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L’intelligenza artificiale vive di impulsi elettromagnetici che viaggiano in frequenze attraverso antenne e ripetitori. Mettersi un’antenna in casa vuole dire essere a disposizione, più che avere vie di comunicazione. Se la spegni altri te la riaccendono, non sei tu a gestire le tue connessioni. Avevo contratti che usavano la linea telefonica direttamente (senza WI-FI) per il computer; per i caloriferi un addetto veniva una volta l’anno a rilevare i consumi invece di farmi attraversare lo spazio da raggi elettromagnetici ogni tot secondi, anche la sera e all’alba mentre dormo. È successo unilateralmente dopo anni: hanno acceso le antenne incorporate e non le spengono più. Da mio nipote si immettono le voci dell’intelligenza artificiale nelle nostre conversazioni. Aumenteranno le antenne in casa per molti scopi e non saranno più tacitabili, me lo hanno detto. Io lo chiamo “stupro” perché sono a conoscenza dei danni alla salute che gli impulsi elettromagnetici e le linee elettriche agiscono, me ne volevo tenere un poco protetta almeno in casa.

Ogni infrastruttura come ogni altro consumo ha costi soprattutto per il corpo, per la sua salute e quella di ogni forma vivente: facciamo mente locale. Il dominio è soprattutto una appropriazione di parte della salubrità degli organismi. Questa attenzione politica non è per nulla sviluppata in noi. La paura ci fa evitare di conoscere, ma ormai il femminismo deve varcare questa soglia.

Essendo sociologa, avendo fatto studi e ricerche sulla società, anch’io ho visto alla riunione di Via Dogana 3 (del 14 dicembre 2025) che il dominio diventa sempre più totalizzante, sempre più forte, e ci irretisce proprio nell’egoismo. Sanissimo l’egoismo di ciascuno, è evidente che ci sposiamo al lavoro sia per socialità che per attivarci, e bene se ci pagano. Ma quale egoismo possiamo contrapporre a questo che è vitale? La politica si deve porre il problema di come l’egoismo collettivo ci può unire con esiti positivi invece che negativi.

Studiando gli inquinanti di tutti i tipi, che vengono taciuti dal potere e da noi assorbiti, e ignorati per non avere troppe preoccupazioni, decisi che il massimo sfruttamento che tutti subiscono è quello della nostra salute. Penso che la salute fisica e quella mentale siano la cosa da indicare per un egoismo sociale e collettivo. Molte donne lo sanno e lo fanno di già.

La redazione aperta di Via Dogana 3 sull’intelligenza artificiale ha illustrato esempi politicamente negativi dello sviluppo e dell’impiego di questa tecnologia. Gli esiti sembrano essere lo sviluppo del dominio delle forze economiche teso a massimizzare i profitti di una parte della popolazione contro la maggioranza restante. È un dominio che si totalizza nei confronti della libertà delle persone, con il controllo reso possibile – aggiungo io – dall’estensione mondiale di una infrastruttura di antenne e ripetitori di onde elettromagnetiche imposta dal potere economico e finanziario.

Il consenso della popolazione è anch’esso obbligato nei fatti dall’organizzazione sempre più capillare di ogni comunicazione sociale, ma anche dall’entusiasmo personale e collettivo che ha suscitato questa nuova potenza tecnologica. Ne è complice la censura sui danni alla salute che la fitta rete di campi elettromagnetici procura, nella informazione autorevole delle istituzioni.

Anche il silenzio di tutti i partiti conta, questi evitano di farne contenzioso tra loro per l’enorme responsabilità che si troverebbero a dover gestire nell’andare controcorrente a un potere che ha travolto anche loro.

Molte ricerche scientifiche da anni affermano la gravità delle ricadute sulla salute.1

Il meccanismo utilizzato per tacitare le denunce della ricerca scientifica indipendente da quella finanziata dai produttori delle tecnologie è quello di imporre il superamento della metà più una delle ricerche complessive per dimostrare una ricaduta epidemiologica negativa. Non è sostenibile lo scalzare il dubbio e la probabilità che la metà delle ricerche dimostra, e che per legge dovrebbero far proteggere la salute pubblica con misure di prevenzione dell’implementazione di prodotti e infrastrutture di cui non sia dimostrata la innocuità. In pratica quelle finanziate dal potere e dai suoi sostenitori sono sempre abbondanti e affrettate: «Abbiano già assistito a come il nessun rischio dichiarato ad esempio per il DDT, i raggi X, la radioattività, il fumo, l’amianto, la BSE,l’esposizione a metalli pesanti, all’uranio impoverito, ecc. […] prima di una seriaconoscenza del fenomeno, abbia portato alla sofferenza di molti esseri umani» (Johasson2013). La tendenza speculativa tacita i risultati della ricerca sulle ricadute per la salutedi prodotti, infrastrutture e sostanze che molti medici e scienziati hanno raggiunto oaccetta di bilanciare i loro risultati con ricerche mal condotte proprio per non faremergere nulla (Tomatis 2007; Levis 2009; Johasson 2013; in Nappi Antonella, Le prospettive delle donne nella scienza possono essere politiche: la difesa della salute, Università degli Studi di Milano, in “Scienza, genere e società. Prospettive di genere in una società che si evolve”, a cura di Sveva Avveduto, Maria Luigia Paciello, Tatiana Arrigoni, CristinaMangia, Lucia Martinelli, 2015. Roma: CNR-IRPPS e-Publishing, doi 10.14600-1/43/978-88-98822-08-9).

Questa cultura che ignora i corpi e al contrario li sacrifica, persino se è il proprio, la ereditiamo dal dominio maschile, con l’ambiguità e l’ipocrisia. Il corpo paga il benessere economico e quello soltanto deve sostenere. Le cure delegate alle donne nel privato materiale dell’esistere sono rimaste fuori dalla politica pubblica e dal valore sociale. Hanno un enorme peso economico, ma se lo intesta il potere e lo consuma.

È su questa esclusione del valore dei corpi dalla politica pubblica che si deve insistere nel decostruire e ricostruire la cultura, la politica, l’organizzazione sociale.

L’assenza del corpo e della sua cura dal contenzioso politico è il problema che dobbiamo continuare a modificare descrivendo dove e come intervenire alla politica. La salute deve diventare un campo di informazione che obbliga la politica istituzionale a studiare e ricercare, a prendersi delle responsabilità.

  1. Si veda il sito BioInitiative Report: A Rationale for a Biologically-based Public Exposure Standard for Electromagnetic Fields (ELF and RF): è in continuo aggiornamento. Vedi anche il testo di Fabia Del Giudice Smart SMOG, Edizioni SI – Scienza e Ambiente.
    Io stessa ho fatto una pubblicazione: Le prospettive delle donne nella scienza possono essere politiche: la difesa della salute, Università degli studi di Milano, in: “Scienza, genere e società in una società che si evolve”, a cura di Sveva Avveduto, Maria Luigia Paciello, Tatiana Arrigoni, Cristina Mangia, Lucia Martinelli (2015). Roma: CNR-IRPPS e-Publishing (doi 10.14600-1/43/978-88-98822-08-9).
    Ancora, la Associazione Italiana Elettrosensibili | Associazione Italiana Elettrosensibili. Anche le ricerche dell’Istituto Ramazzini di Bologna, diretto da Fiorella Belpoggi, quest’anno insignita del titolo di Cavaliere al merito, dimostrano la cancerogenità dei raggi elettromagnetici e la loro incidenza moltiplicativa degli effetti degli altri inquinanti, sui ratti: Istituto Ramazzini – Cooperativa Sociale Onlus. Finanziate dallo Stato, non so se siano state rese pubbliche, aspettavano di esserlo dal 2015. (https://ilgiornaledellambiente.it/inquinamento-ambientale-inquinanti/inquinamento-atmosferico-mondiale-italia/inquinamento-elettromagnetico/./). ↩︎