratica, priva di rispetto per le donne e di ricerca espressiva della loro differenza non è ancora scomparsa, anzi ci tallona su iniziativa del potere economico e trova nella pigrizia alimento: l’intelligenza artificiale ti propone in ogni minuto d’affidarti a lei per dimenticare le tue capacità autonome. Allo stesso modo la naturalità della bellezza e dell’attrattiva corporea viene combattuta più di prima da tutti i media per far sentire le donne sempre inadeguate e dipendenti da un modello esterno a loro. Ma vincerà l’autenticità come ha vinto in me negli anni novanta la voce degli ambientalisti che chiamavano a confrontarsi con la natura, soggetto di un tale equilibrio da poter smantellare l’umanità intera. E vincerà anche la considerazione che il corpo ci parla, parla al pensiero, che ho accolto negli anni seguenti dal pensiero di Lia e della Libreria delle donne, perché Lia pensava dialogando con le donne in presenza, argomentando. La forza del proprio ascoltare se stesse nel confronto con tutti i soggetti che incontriamo e ci accompagnano è un motore di ideazione politica infinita. 

(http://www.libreriadelledonne.it/ 23 aprile 2026)